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da: organizzatori

Dal 2007, anno successivo alla corsa in cui morirono due Cavalli, CENTOPERCENTOANIMALISTI ha manifestato con duri presidi e azioni di disturbo contro il palio di Ferrara.

Ogni anno, escluso l’anno del terremoto (per rispetto verso le vittime, rispetto che gli organizzatori non hanno avuto), i nostri militanti hanno fatto sentire la loro voce a difesa dei Cavalli, oltre a innumerevoli blitz con affissione di manifesti e striscioni alle sedi e alle abitazioni degli organizzatori del palio o dei politici responsabili.

All’inizio, i nostri attivisti contrari al palio venivano confinati a Km di distanza da Piazza Ariostea. Tutto il centro era zona proibita. I militanti di CENTOPERCENTOANIMALISTI non hanno mai accettato queste imposizioni, e con varie tattiche sono riusciti più volte ad infiltrarsi ed occupare una postazione a poche decine di metri dalla Piazza.
Tanto che, alla fine, le autorità competenti concedevano l’autorizzazione a manifestare lì, visto che comunque sarebbe avvenuto ugualmente e così sarà anche il 31 maggio, se ci fossero animalisti inventati al posto nostro in quella zona.

Conquistare quella postazione è costato anni di lotte, blitz, rischi vari e molte denunce a carico dei militanti. Ora si viene a sapere che un gruppo locale di “neo pupazzari” con tanto di codice IBAN (!) ha chiesto per il 31 maggio lo stesso posto.
E sarebbe niente: ma il marcio è che lo hanno chiesto UN ANNO PRIMA!!! E’ evidente la malafede e l’intenzione di appropriarsi di un qualcosa guadagnato da altri. Perché la possibilità di manifestare così vicini è merito solo ed esclusivamente di CENTOPERCENTOANIMALISTI.

Sappiano, gli animalari dell’ultima ora, che la loro “furbizia” non porta buoni frutti: quel giorno i nostri militanti saranno presenti, e non saranno tollerate provocazioni di nessun tipo.
E si sappia anche che basterà anche un solo nostro militante infiltrato tra la folla, per invadere la pista dopo la partenza dei Cavalli, per bloccare tutto il palio. Moira Orfei si ricorda benissimo di noi e delle nostre invasioni nel suo tendone senza spalle coperte…

Il 31 maggio Centopercentoanimalisti contro il palio e, nell’eventualità, anche contro…

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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