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Stefano Peverin: “C’è un posto” e altre poesie
Tempo di lettura: 3 minuti

“La poesia intrattiene una relazione sconosciuta con la verità.”
(Werner Lambersy)

 

CONTAMINAZIONE

Tutto sembra diverso
mentre tutti sembriamo uguali
cani selvaggi speculano
sputando bava di odio e miseria
finti intellettuali sentenziano
sulla loro inetta ignoranza
la libertà coperta da teli bianchi
è sospesa sino a nuovo ordine
delatori e sciacalli
inondano le anime ferite

Sarà peggio il contagio del virus
o il contagio delle miserie dei vigliacchi?

 

POESIA SENZA FINE

Fu una mattina presto,
era d’estate con l’aria che profumava di evasione
non so perché, ma lei bussò alle porte del cuore,
d’improvviso una vampata di fuoco
mi avvolse sino a coprirmi

Fu di mattina presto,
l’alba colorava le mie stanze di tenui tinte,
gli odori dell’estate correvano incontro ai domani,
la luce, forte, illuminava nuovi orizzonti
facendomi sentire di nuovo a casa

Fu la mattina a farmi sentire il suo aroma,
confuso tra il caffè e la città che si muoveva,
lei, delicatamente, entrò dentro di me
facendo sentire il calore del suo abbraccio

Le sue spire mi avvolsero con passione,
le sue parole conquistarono il cuore
e riscaldarono i miei giorni
facendomi viaggiare in mondi nuovi e fantasiosi

Da quell’alba lontana, da quella estate
i miei giorni vivono tra le sue braccia
e lascio che siano le parole a conquistare l’anima

Benvenuta poesia, benvenuta dentro di me
non abbandonarmi mai
continua ad accompagnare i miei colori
e guidami,  giorno dopo giorno,
verso un futuro eterno

 

C’È UN POSTO

C’è  un posto in fondo alla valle
in cui ci si ritrova dopo essere caduti,
c’è  un posto, dopo l’arcobaleno
dove raccogliere le macerie,
C’è un posto, su in alto, tra le nuvole
dove ritrovarsi quando ci si è  persi,
C’è un posto, sull’altra riva del fiume
per camminare contro la corrente,
C’è un posto, nei vicoli oscuri
in cui si può  cadere senza curiosi,
C’è un posto, alla fine del mondo
dove cielo e mare si confondono
quasi a confondere le certezze della miseria umana,
C’è un posto, tra le pieghe delle emozioni
dove cercare la nostra serenità,
C’è un posto, dentro la mia anima
dove mi ritrovo scacciando i fantasmi

 

Stefano Peverin (1956). Ha sempre avuto grande passione per la lettura e per la musica, al punto che, nel lontano 1976, assieme ad un gruppo di amici, ha fondato la prima radio (allora si  chiamavano libere) di Ferrara: FERRARA CONTRORADIO, con l’intento di fare controinformazione. Ha ricoperto il ruolo di funzionario in un sindacato di imprenditori e da tempo è un lavoratore autonomo. Ha pubblicato poesie in alcune riviste locali e nazionali.

La rubrica di poesia Parole a capo esce regolarmente ogni giovedì mattina su Ferraraitalia. 
Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]
 

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