15 Gennaio 2014

Nunzia vobis, gaudio magnum

Fiorenzo Baratelli

Tempo di lettura: 3 minuti

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Quando si accendono i riflettori su fatti di corruzione e di cattiva politica scatta immediata l’accusa nei confronti dei magistrati e di chi si scandalizza per l’ennesima vergogna pubblica: giustizialisti, moralisti! E’ un radicato e diffuso ‘carattere nazionale’ reagire in questo modo. Anziché guardare la luna dello scandalo, si concentra il fuoco sul dito che la indica… Un altro tassello di questo ‘carattere nazionale’ è la (voluta e interessata….) confusione tra etica politica e reato penale. Tutti i partiti, a fronte di un loro dirigente coinvolto in qualche inchiesta evitano di esprimere una posizione nascondendosi dietro la frase: aspettiamo l’esito delle decisioni della magistratura.
Bisogna però riconoscere che esiste una differenza importante tra la destra berlusconiana e il Pd. Quest’ultimo non reggerebbe la presenza di un segretario condannato in modo definitivo per un reato gravissimo (e in attesa di processi per reati altrettanto gravi….) come, invece, succede per Forza Italia (ma anche per i ‘diversamente’ berlusconiani del Ncd). E, va ricordato, che alcuni personaggi del Pd furono costretti alle dimissioni da ruoli importanti prima della conclusione delle inchieste giudiziarie: Delbono, Marrazzo e altri. Ma, proprio per questo, non si giustifica la permanenza al governo di ministri implicati in vicende che hanno a che fare con un corretto e normale comportamento etico. Mi riferisco alle ‘relazioni pericolose’ del ministro Cancellieri; alle responsabilità del vice presidente Alfano sul ‘caso Shalabayeva’, confermate dall’ex prefetto Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto e unico capro espiatorio della vicenda. In quest’ultimo caso, siamo di fronte ad un ministro che ha detto il falso in Parlamento: un atto che in America costerebbe la fine di una carriera politica.
Ora è venuta alla ribalta la spregiudicata gestione del proprio potere personale del ministro Nunzia De Girolamo. Non c’è bisogno di attendere la fine dell’inchiesta o dire che non è (ancora…) indagata ufficialmente. Materiale per chiedere le sue dimissioni ne esiste a volontà. E non riguarda solo il turpiloquio (a conferma, però, di come la gestione di un potere senza etica annulli in fretta la differenza tra il ‘maschile e il femminile’….), ma bastano le testimonianze registrate dei suoi ‘protetti’ e ‘promossi’. Per esempio, rileggiamo queste frasi di Michele Rossi, l’attuale direttore generale dell’Asl di Benevento, in cui assicura in ginocchio la propria fedeltà all’allora deputata De Girolamo: “Non resterei qui all’Asl un secondo in più se non per te e con te. La nomina l’ho chiesta a te, tu me l’hai data ed è giusto che ci sia un riscontro”. Intanto, emerge dall’inchiesta un favore da un milione di euro che Rossi avrebbe elargito ad un amico (imprenditore) vicino al Pdl.
Conclusione. Per la politica il giudizio etico (che riguarda la probità sostanziale dei comportamenti e non la loro legittimità formale) deve venire prima di una sentenza penale. Inoltre, la si smetta di giustificare sempre l’ultimo scandalo con l’altra frase tipica del nostro ‘carattere nazionale’: così fan tutti!

Ascolta il commento musicale: Gianni Morandi, In ginocchio da te

Fiorenzo Baratelli è direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara. Passioni: filosofia, letteratura, storia e… la ‘bella politica’!



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