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Piero Stefani: “Due proposte per il Meis e la festa del libro ebraico”

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Tempo di lettura: 2 minuti

da: Piero Stefani

Quando quattro anni fa diedi le dimissioni da direttore scientifico del Meis ero convinto di essermi messo nella condizione impotente che fu, per un evento di ben altra portata, dei socialisti italiani allorché nel 1915, in riferimento all’entrata in guerra del nostro Paese, lanciarono lo slogan «né aderire, né sabotare». A questa linea mi sono comunque attenuto, anche quando ho preso parte ad attività che coinvolgevano temi propri anche del Meis. Colgo l’occasione per ringraziare l’Accademia Corale Veneziani che da tre anni mi invita a collaborare al concerto della memoria.

Mi accorgo ora, grazie all’iniziativa dell’amico Baratelli, a cui va la mia riconoscenza, che il presidente Calimani avrebbe desiderato da parte mia una linea di condotta più interventista. Lo ringrazio e mi scuso con lui di non averlo capito nel corso degli scambi informali e privi di risentimenti personali che abbia avuto modo di avere in questi anni. Preso atto della sua disponibilità ne approfitto per lanciare due piccole proposte.

Come dimostrano tanti musei italiani, last but not least quello delle scienze di Trento, una percentuale ragguardevole dei visitatori è costituita da scolaresche. Il futuro museo Meis ha fin da ora un bisogno strutturale di farsi conoscere a livello nazionale nel mondo della scuola. Stante la non esaltante situazione scolastica attuale, la via più percorribile è quella dei concorsi. Perché il Meis non bandisce, in collaborazione con il Miur, un concorso nazionale su temi che gli sono propri? La cerimonia di premiazione potrebbe diventare un momento qualificante della Festa.

Ho da poco appreso che, in virtù di una notevole continuità istituzionale, la scrivania ufficiale del sindaco di Ferrara è la stessa che fu di Renzo Ravenna, il quale, come è noto, fu l’unico podestà ebreo d’Italia. Perché il Comune non delibera di dare, a tempo debito, la scrivania in dotazione al futuro museo? Collocata in un ambiente adatto e con distese sopra una copia del Corriere padano e di un quotidiano nazionale che annunciano le leggi antiebraiche del 1938 costituirebbe una efficace maniera museale per introdurre il discorso sugli ambivalenti rapporti tra ebrei italiani e fascismo.

Piero Stefani

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