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Pallacanestro Ferrara: delitto, castigo e resurrezione

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Estate 2015. Dopo un’esaltante stagione di Serie A2 conclusasi soltanto ai play-off contro la più quotata Trieste, per la Ferrara dei canestri il futuro sembra comunque essere roseo. Guidata dal coach udinese Alberto Martelossi, Ferrara ha saputo risalire la classifica arrivando fino al secondo posto, dietro alla corazzata Treviso. Quello è un grande gruppo: il playmaker pesarese Michele Ferri, arrivato in terra estense nel 2011, ne è il capitano. Al suo fianco il pivot Michele Benfatto, l’ala Alessandro Amici, con i suoi atteggiamenti sempre fuori dagli schemi… E poi Daniele Casadei e Kenny Hasbrouck, probabilmente l’americano più forte passato da Ferrara dopo gli anni di Andrè Collins, Allan Ray e della Serie A1. E’ un gruppo di uomini prima che di giocatori, e i tifosi lo hanno capito, ricreando al palasport un entusiasmo che non si vedeva da anni: più di 3000 persone per le sfide contro Ravenna e Treviso.

Dopo la fine della stagione, i supporters si aspettano la conferma di quella squadra che tanto li ha fatti sognare. Molti addetti ai lavori sono convinti che per fare un campionato ancora più positivo di quello appena concluso bastino un paio di correttivi.
La Società presieduta da Fabio Bulgarelli (che prima dichiara di voler vendere perché non ha abbastanza risorse, poi dichiara che non vende più e afferma che farà una squadra di vertice) annuncia l’ingaggio di John Ebeling, stella del basket ferrarese tra gli anni ’80 e ’90, come nuovo direttore sportivo al posto di Andrea Pulidori. E’ l’inizio di una rivoluzione di cui nessuno ha ancora compreso il senso. Le trattative tra il nuovo ds e coach Martelossi per il rinnovo sono un continuo tira e molla. I tifosi vogliono con forza la permanenza a Ferrara dell’allenatore che li ha portati dalla zona play-out a quella play-off, ma la Società pare non sentirli. E’ così che, in un pomeriggio piovoso di inizio estate, la notizia della non conferma di Alberto Martelossi per la stagione successiva piomba come un macigno in un ambiente che già stava cominciando a ribollire. E’ un domino: dopo Martelossi se ne vanno il capitano di mille battaglie Michele Ferri, che passa a Forlì, il baby Vincenzo Pipitone (a Trieste), l’ala Riccardo Castelli (a Udine), il totem Michele Benfatto (a Cento) ed infine Alessandro Amici (a Mantova). Alcuni vengono “scaricati” senza troppi complimenti. Quella squadra che tanto bene aveva fatto era stata completamente smembrata in un mese, apparentemente senza alcun motivo logico.
Stupisce ancor di più la scelta del nuovo allenatore: è Alberto Morea, esonerato due anni e mezzo prima da Bulgarelli dopo che la allora Mobyt navigava in cattive acque sotto la guida dello stesso coach tarantino. Tuttavia, i primi due acquisti dell’era-Ebeling sono due nomi sulla carta altisonanti: la guardia Ryan Bucci e il centro David Brkic.

La tifoseria è però sul piede di guerra: non accetta questa rivoluzione, non accetta il tipo di trattamento riservato dalla Società a giocatori che nel tempo trascorso sotto l’ombra del Castello Estense si sono fatti apprezzare per le loro qualità tecniche ed umane. La nuova Pallacanestro Ferrara targata Bondi, azienda subentrata a Mobyt come main sponsor, nasce sotto un clima turbolento.
Il presidente Bulgarelli viene contestato dalla maggior parte della tifoseria, che lo accusa di mancanza di rispetto e di chiarezza. L’ambiente è una pentola a pressione: ad agosto alcuni ragazzi decidono di fondare la “Curva Nord”, con il preciso intento di sostenere i nuovi giocatori ma di contestare duramente la Società. Striscioni di protesta vengono affissi per tutta la città, sui social network si scatena il dibattito tra chi difende (“è il presidente e ha tutto il diritto di cambiare quando vuole”) e chi attacca.
I battibecchi continuano, la squadra non entusiasma, il palasport si svuota: nel giro di pochi mesi il clima attorno alla palla a spicchi ferrarese è totalmente cambiato. In negativo.
Il giorno di Natale il calendario offre il derby contro la Fortitudo Bologna, in diretta Sky. I tifosi ferraresi al Paladozza sono pochi, l’entusiasmo è sottozero. Sulle balaustre appare uno striscione, “Bulgarelli vattene”. E’ il culmine della protesta dei tifosi biancoazzurri.

