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Per non rimpiangere il patrimonio dell’umanità

1666 non è un richiamo ad un personaggio satanico, ma è l’anno in cui il Grande Incendio sconvolse l’architettura e la topografia di Londra determinando la fine anche della grande peste. Da ieri Parigi deve rimpiangere la perdita di Notre-Dame. Mentre sto scrivendo, il personale del Museo Nazionale del Brasile di Rio de Janeiro sta passando in rassegna i resti recuperati dall’incendio avvenuto il 2 Settembre 2018. Alcuni di loro hanno rischiato la vita per salvare oggetti preziosi mentre l’inferno ancora imperversava. Il Museo, fondato nel 1818, custodiva circa 20 milioni di oggetti rappresentanti il patrimonio geologico, biologico, archeologico e storico del Brasile. La perdita per i brasiliani è incalcolabile ed irrimediabile, ma il danno è anche per l’intera umanità. L’eredità della conoscenza contenuta nelle collezioni museali apparteneva a tutti noi. Ciò che è particolarmente sconvolgente è che la distruzione era prevedibile. Il museo ha sofferto per decenni di abbandono ed il sistema antincendio era completamente obsoleto. I costi per mantenere adeguatamente il museo erano una frazione infinitesimale dell’incredibile somma spesa per le recenti Olimpiadi. Le Olimpiadi sono durate poche settimane. Il museo, più antico del riconoscimento della Repubblica Federale del Brasile (1825), avrebbe dovuto sopravvivere per i secoli a venire. Così quanto Notre-Dame e tutte le altre cattedrali e musei al mondo.
La perdita del Museo Nazionale del Brasile è appena l’ultimo di una serie di recenti ed irreparabili danni al nostro patrimonio culturale. Il Museo Nazionale dell’Iraq è stato saccheggiato e pesantemente danneggiato durante la guerra del 2003. Lo stesso è successo per il Museo Nazionale dell’Afghanistan da quando è iniziata l’invasione russa durante gli anni ’80. E poi tutti i siti archeologici distrutti in Siria.
Una simile distruzione, a scala inferiore, avvenne a Chicago. Il palazzo originale, le collezioni e la biblioteca dell’Accademia delle Scienze di Chicago, il museo più antico della città, furono distrutti dal grande incendio del 1871. L’Accademia venne ricostruita e le sue attuali collezioni naturalistiche di incalcolabile valore scientifico rappresentano molte specie di organismi oggi estinti nella regione di Chicago.
Tutti i nostri musei, piccoli o grandi, e le relative biblioteche sono depositi del patrimonio della nostra regione, della nazione e del Mondo. I nostri musei sono molto più di un’attrazione (e richiamo turistico) per una mostra sui dinosauri o su Leonardo Da Vinci. Nascoste alla vista ci sono collezioni molto più grandi che documentano la portata della consapevolezza umana del mondo naturale e culturale. Le minacce ai nostri musei non sono solo il fuoco o le inondazioni, ma anche l’erosione della base di conoscenze posseduta dai curatori, gli specialisti nei contenuti delle collezioni e del loro valore scientifico.
Molti musei stanno soffrendo difficoltà economiche. Alcuni piccoli musei stanno chiudendo, altri riducono il personale. I fondi destinati ai musei civici, nazionali ed universitari si riducono sempre più. Negli Stati Uniti, ad esempio, i fondi destinati ai musei si sono ridotti notevolmente. Nel 2000 la città di Chicago finanziava il Field Museum con 7.4 milioni di dollari che sono diventati 5.4 nel 2013, somma mai più modificata. La perdita dei curatori scientifici è poi patologica anche per il famoso Smithsonian National Museum of Natural History di Washington D.C. Ci sono responsabili delle collezioni, ma non curatori scientifici. La perdita dei curatori significa che, mentre le collezioni possono essere mantenute, non c’è nessuno addetto ad implementarle, aggiornarle o utilizzarle pienamente. Uno studio appena pubblicato  suggerisce che nelle collezioni museali paleontologiche ci sono almeno 23 volte più località fossilifere che non località presenti nella letteratura scientifica pubblicata. In altre parole, per ogni dato scientifico ricavato, per esempio, da un esemplare fossile ben studiato ed esposto in una sala del museo, ci sono altri 23 dati scientifici in attesa di essere scoperti negli oscuri magazzini dell’istituzione museale. Sospetto fortemente che lo stesso sia vero per gli insetti, le piante, gli uccelli e tutti gli altri oggetti nascosti sugli scaffali dei musei e nelle cassettiere. Lo stesso fenomeno avviene anche nei musei archeologici e d’arte. Senza un personale adeguato queste collezioni, definite black data, non saranno mai descritte scientificamente ed in caso di disastro (e.g., terremoti, inondazioni, incendi) saranno perse per sempre.
I nostri musei sono la registrazione materiale diretta delle conoscenze scientifiche, tecniche e culturali nel tempo. Sono anche la prima esposizione alle meraviglie della Scienza e dell’Arte per molti bambini e rimangono una fonte di meraviglia e bellezza per gli adulti. Per non rimpiangere la loro perdita meritano ed hanno bisogno di essere supportati e protetti per continuare ad acquisire, catalogare, conservare, ordinare ed esporre beni culturali.

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