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Riprogettare gli spazi
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Per molti aspetti la pandemia ha contribuito a sollecitare tendenze già in corso. Ad esempio, nelle città si è imposto rapidamente lo smart working ed è diventato centrale il tema del rispetto ambientale. Soprattutto nelle grandi città abbiamo visto moltiplicarsi i chilometri delle piste ciclabili, mentre molti parcheggi sono stati trasformati la notte in terrazze per il caffè. Anche per effetto del tempo liberato dai vincoli del lavoro e per le ricorrenti chiusure per i ridurre i contagi, le città hanno visto cambiare i loro ritmi di vita. Gli uffici si sono svuotati e i negozi sono stati chiusi. I lavoratori in grado di farlo hanno cominciato a lavorare a casa per la maggior parte del tempo, lasciando agli uffici il ruolo accessorio di scambio di idee. Abbiamo cominciato a immaginare una città più sana, meno inquinata anche se solitaria.

Intanto in attesa delle riaperture si è verificata la grande debacle dei negozi. Internet ha definitivamente cambiato il nostro modo di fare acquisti. La crisi della distribuzione che contribuiva a rendere più gradevoli le nostre passeggiate urbane è evidente. I negozi si trasformano in showroom e mini-magazzini, dove i clienti in molti casi provano la merce per poi effettuare gli acquisti on line. Il calo della vendita al dettaglio danneggerà molti soggetti: i proprietari e il personale dedicato alle vendite, ma anche le amministrazioni cittadine, il cui reddito fiscale affonderà. Bisognerà ripensare anche i centri commerciali, che dovranno trovare altre destinazioni, più orientate al tempo libero che all’acquisto.

Il centro delle città però non perderà il proprio ruolo. Ristoranti e bar resteranno luoghi di incontro per eccellenza e potranno avere un futuro. Nasceranno spazi di coworking, che apparirà una sorta di via di mezzo tra lavoro in impresa e lavoro a casa. Le città si ridisegneranno su nuove necessità di servizi e nuove forme di aggregazioni. Nelle città dei ’15 minuti’ tutte le attività saranno a portata di mano e gli spazi saranno usati senza sosta.

Non sarebbe male una città in cui in qualsiasi momento ci sono persone in giro. I quartieri misti favoriscono anche la fiducia, perché i residenti si conoscono, anche se solo di vista. Ma molti edifici cambieranno funzione, come è accaduto nelle fabbriche abbandonate diventate loft negli anni ’80. E qui servirà l’intelligenza diffusa, attivata (sarebbe doveroso) da amministrazioni intelligenti.

Le grandi città si stanno evolvendo velocemente, nella direzione accennata, in tutto il mondo.*
Molti spazi diventeranno adattabili: un ufficio di giorno potrà ospitare un club giovanile la sera. Lo spazio occupato oggi per le auto parcheggiate potrebbe essere utilizzato per parcheggio per biciclette o scooter elettrici, per tavoli da ping-pong, orti, bar o parchetti per bambini. Ciò che più conta, le persone utilizzerebbero lo spazio per lo scopo principale delle città: incontrare altre persone, spendere tempo in un contesto gradevole.

Le case cambieranno. Dove possibile, includeranno uno spazio di co-working in comune. I condomini avranno una cassetta per i pacchi, visto che gli acquisti saranno on line. Per combattere il Covid-19, che probabilmente diventerà endemico, anche se meno letale come l’influenza comune, la nuova casa disporrà di un distributore di disinfettante vicino alla porta d’ingresso. I balconi e gli spazi esterni saranno elementi essenziali non negoziabili, afferma l’architetto David Adjaye.

Le città stanno moltiplicando i giardini. Ad esempio, Barcellona sta incoraggiando i residenti a creare giardini pensili comuni. Uno spazio da utilizzare può favorire la comunità e la salute, ridurre la solitudine, produrre cibo, risparmiare sull’aria condizionata.
Denver ha più di 180 orti comunitari. Ma la loro creazione non può essere ordinata dall’alto, deve nascere dal coinvolgimento delle persone. Gli spazi verdi possono assumere molte forme diverse. A Philadelphia, ad esempio proliferano le case ricoperte di piante da parete e a Detroit crescono le fattorie urbane. Parigi sta progettando ‘foreste urbane’ su siti di pietra o cemento come il cortile del suo municipio.

Tutte le città non potranno associare la bellezza alla sola conservazione degli edifici e alla buona manutenzione del verde. Il centro dovrà essere un luogo rivitalizzato dalla fantasia moderna. Dovremmo ricordarci che valorizzare le città d’arte non significa rispettare la memoria del passato, ma sollecitare un coraggioso sguardo verso il futuro e osare il nuovo.

* Simon Kuper, The path to the post cost ctiy, Financial Times, 12 marzo, 2021

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