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Partigiani oggi, Paolo Ferrandi: “Scelgo ‘l’obsoleta’ uguaglianza e la capacità di dire no”

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Paolo Ferrandi, giornalista

Sono sempre un po’ a disagio quando mi chiedono di indicare “imprescindibili capisaldi” o “bussole dell’agire”. Il fatto è che spesso nella vita si naviga – o almeno io navigo – a vista. E non è neppure sbagliato. Però della triade classica – liberté , egalité, fraternité – sono particolarmente affezionato all’uguaglianza. Un po’ perché l’utopia dell’uguaglianza sostanziale è passata di moda con il crollo dei paesi comunisti (e anche lì c’erano quelli più “uguali degli altri”); un po’ perché anche l’ideale regolativo dell’uguaglianza delle opportunità ormai è dimenticato anche dai partiti (e movimenti) di sinistra in nome dell’efficienza definita in termini economici. E allora anche solo per testimonianza, dico uguaglianza. E poi la capacità di dire di no e di stare caparbiamente in minoranza, quando si pensa che sia giusto. Anche rischiando. Ma quello penso sia implicito nel concetto stesso di resistenza.

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