28 Settembre 2015

NOTA A MARGINE
A scuola di mafia. A Pisa e Bologna corsi che insegnano a riconoscerla e combatterla

Federica Pezzoli

Tempo di lettura: 5 minuti

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Dall’inchiesta Aemilia a Roma Capitale a Expo, le più recenti indagini giudiziarie hanno disvelato una vasta trama che in Italia coinvolge politica, mondo imprenditoriale, fino a lambire i vertici della cosa pubblica, fra corruzione, evasione e penetrazione, quando non vera e propria colonizzazione, delle organizzazioni criminali. Il fenomeno è preoccupante non solo, o non tanto, per la dimensione espressa dalle fredde cifre, quanto per la sua pervasività: l’illegalità diviene un fenomeno collettivo e l’onestà un fenomeno individuale.
L’elemento più allarmante è la progressiva perdita del senso del bene comune e del bene pubblico, che sfocia in disinteresse o accettazione sociale dei reati commessi contro la cosa pubblica, come se a perderci fosse solo lo Stato, inteso come qualcosa di diverso e di distante dall’intera collettività formata da ciascuno di noi. E in questo clima d’indifferenza, fino alla vera e propria tolleranza dell’illegalità, che trova terreno fertile la penetrazione delle organizzazioni criminali.
Ecco perché nella battaglia contro l’illegalità è fondamentale il fronte culturale. Sono stati diversi gli appuntamenti dedicati ai fenomeni di illegalità diffusa nel nostro paese nella tre giorni di Unifestival. Uno dei più interessanti sabato pomeriggio ha affrontato un tema solitamente poco considerato, ma in realtà basilare se si vogliono formare quegli ‘anticorpi’ così importanti nel contrasto e soprattutto nella prevenzione di fenomeni criminali come mafie e corruzione: come si insegna la mafia? Come si formano i professionisti di domani, avvocati, notai, commercialisti, architetti, ingegneri, dirigenti pubblici (per esempio degli enti locali o delle aziende sanitarie locali), che purtroppo molto probabilmente avranno a che fare con criminalità e corruzione nel proprio lavoro quotidiano e che dovranno imparare a riconoscere queste realtà per non entrare a far parte di quella zona grigia che tutto confonde. Perché in futuro non si possano più sentire le parole: “io non sapevo”, “io non immaginavo”, “io non avevo capito”.

La parola chiave uscita dal seminario di sabato è stata: interdisciplinarietà. “La mafia è un fenomeno molto complesso, con caratteri radicati nel tempo e nello stesso tempo in continuo cambiamento – ha detto Stefania Pellegrini, titolare di corsi su mafia e antimafia al dipartimento di scienze giuridiche dell’Università di Bologna – perciò per analizzarlo e comprenderlo, per poterlo poi insegnare, servono competenze specifiche ma anche una visione pluridisciplinare. Ad esempio non si può prescindere da un discorso storico, ma poi bisogna attualizzarlo”. “Non si riesce ad affrontarlo da tutte le prospettive, da qui l’importanza di un dialogo fra studiosi con competenze in ambiti diversi”, conclude Pellegrini. A questo proposito Alberto Vannucci dell’Università di Pisa ha portato l’esperienza pratica del “Master in analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”, nato sei anni fa, progettato insieme a “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” e “Avviso pubblico”, che nell’ultimo anno ha contato più di trenta iscritti. L’interdisciplinarietà è “l’approccio cardine” della didattica, con corsi di storia, diritto, sociologia, statistica, economia, comunicazione, ma è anche la caratteristica dei nostri studenti: neolaureati in scienza giuridiche o in scienze della comunicazione, futuri componenti delle forze dell’ordine, neodiplomati alle scuole di specializzazione per la pubblica amministrazione.
Vittorio Mete, che insegna sociologia dei fenomeni politici all’Università di Catanzaro, e Donato La Muscatella, referente del Coordinamento Provinciale di Ferrara di Libera, hanno richiamato la necessità di un maggiore rigore scientifico quando si trattano questi temi. La Muscatella ammette che “la società civile a volte si è arrogata compiti e competenze non suoi”, mentre “la cooperazione culturale deve avvenire nel rispetto reciproco dei ruoli”. Anche Mete è preoccupato dalla “confusione dei piani del discorso” derivante da “una sorta di colonizzazione” che le università sempre di più subiscono nell’organizzazione di eventi su mafie e illegalità. Da una parte ci sono le attività curriculari, “ci sono i corsi specifici sul tema e parallelamente i corsi di altre discipline che continuano a svolgersi come se il tema non esistesse, ad esempio si insegna a redigere un bilancio senza mai porre il problema di qualcuno che chiede di falsificarlo”; dall’altra parte si fanno attività parallele nelle quali “l’università perde la propria specificità e diventa l’ennesimo spazio per discutere di mafie” e dove non si rispettano più le competenze specifiche: giornalisti diventano statistici, giuristi parlano da storici e così via. Senza dimenticare che questa mancanza di chiarezza “è dovuta anche alla relativa mancanza di ricerche accademiche” su mafie, corruzione e illegalità e al fatto che, anche per la natura dei temi, “in questi eventi non si spiegano solo i meccanismi di funzionamento e gli strumenti di prevenzione e contrasto, ma le riflessioni sono permeate da giudizi di valore”, continua Mete: “è come se un esperto di nutrizione invece che darci solo notizie sulla corretta alimentazione e darci una dieta bilanciata ci facesse continuamente discorsi su quanto è dannoso il grasso corporeo”.



Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

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L’autore

Federica Pezzoli

Federica Pezzoli

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