2 Luglio 2018

Perché la “Celeste”: il mio tifo per l’Uruguay in onore di Mujica, Tabarez e… della Spal

Gianfranco Maiozzi

Tempo di lettura: 5 minuti

Qualche motivo per sostenere in modo convinto e animato da grande simpatia la squadra guidata da Oscar Washington Tabarez “El Maestro”, di calcio e di vita, e il Paese che essa rappresenta sul campo dei Mondiali in corso di svolgimento in Russia. In ordine sparso… per dirla con Gep Gambardella. Perché all’inizio del mondiale il mio modesto ma convinto endorsement per la “Celeste” veniva trattato con sufficienza se non con qualche nota di dileggio specie da un caro amico romanista “ma hai visto chi c’hanno in porta? Un laziale! “. Pregiudizi? Sta di fatto che, attuale portiere del Galatasaray Fernando Muslera a parte – vedendolo all’opera ieri qualche perplessità in verità l’ha destata anche in me – i giocatori della Republica Oriental del Uruguay hanno vinto il loro girone a punteggio pieno senza prendere goal e battendo con un perentorio 3 a 0 i russi. Così dopo la splendida doppietta del “Matador’ al Portogallo negli ottavi (l’Uruguay gioca un brutto calcio cinico e speculativo diceva qualche pio esteta; può darsi ma il dialogo Cavani-Suarez-Cavani con il quale l’Uruguay è andata in vantaggio, riconcilierebbe con il calcio anche il più arrabbiato apostata di Eupalla; come avrebbe detto Gianni Brera). Mi sono preso la soddisfazione di telefonare ai miei scettici amici chiedendo loro notizie di quella Germania che tanto magnificavano alla vigilia. Ora spero di cuore che il 6 luglio a Nijni Novgorod, la mia nazionale elettiva batta anche la Francia, anche se sconfiggere i bleus cosi ben lanciati sarebbe davvero un’impresa. Con l’occasione: I giocatori della nazionale francese sono i Bleus non i blues! come dicono alcuni dissennati che almeno il francese basico dovrebbero saperlo. Blu in francese è bleu e in inglese blue. Blues sono i giocatori del Chelsea e temo che non sia una nota superflua. Una nota di simpatia invece va alla briosa musica dell’inno nazionale uruguaiano (qui molto bene eseguita dalla Banda Musicale della U.S.Navy)
Si tratta di un’aria tipicamente risorgimentale scritta da un musicista ungherese emigrato in sud America nei primi decenni dell’800. Fatte le più che debite proporzioni, ricorda un po’ l’ouverture della rossiniana “Semiramide” ma anche la “Bella figlia dell’amore”… in versione “Amici Miei”, e perfino la Marcia dell’Ernani… quella che “si risvegli il Leon di Castiglia”. Voglio dire che la musica di Franz Joseph poi Francisco José Debally è in qualche modo ” italiana” se non altro per ispirazione, e mi piacerebbe sentirla suonare qualche altra volta negli stadi russi ? Sempre in ordine sparso…, le motivazioni dico; Giuseppe Garibaldi… eroe dei due mondi cominciò a diventarlo seriamente in Sud America e più precisamente dalle parti di San Antonio, dove combatté la sua prima grande battaglia per la libertà del popolo uruguaiano. San Antonio, è nel distretto di Salto, la citta in cui il Generale riparò al termine della battaglia. E Salto, quando il caso dice la combinazione diceva Totò, è anche la città natale di… Edinson Cavani! Voglio ricordare ai compagni di fede calcistica nazionale che la bandiera uruguaiana ha pure i colori della nostra Spal! E poi c’è la celebre e celebrata ” garra charrua ” Dice Wikipedia che per una volta cito convintamente…”. Il termine charrúa, grazie alle imprese dei guerrieri da cui deriva, ha quindi acquisito nella storia il significato aggiunto di orgoglio, forza, grinta, unità di gruppo, coraggio e il combattere arditamente nonostante una sorte che sembra essere già segnata (ma che con la garra può essere ribaltata).” …E questo, se si vuole tocca in modo significativo le vicende di Mister Tabarez, la sua malattia, ed il suo specialissimo legame con la squadra. E anche, se pure in misura ben più lieve, gli alterni accadimenti di chi scrive. Eccome se può essere importante la “garra”… Aggiungo che il mio maestro di quinta elementare, educatore straordinario capace di fare appassionare gente di dieci anni alla matematica come al latino, era un toscano vissuto vent’anni a Montevideo prima di tornare in Italia. E poi due nomi: il Presidente emerito della Repubblica uruguaiana Pepe Mujica, famoso per il suo inseparabile Maggiolino Volkswagen e gli 800 € al mese che si faceva bastare per vivere, ma anche per la semplicità e la bellezza del suo pensiero. Da ultimo ma non ultimo, il padre dell’indipendenza uruguaiana José Artigas che …come ricordano gli Inti Illimani nella loro celebre canzone Simon Bolivar è la voce amica dal sud (“es la voz de José Artigas que tambien tenia razon…!”) E speriamo che abbia altrettanta ragione chi, nonostante le imprese di Ghiggia e Schiaffino siano lontanissime, dice che la ” Celeste ” può andare ancora avanti.



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Gianfranco Maiozzi

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