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Pozzi bevitori e aree forestali di infiltrazione per evitare la grande sete

da: ufficio stampa A.N.B.I.

Francesco Vincenzi (Presidente ANBI – Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue): “E’paradossale ma ci preoccupa il rischio alluvione”

Si chiamano “pozzi bevitori” ed “A.F.I. – Aree Forestali di Infiltrazione”, due risposte innovative ai cambiamenti climatici, che stanno minando il regolare approvvigionamento idrico nel nostro Paese.
I “pozzi bevitori” sono manufatti che, inseriti nel terreno, permettono di “abbeverare” il sottosuolo con flussi idrici, adeguatamente deviati; le Aree Forestali di Infiltrazione sono invece terreni, dove una specifica sistemazione agricola favorisce la permeabilità del suolo.
“L’attuale anomala fase climatica, caratterizzata da un caldo record per la stagione e dalla perdurante assenza di precipitazioni, non solo sta fortemente danneggiando l’economia montana invernale, ma rischia di avere pesantissime ripercussioni sul prossimo andamento agrario, nonché per lo stesso approvvigionamento ad uso umano. I dati sulle riserve contenute negli invasi di nostro interesse, segnalano un costante abbassamento soprattutto al Nord; basti pensare che il lago di Como è all’8,8% della sua capacità, cioè circa 60 centimetri in meno della media, ma tutti i bacini lacustri settentrionali sono abbondantemente in deficit di riempimento. Se da un lato, ANBI chiede il varo di un Piano Nazionale degli Invasi per aumentare la capacità di trattenere le acque di piena da utilizzare nei periodi di magra, evitando al contempo il loro abbattersi sui centri abitati, dall’altro si stanno concretamente sperimentando nuove soluzioni locali per catturare le piogge, quando arriveranno.”
Ad annunciare l’impegno dei Consorzi di bonifica ad attrezzarsi per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici sulla disponibilità di risorsa idrica, è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e di Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), che prosegue: “A preoccuparci in questo momento è soprattutto l’aumentato rischio idrogeologico, causato da un terreno arso e paradossalmente impreparato a ricevere le grandi quantità d’acqua che, prima o poi, cadranno. Ciò accentuerà l’effetto ruscellamento con il pericolo conclamato di grandi quantità d’acqua, che si riverseranno a valle e quindi sui centri urbani. Gli oltre 180.000 chilometri della rete idraulica sono pronti in tutto il Paese a smaltire piogge anche intense, purchè non abbiano le caratteristiche di evento estremo “bombe d’acqua”, che rende inadeguato qualsiasi sforzo. Per contenerne gli effetti, serve un piano di interventi infrastrutturali, ricompresi in parte nell’annuale Piano ANBI per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, che prevede 3.335 interventi per un importo complessivo pari a circa 8.412.000 euro.

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