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Orticole: prezzi in calo e semine condizionate dall’andamento dei cereali

Tempo di lettura: 3 minuti

da: ufficio stampa e comunicazione Cia Ferrara

Cia Ferrara fa il punto sul mercato delle produzioni orticole che vede una contrazione dei prezzi pagati all’origine dovuti a un eccesso di prodotto sul mercato.

FERRARA – Nel mese di marzo, secondo il rapporto Ismea, (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) i prezzi delle produzioni orticole sono diminuiti del 22%. Un calo importante e generalizzato iniziato nei mesi scorsi a causa di una certa instabilità di mercato, dall’andamento dei consumi di prodotti freschi e soprattutto da una grande e insolita disponibilità e varietà di prodotti orticoli derivata dal clima mite di autunno e inverno.

«Le nostre produzioni orticole – spiega Gianni Paganini, orticoltore e presidente di Cia Mesola – sono arrivare a ciclo continuo sul mercato a fronte di una richiesta che, al contrario, tendeva al ribasso. A soffrire di questa insolita “abbondanza” è stato sicuramente il radicchio con prezzi passati dai 0,30-35 €/kg di ottobre ai 0,15 €/kg di fine 2015. Stessa sorte per la carota che è stata quotata in autunno a 0,25 €/kg per arrivare ai 0,17-18 €/kg di marzo 2016. E’ andata meglio al fagiolino da industria che, nonostante alcuni problemi colturali causati da malattie fungine, ha fatto ottenere ai produttori una PLV/Ha media discreta, di circa 3.250 €. In decisa controtendenza la patata da consumo fresco quotata a 0,30 €/kg – negli anni scorsi la media era di 0,15-0,20 – prezzo favorito dalla diminuzione delle importazioni dai paesi produttori come Germania, Francia e Polonia.» Questa perdita generalizzata di valore dei prodotti orticoli ha portato, naturalmente, a una forte contrazione reddituale per gli agricoltori storicamente vocati e specializzati in orticole e ha reso poco remunerativi gli investimenti di chi ha deciso di investire nel 2015 in colture orticole, per garantire una migliore rotazione colturale o cercare di superare la crisi dei prezzi dei cereali. Visto che i cereali sono ormai poco o nulla remunerativi – continua Paganini – si cercano, ovviamente, forme di reddito diverse investendo in prodotti, come le orticole, che hanno ottenuto buone quotazioni negli anni scorsi. Questo però, come sappiamo, non garantisce di ottenere nuovamente prezzi remunerativi perché ormai i mercati sono volubili ed instabili e non possono essere affrontati in ordine sparso. Servono, e lo diciamo da anni, scelte aggregative più concrete, non condizionate da interessi di parte o conflitti di interesse nelle associazioni di prodotto, per affrontare coesi il mercato e non subirlo.»

Un discorso a parte va fatto per il pomodoro da industria per il quale sta per essere fissato, dopo mesi di ritardo, un prezzo che dovrebbe attestarsi tra gli 82 e 85 €/q. «Il prezzo proposto per il pomodoro – spiega il produttore Nino Rocchi – non soddisfa certamente i produttori che vedono lievitare ogni giorno i costi di produzione. Aumentano gli oneri irrigui viene considerata straordinaria un tipo di irrigazione che, invece, è ordinaria se si vuole avere una produzione soddisfacente ed anche i costi assicurativi. Il risultato è una resa prevista di 500-600 €/ha, troppo poco per un prodotto italiano di qualità, prodotto in maniera sostenibile.»

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