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Nasce la cooperativa Girasole, lavanderia industriale di Comacchio

Tempo di lettura: 4 minuti

da: ufficio stampa Legacoop Ferrara

Nasce la cooperativa Girasole, la lavanderia industriale di Comacchio riaperta per iniziativa di lavoratori e Legacoop

«Quello dei workers buyout è un modello innovativo che consente ai lavoratori, che accettano la sfida e la responsabilità di diventare cooperatori, di mantenere attività altrimenti destinate alla chiusura». Con queste parole Andrea Benini, Presidente Legacoop Ferrara, ha presentato ieri (venerdì), in conferenza stampa, la lavanderia Girasole, nata col supporto di Legacoop Ferrara per iniziativa di 15 soci lavoratori, di cui 12 donne, prima dipendenti della lavanderia industriale di Comacchio (chiusa nel 2013 a seguito della riorganizzazione di Servizi Ospedalieri S.p.A., società controllata al 100% da Manutencoop). Costituita ufficialmente lo scorso 28 settembre, sarà in funzione da gennaio 2016. Per la realizzazione dell’operazione, fondamentale si è rivelato l’apporto finanziario di Coopfond (fondo mutualistico alimentato dal 3% degli utili annuali di tutte le cooperative aderenti a Legacoop) e di Cfi (investitore istituzionale partecipato dal Ministero dello Sviluppo Economico) che consentiranno l’investimento necessario ad avviare l’attività grazie ad un finanziamento e alla sottoscrizione di quote sociali. Circa 7mila chilogrammi al giorno di volume produttivo; 1 milione di euro il fatturato previsto per il primo anno di attività; 900.000 euro per impianti e macchinari all’avanguardia; capacità di soddisfare nel tempo, oltre che il mercato assistenziale e sanitario, anche quello turistico. Questi i numeri e i presupposti con cui debutta Girasole. «Si tratta di una scommessa promettente, resa possibile dallo spirito imprenditoriale dei lavoratori che hanno scelto di investire su di sé e sul territorio, grazie al supporto di una fitta rete di soggetti che, impegnandosi a collaborare, hanno dimostrato come il lavoro di squadra porti a risultati impossibili da ottenere individualmente». Questo il commento unanime espresso ieri in conferenza da Matteo Tomasi, Presidente della Cooperativa Girasole, Gianluca Laurini di Coopfond, Marco Corazzari della CGIL, Nicola Rossi, Vicepresidente della Provincia, Marco Fabbri, Sindaco di Comacchio, Marcella Zappaterra, consigliera regionale (delegata dell’Assessore Palma Costi), Giovanni Monti Presidente di Legacoop Emilia-Romagna e Roberto Bonora di Unindustria. Risale a fine 2013 l’apertura del tavolo regionale che ha visto la partecipazione di Provincia di Ferrara, Comune di Comacchio, Legacoop, Unindustria, organizzazioni sindacali, Servizi Ospedalieri e Manutencoop Facility Management. Tavolo in cui Manutencoop non solo si era impegnato a ricollocare i lavoratori nell’ambito delle società del Gruppo e nel vicino stabilimento di Ferrara, ma anche a commissionare e finanziare uno studio per indagare nuove opportunità di investimento nel territorio di Comacchio. Dai risultati è emersa la possibilità di mantenere attivo lo stabilimento, riorientando l’attività verso nuovi potenziali clienti anche fuori dall’ambito sanitario, e sono state avviate le procedure per costituire Girasole.
Workers Buyout:
Con il termine workers buyout o “impresa recuperata” si intendono le cooperative nate per iniziativa di dipendenti che rilevano l’azienda o un ramo di essa e riescono in questo modo a mantenere un’attività produttiva – altrimenti destinata alla chiusura – e il proprio posto di lavoro.
In Italia le esperienze di workers buyout sostenute da Coopfond sono più di 40, di cui 17 in Emilia-Romagna. Questo modello, di grande attualità in questa fase di crisi economica, può trovare attuazione nelle crisi aziendali, nei processi di ristrutturazione e in caso di difficili ricambi generazionali nelle imprese familiari.
Le strutture territoriali di Legacoop, attraverso lo sportello Start up e in accordo con i sindacati, supportano i lavoratori e futuri soci nella valutazione economica e sociale del progetto e, in caso di fattibilità, li accompagnano nel reperimento delle risorse finanziarie. Il capitale sociale versato dai lavoratori – solitamente costituito dalla buonuscita e dalla mobilità anticipata dall’Inps in un’unica soluzione – viene infatti raddoppiato da Coopfond, il fondo mutualistico alimentato dal 3% degli utili di tutte le cooperative iscritte a Legacoop, e Cfi, il Fondo partecipato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalle centrali cooperative.
L’Italia è l’unico Paese al mondo che, attraverso un’apposita legge – la legge Marcora del 1985, recentemente rifinanziata – disciplina e favorisce, anche economicamente, la costituzione di workers buyout, in virtù della comprovata efficacia di questa soluzione. Ricerche condotte sui casi italiani (Euricse, Le imprese recuperate in Italia, 2015) mostrano come talvolta le cooperative nate come workers buyout abbiano portato anche ad un miglioramento delle capacità produttive rispetto alle imprese d’origine, rafforzando così l’economia del territorio di riferimento.

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