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E’ di qualche giorno fa la decisione delle rappresentanze provinciali di Unindustria (vale a dire l’articolazione territoriale di Confindustria) di Ferrara, Modena e Bologna di avviare un processo di unificazione finalizzato alla creazione di un’unica struttura, chiaramente nell’ottica di quella che ormai in regione ha tutte le caratteristiche di un’attrazione fatale verso l’”area vasta”. La locuzione è suggestiva, anche se un po’ eterea, ma forse proprio per questo ed a maggior ragione in zone in cui nebbie e foschie sono spesso il costante sostituto dell’orizzonte. Altrove hanno i dipartimenti o le contee; noi in Emilia-Romagna pare che invece avremo le aree vaste.
La decisione di Unindustria è evidentemente figlia del fermento che agita non solo le associazioni private, ma anche le strutture di organismi statali articolate sul territorio nazionale seguendone l’attuale suddivisione amministrativa. Infatti le imminenti riforme costituzionali, dopo che per legge ordinaria sono già state svuotate di gran parte delle loro attribuzioni e ne è stata abolita l’elezione diretta degli organi rappresentativi, elimineranno definitivamente le province dal nostro ordinamento e daranno all’Italia una struttura amministrativa più moderna, basata su tre livelli (stato, regioni, comuni), ed in linea con tutti i principali Paesi sviluppati. Per i nostalgici delle province ricordo che, quando dopo l’unità d’Italia si trattò di disegnarne i confini, la regola aurea che venne adottata per definirne in linea di massima le dimensioni fu quella di prendere come riferimento la distanza che poteva essere percorsa a cavallo in una giornata. Si trattava cioè di un vincolo legato alla facilità di comunicare, quando telefoni, autostrade, ferrovie e, soprattutto, internet erano ben al di là da venire, e che la rapidità dei collegamenti, fisici e virtuali, che caratterizzano la realtà contemporanea rende del tutto obsoleto. Al fine di mantenere alcune importanti tradizioni, figlie della tormentata storia nazionale, che differenziano fra loro le diverse province e che hanno fra l’altro spesso anche una importante valenza turistica, si potrebbe adottare anche in Italia la soluzione francese di definire una serie di “province storiche” a cui venga demandato il ruolo di provvedere alla loro salvaguardia, ma prive di ogni altra competenza amministrativa.
E’ nella natura delle cose che tutti i cambiamenti tendano a stimolare reazioni di segno contrario finalizzate nella sostanza a neutralizzarne la portata, nella migliore tradizione di questo Paese perfettamente stigmatizzata nelle parole immortali del Principe di Salina. In questo contesto, almeno così a me pare, nasce l’”area vasta”, concetto definito qualche anno orsono per tentare di ottimizzare la struttura della sanità regionale e che ora, per bocca del presidente Bonaccini, pare verrà esteso a tutti gli altri settori di competenza dell’ente regionale. Il risultato, almeno secondo le più recenti dichiarazioni del presidente, dovrebbe essere quello di passare dalle attuali nove province a quattro aree vaste (Piacenza-Parma, Modena-Reggio, Bologna-Ferrara, Ravenna-Forlì-Cesena-Rimini), con la differenza, non da poco, che i nuovi organismi, in quanto non previsti dall’ordinamento nazionale, avrebbero una valenza puramente amministrativa, senza cioè organi elettivi e con poteri e strutture di gestione tutte da definire. Occorre tuttavia notare che, rispetto a quest’ipotesi, la collocazione della ex provincia di Ferrara appare però essere ancora incerta, a cavallo fra l’ipotizzato accorpamento con Bologna e l’incorporazione con la Romagna.
In quest’ottica la mossa di Unindustria afferma un punto di vista molto preciso, teso con forza a mantenere Ferrara legata all’asse della via Emilia lungo il quale sono dislocate le maggiori aree industriali della regione. D’altra parte, come è noto, molte aziende industriali della nostra provincia sono localizzate nelle aree confinanti con le province di Bologna e Modena, con le quali di conseguenza esistono forti legami di tipo logistico ed economico. Non si può non osservare, tuttavia, che il peso specifico dell’industria ferrarese sia molto sbilanciato se confrontato ai “colossi” modenesi e bolognesi: il rischio è perciò inevitabilmente quello di una sua marginalizzazione rispetto agli interessi dei vicini.

La foto di copertina dell’assemblea di Unindustria è di Max Salani, tratta dal sito ufficiale dell’associaizone

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