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Piccola grande storia di un amore che non finisce

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Tempo di lettura: 4 minuti

Sono bellissimi, sexy, affascinanti e seducenti, di una fisicità sorprendente, di quelle che avvolgono, attraggono, turbano, coinvolgono, un po’ sconvolgono. Lei, Elena (Kasia Smutniak), ragazza di buona famiglia, con ambizioni imprenditoriali, abbandonati gli studi, si mette a fare la cameriera in un caffè di Lecce, con il sogno di aprire un suo locale, insieme all’amico Fabio, gay e fantasioso. Lui, Antonio (Francesco Arca, l’ex tronista di “Uomini e Donne”, oggi interprete del “Commissario Rex”), meccanico, omofobo, forte, rude, ma con una solida cultura del corpo muscoloso pieno di tatuaggi (e per questo, estremamente virile), vagamente razzista, con un linguaggio spesso popolare e un po’ scurrile, insomma non proprio il classico buon partito per una ragazza borghese di provincia. Ma con l’amore non si dialoga. L’anno, il 2000.

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La locandina

I due s’incontrano e si scontrano in una giornata di pioggia, sotto la pensilina affollata di una fermata dell’autobus. Scatta la scintilla che lavora inesorabilmente sui contrari, che alla fine spesso si attraggono. Nasce un rapporto impetuoso, di passione, ma anche di grande e intenso amore. Elena e Antonio, contro il loro stesso ambiente, fatto di amici che li osteggiano e di un’amicizia da fronteggiare (la migliore amica di Elena, Silvia / Carolina Crescentini, esce inizialmente con Antonio ma s’innamorerà, a sua volta, dell’elegante e beneducato fidanzato di Elena, Fabio / Filippo Scicchitano), s’innamoreranno perdutamente e dovranno sostenere le prove della vita e, soprattutto, quelle della malattia che colpirà lei tredici anni dopo il loro primo incontro e il loro matrimonio. Ci sono anche una splendida Elena Sofia Ricci, esilarante zia eccentrica e ‘borderline’, una profonda Carla Signoris, madre della Smutniak nonché sorella della Ricci con cui darà vita a interminabili e spassosi battibecchi, Luisa Ranieri, per pochi minuti in scena ma impeccabile nell’interpretare l’amante napoletana kitsch di Arca e una toccante Paola Minaccioni, irriconoscibile nel ruolo di una malata terminale.

allacciate-cintureSiamo di fronte a una storia forte, intensa, drammatica, disegnata da donne e uomini comuni, fatta anche di ospedali, di sedute di chemioterapia, di capelli che cadono e parrucche, di magrezza, di occhi segnati, di tanta immensa sofferenza. La malattia di Elena è un vero sconvolgimento, un rendersi conto della propria inadeguatezza e piccolezza di fronte al mistero e alle tragedie della vita, ma, allo stesso tempo, rappresenta un’occasione inattesa per la coppia, quella per ritrovarsi, per ritornare al passato di giovani innamorati, ai luoghi dei loro incontri, ai colori intensi della passione che, alla fine, pare non essersi mai persa, l’entusiasmo delle promesse fatte nei momenti di speranza di un futuro felice, di un miracolo da compiersi. Ritrovato tutto ciò, a Elena e Antonio non resta che allacciare le cinture, stretti l’un l’altro, e ripartire. Con una speranza ritrovata e una forza nuova per combattere la terribile malattia. La loro piccola storia non è più una storia piccola.
Film intenso, pieno di passione, toccante e commovente.

“Allacciate le cinture”, di Ferzan Ozpetek, con Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Francesco Scianna, Carolina Crescentini, Italia, 2013, 110 mn.

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