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Matteo Bianchi: “Il mio duomo” e altre poesie

PAROLE A CAPO
Matteo Bianchi: “Il mio duomo” e altre poesie

Tempo di lettura: 3 minuti

Rubrica a cura di Gian Paolo Benini e Pier Luigi Guerrini

Care lettrici e cari lettori, grazie vostro sostegno, la rubrica neonata Parole a capo è subito decollata e sta avendo un ottimo riscontro. E’ quindi con grande gioia che vi informiamo che questo luglio si prospetta come ‘il mese della poesia’. Riempiremo la vostra estate di pensieri “in forma di parole”. Dal 6 al 18 luglio infatti la rubrica diventa quotidiana. Lasciando la domenica alla rubrica del ‘poeta di casa’ Roberto Dall’Olio,  Parole a capo uscirà ogni mattina durante tutta la settimana, proponendovi un/una poeta/poetessa diversi (o di versi, come preferite). Un modo per andare insieme oltre gli spazi angusti della realtà, una realtà da illuminare con la luce che ognuno di voi saprà accendere.
(I Curatori)

“La poesia richiede una lunga iniziazione, come qualsiasi sport, ma c’è nella vera poesia un profumo, un accento, un tratto luminoso che tutte le creature possono percepire” (Federico García Lorca)

Corpus Domini

Rifacendo il pavimento esterno del convento
nel giardino coperto dai mattoni
lontano dai cerchi immemori
degli alberi segati,
le ossa esili dei corpi appena nati
risorgevano a decine,
seppellite tra la terra pietrosa
e le grotte fognature.

Escluso il rosso dei coppi,
oltre i capricci della carne squamarsi,
il silenzio esterrefatto degli addetti
superava la febbre dei rosari
dietro le grate, farsi ombre
in questo Borgo dei Leoni.

 

Il mio duomo

Giganteschi i grifoni
e i draghi tra i turisti
e i colombi.

Finiscono qui le passioni,
da secoli non sfiatiamo i polmoni:
noi Estensi siamo filo-francesi
e traditori.

I graniti irrorati dagli attriti,
i fossili d’amor perduto
sotto i banchi.
La guardia gotica dei leoni stanchi,
Ferrara uccide sia i demoni
sia i santi.

Offrivo una moneta:
accendevo un diavolo
tra madonne del Duecento.
Era di Cristo l’entrata trionfale?
Mancavo di pazienza
nel lasciarmi trasportare dall’arte.

Sopra di me, dentro il Giudizio,
il tempo sudava dai loro corpi,
gocciolando, crepavano i colori.

 

Un significato

Un significato è un abito
e mi domando allo specchio
se mi stia addosso
il nostro,
se non sia troppo per me,
se io sia pronto.
Altrimenti andrei nudo
a zonzo.

(poesie tratte da La metà del letto, Barbera, 2015)

Matteo Bianchi
Ferrarese, 33 anni, si è specializzato in Filologia moderna a Ca’ Foscari sul lascito lirico di Corrado Govoni, sulla cui poetica ha curato l’ Annuario govoniano di critica e luoghi letterari (La Vita Felice, 2020). È libraio, giornalista pubblicista e collabora con quotidiani e riviste di settore. Ha pubblicato le raccolte Fischi di merlo (Edizioni del Leone, 2011), L’amore è qualcos’altro (Empirìa, 2013), La metà del letto (Barbera, 2015), Fortissimo (Minerva, 2019). Per Samuele Editore ha appena licenziato la curatela dell’antologia Dal sottovuoto. Poesie assetate d’aria.

Per leggere tutte le puntate e tutti i poeti della rubrica Parole a capo clicca [Qui]
Cover: foto di Beniamino Marino

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