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Ivan Pozzoni: “Cinquecento” e altre poesie

Parole a capo
Ivan Pozzoni: “Cinquecento” e altre poesie

Tempo di lettura: 5 minuti

“La poesia è un diario scritto da un animale marino che vive sulla terra e vorrebbe volare”
(Carl Sandburg)

 

CINQUECENTO

Non scrivo niente da Maggio, e adesso che si è attivato Natale
è ora di mettere fine al mio silenzio occipitale,
l’Italia procede con chiasso, il mercato dei voti è all’ingrosso
il Parlamento giallo-verde si è trasformato in giallo-rosso,
coltelli tra i denti a dibattere sul famigerato MES
che l’italiano medio non arriva alla fin del mes,
da due / tre mes avvengono più sbarchi che in Normandia
e le nuove risorse le piazziamo sotto ai cavalcavia.

È tornato Renzi, con la faccia da Fonzie,
oramai siamo trattati come una nazione di stronzi,
con l’intento di ridestare la legge Fornero
continuando a veder rosso nel bel tempo ci spero,
Berlusconi è caduto sulla soglia del gerontocomio
e subito mi scivola Fede e si rompe un binomio.

Non scrivo niente da Maggio e a Natale niente è cambiato
a Taranto si va avanti a morir di lavoro o a morir disoccupato,
la maggioranza è diventata minoranza, la minoranza è diventata maggioranza
Roma è diventata una discarica e la Raggi dimostra costanza
si vede che adora l’Ama senza mostrare alcun surmenage
che tra i cittadini romani va di moda il bondage.

 

LA MIA DEPRESSIONE È CHIMICA

Ci sono giornate che non ti alzeresti dal letto
non so se è questione di chimica o se son solo matto,
non vedi l’ombra di un futuro, no future, punkabbestia senza cane,
ti senti Mansell, in Williams, abbandonato a una chicane.

Non senti niente da dire, non trovi tasti da battere
la noia ti strangola dentro da non riuscire neanche a combattere
l’idea di te, inutile, l’idea di te, insensato, idee senza senso
non resta che stringere i denti e attendere i frutti di un altro scompenso.

Ci dicono che non funzionino noradrenalina e serotonina
pareggiano imbottendoti i sensi di dopamina e fluoxetina,
il tuo io, schiacciato tra ansia e euforia, è un puck sparato sul ghiaccio
e recita joie de vivre senza copione, farneticando a braccio.

La disoccupazione è al 15%, c’è coda sul reddito di cittadinanza,
i ratings italiani barcollano in mano agli squali dell’alta finanza,
nei grafici del nostro bilancio mi manca l’ascissa:
o sono alienato o io sono sano e l’Italia è depressa.

 

 LA POESIA, L’EMBOLO E I CONATI

Poesia, comprata a cento lire sulle riviste come Atelier
mai assunta a sorsi minuti come avveduti sommelier
buttata allo strazio da centinaia di voci improvvisate
regalata, senza pudore, su blog e antologie vendute a rate.

Poesia, non ti interessi se il mio cane non arriva a bere nel cesso
sbrodoli, versando versi maldestri, di fiori odorosi o me stesso,
chiusa tra le Muse all’Elicona e l’autobiografia,
inizio a delirare di te quando sono depresso,
vittime, entrambe, di una sana alienazione da schizofrenia.

Poesie scritte sul mese di Maggio,
su terre d’Africa olezzanti di foraggio,
su una gioiosa vacanza a Luino
sulla saggezza di un vecchio taccuino.

Poesia scritta su tutto, scritta su tutti, scritta su niente
mi fai venire un embolo al conto corrente
il solo sospetto che tu ci sia
mi avvolge in conati di atarassia.

 

LA MALATTIA INVETTIVA

Per scoprire le cause del mio vivere ogni evento come in dissenteria,
hanno versato inchiostro, enorme svista, nella cannula della gastroscopia
i medici anatomopatologi, e mi hanno diagnosticato la malattia invettiva,
associata a reflussi letterari, dilagati dall’esofago, a ossidarmi la gengiva.

Quando, cane cinico al collare, fiuto odor di malcostume o lezzo d’egopatia
non riesco a tollerare l’altro-nel-mondo, vittima d’abuso di xenofobia
dimentico ogni forma di fair-play, calo nella nebbia del Berserker,
incazzato nero come uno Zulu costretto a sopportare un afrikaner,
dico rom al sinti, sinti allo zingaro, zingaro al rumeno, rumeno al rom
non riuscirei nemmeno a trattenermi dall’urlare a Hitler aleikhem Shalom.

Se non vi digerisco sento dentro «uh, uh, uh» come Leonida alle Termopili,
identificando i vermi, che mi stanno intorno, coll’acuirsi del valore dei miei eosinofili
emetto, in eccesso, acido cloridrico e smetto di disinibire la pompa protonica
con la disperazione di un Mazinga mandato in bianco dalla donna bionica,
sputando, con l’accortezza del Naja nigricollis, ettolitri di cianuro
in faccia a chi, dandomi noia, sia condannato a sbatter la testa al muro.

Per comprendere l’ethos del mio vivere in assenza d’atarassia
barbaro che incontra un cittadino nella chora dell’anti-«poesia»,
sarete tutti, nessuno escluso, costretti a inoltrarvi in comitiva
nei meandri labirintitici della mia malattia invettiva.

(Pubblicata in Anterem, novembre 2019)

Ivan Pozzoni
Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha diffuso molti articoli dedicati a filosofi italiani dell’Ottocento e del Novecento, e diversi contributi su etica e teoria del diritto del mondo antico; collabora con numerose riviste italiane e internazionali. Tra il 2007 e il 2018 sono uscite varie sue raccolte di versi.

Dal 6 al 18 luglio  Parole a capo, la rubrica di poesia di Ferraraitalia, esce ogni mattina durante tutta la settimana. Per leggere tutte le puntate e tutti i poeti di ‘Parole a capo’ clicca [Qui]

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