31 Maggio 2017

Né con Renzi né con D’Alema: a sinistra riparte Campo progressista e dice no a inciuci e opportunismi

Redazione

Tempo di lettura: 5 minuti

A sinistra qualcosa si muove. E la direzione intrapresa, finalmente, sembra quella giusta. Campo progressista accelera il passo, conferma il suo fermo impegno per la rinascita di una forza politica che tenga ben saldi i valori fondanti della malconcia sinistra e sappia, sulla base di questi ideali, confrontarsi con le altre componenti interessate alla definizione di un progetto politico che propugna uno sviluppo concepito in senso civico e sociale e non economicista, che pone al centro della propria azione i temi del lavoro, dell’ambiente, della pace, dell’accoglienza e che si tiene al riparo da alleanze con chi difende gli interessi del capitale e innalza le bandiere del nazionalismo. No annunciato, in sostanza, a qualunque ipotesi di alleanza post-elettorale con Berlusconi (esito assai probabile in caso di affermazione del Pd di Renzi, intenzionato ‘obtorto collo’ a rinverdire la stagione delle larghe intese), e un fermo no pure alle piroette opportunistiche di D’Alema (e compagnucci) che dopo avere contribuito in maniera decisiva ad affossare la sinistra in Italia si propone ora come improbabile alfiere del suo riscatto. Insomma, il vuoto attuale a sinistra potrebbe essere colmato da una convergenza di soggetti attorno al progetto di Campo progressista che vede personalmente impegnati fra gli altri, accanto al’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ne è promotore, anche Laura Boldrini, ora Luigi Manconi, Claudio Fava, Miguel Gotor, forse Piero Grasso, Gad Lerner e magari domani pure Pippo Civati… (s.g.)

Ecco il documento-appello di Campo progressista:
No alle larghe intese, lavoreremo per una nuova casa del centrosinistra
Di fronte ai tentennamenti del G7 su clima e migranti, alla crisi sociale che devasta l’Europa e al ritorno dei nazionalismi, alla deprimente fotografia che ci ha consegnato l’Istat pochi giorni fa, le forze del centrosinistra avrebbero il dovere di costruire un programma comune, rinnovato e competitivo.
Purtroppo, il Partito Democratico sembra abbia abbandonato l’idea di ricostruire il campo dei progressisti, aperto al civismo, con valori condivisi e leadership scelta dal popolo del centrosinistra, per costruire, ancora una volta, le larghe intese con la destra.
Quello che si va costruendo in queste ore è l’ennesimo forzoso tentativo di porre fine alla legislatura per iniziarne un’altra nello stesso modo in cui è finita la precedente: governando con la destra, accordandosi con Berlusconi. Con Pd, destra e Grillo, tutti uniti dal calcolo di interessi particolari, incuranti del superiore interesse generale.
Questo Paese merita di più. Il popolo del centrosinistra ha diritto a scegliere un’offerta che lo rappresenti, non a dividersi tra la sinistra che vuole governare con la destra E la sinistra che punta solo alla residualità, alla testimonianza fine a se stessa, buona solo per riportare qualche esponente politico in Parlamento.
Per questo, lavoreremo a una proposta elettorale e, soprattutto, a un progetto politico che punti a ricostruire un nuovo centrosinistra. Non la sinistra del rancore o ancora peggio della restaurazione, non un’alchimia elettorale, non la somma di piccoli o grandi partiti, ma una nuova e diversa prospettiva politica, concreta e contemporanea, che dia spazio a una nuova classe dirigente, alle tante competenze che impreziosiscono il Paese, che faccia tornare ad appassionare alla politica. Che non si arrenda alle larghe intese, che guardi al domani, non alla sopravvivenza dell’oggi.
Chiediamo alle forze sociali, civiche, associative di lavorare insieme per un nuovo progetto che poggi i suoi piedi su due punti fondamentali: l’unità e la discontinuità. L’unità con un popolo: quello del centrosinistra, quello del civismo progressista, dell’ambientalismo, del cattolicesimo sociale, quello che da nord a sud sta già cambiando l’Italia ma che a livello nazionale sono anni che trova frustrati i suoi sogni.
La discontinuità. Nel metodo di governo, nel decidere insieme anziché da soli, nel confronto con le parti sociali, nell’apertura al civismo. E nel merito: la lotta alla diseguaglianza e alla corruzione, la redistribuzione del reddito, la riconversione ecologica e solidale della nostra economia, la valorizzazione della dignità del lavoro.
Unità e discontinuità nell’orizzonte di un saldo e maturo europeismo, che si discosti sia da chi coltiva l’insensato proposito di abbandonare l’ancoraggio alle istituzioni e alla moneta unica – certo da adeguare – sia da chi fa dell’Ue il capro espiatorio di tutti problemi, praticando a metà quel sentimento antieuropeista. Un progetto che si batta per un’Europa che sappia essere punto di riferimento nel mondo contro i cambiamenti climatici, le povertà sociali, l’accesso all’istruzione e contro le guerre e per la pace.
Un nuovo progetto per mettere in campo la nuova casa del centrosinistra e per una politica che torni a dare speranza.

Il documento è sottoscritto da parlamentari appartenenti a vari gruppi (Partito Democratico, Articolo1-Mdp, Centro Democratico, Campo Progressista, Misto): Franco Bordo, Luisa Bossa, Roberto Capelli, Mario Catania, Eleonora Cimbro, Paolo Corsini, Donatella Duranti, Claudio Fava, Francesco Ferrara, Nello Formisano, Filippo Fossati, Miguel Gotor, Florian Kronblicher, Luigi Manconi, Giovanna Martelli, Toni Matarrelli, Gianni Melilla, Massimo Mucchetti, Franco Monaco, Marisa Nicchi, Giorgio Piccolo, Gaetano Piepoli, Michele Piras, Luis Alberto Orellana, Michele Ragosta, Lara Ricciatti, Michela Rostan, Arcangelo Sannicandro, Bruno Tabacci, Filiberto Zaratti, Davide Zoggia



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