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In questi giorni mi sono ritrovato a pensare a quanti euro avrei se contassi tutte le volte che mi sono ritrovato a pagare per qualcosa.
Così, su due piedi, il conto ammonta a circa 400.000 €.
Appena è uscito quel numero sul display della calcolatrice – numero approssimativo, perché è rotta – sono saltato dalla sedia.
Ci sono rimasto secco.
Trovo tutto questo veramente ingiusto.
Non dovrebbe proprio essere così ma – purtroppo – invece è così.
Siamo costretti a pagare per un sacco di cose e nessuno si occupa di dar risalto a questa vera e propria tragedia che affligge il mondo intero.
Mi sono chiesto varie volte il perché di questo scarso interesse, per questa vera e propria piaga, da parte dei giornalisti.
Ho pensato che, forse, questa cosa, può apparire banale ai loro occhi, occhi che sono sempre in cerca di qualcosa di più.
È a quel punto che allora ho realizzato che non ce l’avrei mai potuta fare, non posso offrire niente di interessante alla carta stampata.
Tuttavia, come estremo tentativo prima di chiudere, sono disposto ad ammettere che una volta ho dovuto comprare il silenzio di qualcuno che mi aveva visto mentre mi mangiavo – accidentalmente – una caccola in un noto bar del centro di Ferrara.
Non ne vado per niente fiero ma penso sia successo più o meno a tutti: a volte questi incidenti con le caccole capitano.
A questo punto, allora: via col pezzo della settimana, cordiali saluti.

I Can’t Go For That (Daryl Hall & John Oates, 1981)

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