Lo stesso striscione, pochi giorni dopo, viene affisso in Piazzale Medaglie d’Oro. Ormai sui giornali non si parla più dell’andamento della squadra ma del rapporto, ai minimi storici, tra la Società e i suoi tifosi.
I ragazzi della “Curva Nord” raccontano poi di essere stati apostrofati in malo modo nel dopopartita con la “Effe” da alcuni rappresentanti della Società. Minacciano di disertare il palazzetto. Il rapporto sembra irrecuperabile.

E invece… Invece le due parti decidono di trovare un compromesso: il presidente e una rappresentanza di tifosi si incontrano in un noto ristorante cittadino per lasciare da parte questa stucchevole e imbarazzante situazione e trovare un punto d’incontro per il bene della Pallacanestro a Ferrara. Le divergenze vengono appianate, anche se i tifosi ricordano sempre di “non averle dimenticate”, e la seconda parte di stagione vede un ritrovato entusiasmo al palazzetto, nonostante la squadra navighi nell’anonimato della metà classifica. Ciononostante la “Curva Nord” sostiene i propri giocatori per tutti i 40 minuti, trascinando anche il resto del palasport.
A quattro giornate dalla fine coach Morea viene esonerato. Fatale la sconfitta in casa con la Dinamica Mantova degli ex Martelossi, Seravalli e Amici. Uno scherzo del destino o un epilogo simbolico…

Ferrara conclude la stagione fuori dai play-off.
La sintonia tra tifosi e Società sembra però ritrovata. Il presidente, memore degli errori dell’anno precedente, fa il possibile per accontentarli. Il nuovo allenatore è Tony Trullo, già a Ferrara una quindicina di anni fa, reduce da positivissime stagioni nella sua Roseto, dove ha raggiunto i play-off nonostante un budget limitato. Vengono richiamate figure storiche del basket ferrarese, come Maurizio Menatti e Sandro Tamisari.
Il primo tassello della “Bondi 2.0” è Yankiel Moreno, playmaker italo-cubano che Trullo ha portato con sé da Roseto. Arrivano poi l’ala Riccardo Cortese, con trascorsi in Serie A1, e il centro Francesco Pellegrino, di proprietà di Sassari. Si respira un’aria diversa.
Il giovane Martino Mastellari, classe ’96, viene soffiato alla feroce concorrenza di moltissime altre squadre. Dall’anno passato restano soltanto il play argentino Matias Ibarra e il ferrarese Mattia Soloperto, che viene nominato capitano.
I veri crack sono i due americani: l’ala grande Laurence Bowers, già in doppia cifra in A1 a Capo d’Orlando, e la guardia Terrence Roderick, più di 20 punti di media ad Agropoli (A2) nella stagione precedente.
C’è la sensazione che si sia costruita una squadra con grandi potenzialità. La nuova stagione è alle porte e tutti, dopo le delusioni dell’anno passato, non vedono l’ora cominci.
Società e “Curva Nord” raggiungono nel frattempo un importante accordo sul fronte merchandising: saranno infatti gli stessi tifosi ad occuparsi della vendita di magliette, sciarpe, felpe e gadget vari. Un altro segno di una sinergia ritrovata.
Ferrara perde le prime due di campionato, a Forlì in volata (72-71) e con Chieti in casa (72-84). Ma la squadra ha soltanto bisogno di allenarsi il più possibile insieme, e i risultati infatti arrivano. Quattro vittorie consecutive. Roseto, Mantova, Virtus Bologna e Imola. Le ultime tre da “infarto”. A Mantova e con la Virtus dopo un overtime, a Imola grazie ad una tripla all’ultimo secondo. Poco importa la sconfitta nell’ultimo turno a Treviso, perché Ferrara, pur priva di Bowers infortunato e con Cortese e Pellegrino febbricitanti, ha saputo lottare fino all’ultimo e tener testa ai veneti. E adesso due sfide sentitissime entrambe al PalaHiltonPharma. La Ferrara del basket è tornata.

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