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No al decreto salumi, giu’ le mani dai nostri piatti

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Da: Coldiretti

COLDIRETTI: CON “DECRETO SALUMI” VIA LIBERA A PROSCIUTTO GONFIATO CON PIU’ ACQUA E CHIMICA.
L’EUROPA METTA GIU’ LE MANI DAI NOSTRI PIATTI

Con il recepimento delle norme comunitarie cambia la disciplina di produzione industriale dei salumi, con minore qualità e tutela dei consumatori, che secondo un rilevamento IXE, per quasi il 70% del campione ritengono che l’Unione Europea non dovrebbe legiferare sui prodotti del nostro patrimonio enogastronomico nazionale.

Arriva il prosciutto gonfiato che contiene più acqua e anche aromi chimici, sinora vietati, a danno dei consumatori e degli allevatori italiani. A lanciare l’allarme è la Coldiretti in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio nel denunciare l’entrata in vigore del cosiddetto “decreto salumi” che recepisce norme comunitarie concernenti la disciplina della produzione e della vendita di taluni prodotti di salumeria, con la mostra “Le mani dell’Europa nel piatto”.

Vengono aumentati di un punto percentuale i tassi di umidità relativi al prosciutto cotto, a quellocotto scelto e a quello cotto di alta qualità, il che significa– denuncia la Coldiretti – che il contenuto di acqua consentito sarà pagato dagli acquirenti come se fosse carne. L’incremento del tasso di umidità previsto per le tre categorie di prosciutto andrà – precisa la Coldiretti – a minare la qualità del prodotto stesso a discapito del maiale italiano, le cui carni hanno caratteristiche qualitative superiori a quelle dei maiali importati dai paesi del nord, penalizzando i nostri allevatori.

Il decreto cancella poi il divieto di utilizzo di aromi chimici, aprendo così la strada alla possibilità di correggere gusto e sapore dei salumi fatti con materia prima scadente e di dubbia origine. Viene infatti sostituita la distinzione tra aromi artificiali e naturali identici con un riferimento generale al regolamento UE 1334/2008, relativo agli aromi e alle sostanze aromatizzanti. Ad essere abolita – sottolinea la Coldiretti – è anche la “scadenza”, il cosiddetto termine minimo di conservazione che era fissato al massimo entro 60 giorni dalla data di confezionamento del prosciutto cotto e che ora sarà invece deciso direttamente dal produttore.

Paradossalmente viene mantenuta, invece, la possibilità di utilizzare le cosce di maiale congelate per produrre il prosciutto crudo stagionato per il quale viene però ridotta a 40 giorni la fase minima di riposo (55 giorni per le cosce superiori agli 11 chili). Si tratta di norme per favorire le importazioni dall’estero di maiali più leggeri di quelli italiani in una situazione in cui – ricorda Coldiretti – due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta dove non è ancora obbligatorio indicare l’origine.

Altra novità del provvedimento è l’inserimento nel decreto del Culatello, sino ad oggi assente, ma anche qui si apre a una “industrializzazione” del prodotto (uso di involucri artificiali al posto del tradizionale budello naturale, ecc.) che rischia -continua la Coldiretti – di abbassarne la qualità.

“Occorre salvaguardare la tradizione artigianale della nostra salumeria che ha conquistato i mercati internazionali nel rispetto della tradizione e della qualità”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “va fermata una deriva comunitaria che punta all’omologazione verso il basso della qualità, troppo spesso con la complicità di una parte dell’industria anche nazionale”.

In Italia sono allevati meno di 8,7 milioni di maiali, destinati per il 70 per cento alla produzione dei 36 salumi che hanno ottenuto dall’Unione Europea il riconoscimento di denominazione di origine (Dop/Igp). Il settore della produzione di salumi ecarne di maiale in Italia, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi.

Una situazione che rafforza le ragioni della diffidenza dei cittadini italiani nei confronti dell’Europa nel settore agro alimentare. Infatti più di 2 italiani su 3 (68%) ritengono chel’Unione Europea non dovrebbe legiferare sui cibi e le bevande consumate nel Belpaese prendendo decisioni ambigue e dannose per il patrimonio enogastronomico nazionale.
Nell’ambito alimentare l’Unione Europea – sottolinea la Coldiretti – ha spinto negli anni verso l’omologazione al ribasso delle caratteristiche degli alimenti mettendo in crisi le produzioni tradizionali per effetto di una concorrenza sleale fondata sull’inganno legalizzato.
Basti pensare alla possibilità concessa dall’Ue di incorporare la polvere di caseina e caseinati, al posto del latte, nei formaggi, di aumentare la gradazione del vino attraverso l’aggiunta di zucchero nei Paesi del Nord Europa o di ottenerlo a partire da polveri miracolose contenute in wine-kit che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose con la semplice aggiunta di acqua. Ma l’Europea consente anche per alcune categorie di carne la possibilità – continua la Coldiretti – di non indicare l’aggiunta d’acqua fino al 5 per cento, o addirittura di eluderla per alcuni prodotti (wurstel, mortadella) mentre circolano liberamente imitazioni dei prodotti alimentare made in Italy piu’ tipici, dal Parma Salami Genova fatto in Messico al Caccio cavalo brasiliano fino al Prosecco alla spina della Gran Bretagna, realizzati fuori dall’Italia che ingannano i consumatori sulla reale origine. Storica è poi l’imposizione all’Italia dell’Unione di aprire i propri mercati anche al cioccolato ottenuto con l’aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao. Un comportamento che ha contribuito naturalmente ad accrescere la diffidenza nei confronti dell’Unione Europea tanto che oggi gli italiani si sono convinti che l’Ue abbia portato più svantaggi che vantaggi. Nello specifico, il 34 per cento degli italiani – spiega Coldiretti – ritiene che il Paese abbia tratto piu’ svantaggi contro il 28 per cento di quelli che ritengono siano stati superiori i vantaggi, mentre il 26 per cento pensa che ne siano derivati vantaggi e svantaggi in egual misura e l’8 né l’uno né l’altro.
La situazione legislativa italiana ci vede invece in prima fila su questo versante, con le regole produttive piu’ rigorose nelle caratteristiche dei prodotti alimentari, dal divieto di produrre pasta con grano tenero a quello di utilizzare la polvere di latte nei formaggi fino al divieto di aggiungere zucchero nel vino, che nonvalgono in altri Paesi dell’Unione Europea.

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