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La biblioteca (e i vituperati dipendenti pubblici) che non t’aspetti

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Biblioteche che ti bloccano il prestito per un mese perché hai riconsegnato il libro con un ritardo di sette giorni (Sala Borsa di Bologna); biblioteche che ti danno una penalità un po’ più compassionevole uguagliando i giorni del tuo ritardo con quelli di blocco dei tuoi prestiti (Ariostea di Ferrara). Addirittura biblioteche che ipotizzano di fare loro il metodo di “una sanzione pecuniaria a chi riporta il materiale in ritardo”. Che tristezza: la notizia era riportata il mese scorso sull’Unità-Emilia Romagna come proposta della rappresentante della Filcams-Cgil per finanziare i servizi appaltati del Comune di Bologna.
Poi ci sono le biblioteche che ti immaginavi tu, quelle dove il lettore è guardato con comprensione, che ti fanno entrare come un gradito ospite, ti consigliano, ti guidano. Bloccati o temporaneamente sospesi, a sorpresa e in piena crisi d’astinenza, può capitare di mettere il piede dentro a quella che viene definita una biblioteca di quartiere, la Rodari, a Ferrara in viale Krasnodar. Entri nell’edificio nuovo, semplice, tutto finestrato e c’è subito uno scaffale con libri in cerca di adozione, lasciati lì all’ingresso da persone che non sono più interessate ad averli, o che casomai hanno dovuto fare uno di quei traslochi generatori di orrore da scatoloni e allora lasciano lì i libri che in quelle occasioni si trasformano in puro peso. Piccole perle inaspettate: la raccolta degli articoli scritti da don Franco Patruno su cinema e arte, Colette, un piccolo atlante con illustrazioni a colori degli alberi. Poi si passa alla sala prestiti, dove ti vengono incontro nuovi arrivi, freschi di stampa e ben in evidenza per essere presi. Riviste di giardinaggio, musica e attualità. Tre computer sono accesi su Internet e davanti ci sono persone di colore venute apposta, in collegamento per guardare cose dei loro Paesi, per aprire la loro casella di posta o cercare informazioni utili a livello locale. Dei ragazzi sono seduti attorno a una grande scrivania forse per una ricerca scolastica, un padre con il figlio cercano un dvd per il loro fine settimana casalingo. C’è silenzio, ma un silenzio pacato e laborioso, niente di scostante.
Al banco dei prestiti una ragazza timidamente tira fuori i volumi da rendere e subito cerca di giustificarsi dicendo “in effetti credo di essere un po’ in ritardo”. La bibliotecaria Claudia Pirani la guarda sorridendo poi sposta lo sguardo sul monitor del suo computer. La giovane involontariamente stringe la mano con le unghie lunghe che ha e che devono conficcarsi un po’ nel palmo, ma l’addetta all’eventuale rimbrotto non aggrotta le sopracciglia, non la fissa intenzionalmente con occhi truci e commenta: “Sei giorni. Un ritardo ragionevole, direi. Prendi pure altri libri, se vuoi”. Le mani della ragazza si distendono, le sue labbra disegnano la stessa curva dell’espressione della bibliotecaria. Se ne va a caccia di libri e torna al bancone dove, nell’entusiasmo, anziché gli otto pezzi consentiti (tra libri, riviste, dvd), ne deve avere accumulati nove. Stavolta c’è il bibliotecario Andrea Poli che dice: “No, non mettere giù proprio ‘Acciaio’! Quello tienilo”. E lei lo tiene, lo porta a casa, magari lo legge e potrebbe essergliene pure grata. Grata della gentilezza, dell’incoraggiamento, del sorriso. Grazie bibliotecari Claudia e Andrea, grazie a tutte le persone appassionate che contraddicono i pregiudizi sui dipendenti pubblici scocciati e svogliati, grazie persone che fate il vostro lavoro con piacere e coinvolgimento e ci fate sentire in un mondo migliore. Il mondo dove i servizi sono possibili, facilitati, accoglienti.

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