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prima dell’Unificazione

Po e canapa trainano lo sviluppo dell’economia ferrarese
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STORIA DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE FERRARESE (TERZA PARTE)

Dopo la caduta del dominio napoleonico e con la restaurazione della potestà pontificia, l’economia ferrarese sembrò valorizzarsi grazie alla felice collocazione della città sul nuovo confine del Po. Basti pensare al porto di Pontelagoscuro, che vide intensificarsi sensibilmente il traffico di burchi da trasporto che scendevano e risalivano il fiume con vari prodotti agricoli e minerali.
Nel 1850, il segretario della Camera di Commercio Filippo Maria Deliliers pubblicò i suoi “Cenni statistici della provincia di Ferrara”, una interessante ed esaustiva indagine sull’economia e sulla società ferraresi, che andava ad aggiungersi alle analisi date alle stampe nel 1845 da Andrea Casazza nel suo “Stato agrario economico del Ferrarese”. I Cenni statistici del Deliliers riportano alcuni elementi di novità, in merito alla condizione economica ferrarese, che vale la pena di ricordare: «Il mondo agricolo ferrarese era ormai in pieno movimento, nonostante le tendenze economiche generali del periodo della Restaurazione non fossero favorevoli e volgessero piuttosto al ristagno. L’amministrazione comunale aveva accolto in qualche misura le istanze di progresso che si levavano dalla borghesia agraria e si era fatta promotrice della fondazione di un Istituto agrario, con annesso podere sperimentale, e di una Società agraria che, sotto il titolo di Conferenza Agraria, raccoglieva oltre un centinaio di soci»*.
Piuttosto modeste erano al contrario le attività manifatturiere, sebbene non mancassero segnali incoraggianti, come ad esempio l’impianto di una fabbrica di vetri e cristalli realizzata dal piemontese Giovanni Battista Brondi e di un’altra di cremor tartaro fondata da Costantino Bottoni, divenuta, quest’ultima, in breve tempo la terza per importanza nell’intero Stato pontificio. Grande successo riscosse invece l’opificio di Pontelagoscuro, costruito dal triestino Carlo Luigi Chiozza, per la produzione di saponi da toeletta. Ma la più eclatante novità, per la crescita dell’economia ferrarese, fu la straordinaria espansione del mercato interno ed estero relativamente alla coltivazione e alla lavorazione della canapa. Lo smercio di tale prodotto si allargò, soprattutto per merito della Comunità israelitica locale, fino alla Germania, all’Inghilterra, all’Impero asburgico. Il principale centro di produzione canapicola divenne il comune di Cento, per quantità e qualità del prodotto e per quantità degli operatori dediti alla filatura e alla tessitura.
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* F. Cazzola, Economia e Società (XIX-XX secolo), in F. Bocchi (a cura di), La Storia di Ferrara, Poligrafici Editoriale, Bologna 1995.

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