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“Musici” ferraresi fra Settecento e primo Ottocento

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CESARE PATRIGNANI E PIETRO PARMEGGIANI

Cesare Patrignani – Nativo di Comacchio (Fe), il canonico Cesare Patrignani (1769-1838), seguendo i degni dettami della più alta fra le virtù cristiane, la mortificazione del proprio Io, si sottrasse sempre alla pubblica lode e fu invidiabile figura di uomo e sacerdote.
La naturale inclinazione alla musica lo condusse ad approfondire i suoi studi prima a Bologna, poi a Senigallia e quindi a Napoli al Conservatorio di Sant’Onofrio, dove divenne allievo del celebre Giovanni Paisiello.
Patrignani venne in seguito nominato Maestro di cappella dell’Apiro nella marca d’Ancona e più tardi di Montolmo (Macerata). Ritornato a Comacchio nel 1793, il magistrato del comune lo chiamò per qualche tempo a reggere la cappella locale.
Vestì l’abito ecclesiastico nel 1800. Da allora, pur consacrandosi alle opere di religione e di carità, si esercitò e compose molte musiche sacre, pervase di gusto squisito e idonee come poche altre ad ammantare convenientemente le varie preghiere della liturgia.

Pietro Parmeggiani – Originario di Cento (Fe), Pietro Parmeggiani (1806-1890) entrò all’età di diciannove anni come tenore nel gruppo musicale della cappella di San Biagio della città del Guercino. Quattro anni dopo ebbe inizio la sua carriera operistica, che lo portò a calcare i migliori palcoscenici della provincia italiana.
Poi, conclusa l’esperienza teatrale, si dedicò alla composizione di musiche sacre: L’inno di San Biagio, L’inno di San Michele arcangelo, i Gradi della passione di Gesù Cristo, le Litanie e tre messe concertate.
Durante la sua vita, Parmeggiani conseguì diversi premi in concorsi nazionali, come ad esempio all’“Esposizione delle arti cristiane” di Roma nel 1870, per la quale compose una raccolta di 366 versetti per organo.

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