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Oltre un milione e mezzo di euro per la sperimentazione sugli animali. Se ne parla in sala San Francesco

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“Sperimentazione animale e limiti in ambito scientifico”. E’ il tema della conferenza che si tiene domani sera (giovedì 10) alle 20.30 nella sala San Francesco di via Savonarola 3. Relatore è il dottor Massimo Tettamanti, chimico ambientale, responsabile legale del progetto Italia Senza Vivivsezione. L’iniziativa organizzata dall’Associazione ferrarese Animal Defenders, è nata in seguito alle proteste contro l’ampliamento dello stabulario dell’Università di Ferrara.
A parlarne grazie a una conoscenza maturata sia in campo scientifico che giuridico è proprio il dottor Tettamanti, antivivizezionista scientifico, laureato in chimica all’Università di Milano e con al suo attivo un dottorato di ricerca in scienze chimiche alle università di Milano e Siena e numerose cariche in organismi che si occupano di ricerca. E’ infatti coordinatore del Centro internazionale per Alternative nella Ricerca e nella Didattica, consigliere scientifico dell’Associazione Atra e consulente del Mahatma Ghandi Center. In marzo il medico si è distinto in un confronto alla Cattolica di Milano con Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.

La presentazione della serata è affidata alla giornalista Monica Forti di Ferraraitalia. L’iniziativa dell’Associazione ferrarese ha preso spunto da quanto sta accadendo al polo Chimico Biomedico dell’Università degli Studi di Ferrara – recita il sito di Animal Defenders – dove sono in corso i lavori per la realizzazione di un edificio da destinare ad Animal Facility, lo stabulario con annessi laboratori di ricerca e sperimentazione su animali. I lavori, di importo pari a 1.602.024,36 euro iva esclusa, sono finanziati dalla Regione Emilia Romagna attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Il finanziamento ricade nell’ambito della la promozione della ricerca industriale e del trasferimento tecnologico come fattore di competitività.
A detta dell’associazione l’ampliamento del laboratorio rappresenta uno spreco di risorse del tutto inutile in un momento di difficoltà economica come quello attuale. Si tratterebbe di un cattivo uso di denaro pubblico perché “la sperimentazione animale produce risultati non attribuibili all’uomo a causa delle differenze nella biologia delle diverse specie, senza contare che i risultati possono essere distorti dalle variazioni nei parametri fisiologici degli animali stessi a causa dello stress a cui sono sottoposti durante le normali procedure di laboratorio – sostengono gli associati.

Un articolo pubblicato nel 2012 sulla rivista scientifica Regulatory Toxicology and Pharmacology afferma che gli studi su animali effettuati per valutare la sicurezza dei nuovi farmaci non sono abbastanza sensibili per prevedere reazioni avverse ai farmaci dopo la commercializzazione. Non è quindi rilevante inserire i dati ottenuti su animali negli studi prospettici di farmacovigilanza”. Per Animal Defenders la soluzione sta nel finanziamento di metodi di ricerca alternativi, innovativi, tecnologicamente avanzati ed estranei all’uso degli animali. “Ancora oggi vengono impiegate le colture cellulari di topo nonostante si possano utilizzare colture di cellule e tessuti umani e addirittura co-colture integrate di organi umani, nonché modelli matematici computerizzati, tecniche non-invasive per immagini e studi epidemiologici – insistono – Alla luce delle critiche scientifiche nei confronti della sperimentazione animale nella ricerca biomedica, e delle implicazioni etiche connesse all’esposizione di esseri senzienti a stress, paura e dolore, si chiede all’Università degli Studi di Ferrara di convertire il progetto e di impiegare i finanziamenti destinati alla realizzazione dell’Animal Facility nella realizzazione di un centro di ricerca all’avanguardia, che utilizzi metodi innovativi e tecnologie avanzate non basate sull’uso di animali”.

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