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Precisazioni di Ranieri Varese sul Polo Museale

Tempo di lettura: 4 minuti

da: Ranieri Varese

Sono stato più volte chiamato in causa sulla proposta di ‘polo museale’ e sulla attività di ‘Ferrara Arte’: significa che il tema è presente. Osservo che quando il dibattito scade nell’insulto (sono stato accusato di fare ‘sparate’ di essere ‘spocchioso’, ‘livoroso’) viene meno la utilità del confronto.
Provo a ritornare alle osservazioni iniziali. Continuo a ritenere che la formula ‘polo museale’ sia vuota: chi la utilizza non ne specifica né i contenuti né gli attori, non la aggancia ad alcuna normativa, a dati verificabili. Egualmente vuote le frasi sul ‘fare sistema’. Esiste una legge regionale, n. 18 del 24 marzo 2000, che prevede la istituzione del ‘sistema musei’; esiste un pronuciamento delle associazioni cittadine con proposte concrete. Le forze politiche che hanno approvato la proposta di ‘polo museale’, da ‘Forza Italia’ al ‘Partito Democratico’, possono predisporre e proporre un progetto e un articolato, definire contenuti e forme. Possono egualmente motivare perché non vogliono il ‘sistema’. Possono anche giocare.
Credo lecito dire che l’interesse e la qualità delle mostre varia; che la sede è ‘inadeguata’, che, vista la disponibilità del Castello, si può pensare ad altre soluzioni.
Ho già detto che ritengo come la presenza, ‘forte’, di ‘Ferrara Arte’ abbia condizionato, negativamente, l’attività dei musei in Ferrara. E’ interessante ricostruirne il meccanismo operativo. I soci della Fondazione sono due, Comune e Amministrazione Provinciale, eleggono un Consiglio di Amministrazione formato da tre persone. La Assemblea dei soci di fatto coincide con il consiglio di amministrazione. Oltre ai revisori dei conti nessun altro organo è previsto in statuto. La attività si deve svolgere ‘in collaborazione con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea’: a costo zero si presume.
Antecedente al 1992 -data della istituzione, Sindaco Soffritti- il meccanismo era questo: l’assessore competente portava in commissione consiliare o direttamente in giunta la proposta, passibile di modifiche, passava poi al Consiglio che poteva modificare, respingere o approvare.
Oggi il Consiglio è completamente esautorato; ripiana scelte avvenute all’esterno.
Visto che le mostre non sono tutte di arte moderna o contemporanea perché non è stata prevista una eguale collaborazione con le Gallerie d’Arte Antica ? In questo caso chi dà la necessaria consulenza al Consiglio di Amministrazione ? La competenza istituzionale e personale della dottoressa Pacelli si limita alla contemporaneità, non può essere costretta ad indicazioni che ne esulano. Come e chi sceglie ? come si forma la conoscenza per le decisioni ?
In bilancio vi è la voce ‘personale’, che incide per circa un quinto: :non dovrebbe esistere, visto che la parte operativa è demandata alle Gallerie d’Arte Moderna. Manca un ‘regolamento’ per le attività, esistono solo quello ‘di contabilità’ e quello ‘per le spese economali’. Il primo prevede cinque responsabili di settore. Coincidono con analoghe posizioni nelle ‘Gallerie’ ? sono pagati ? chi li ha nominati ? Il sito è abbastanza opaco. La fondazione, per statuto, lavora ‘sulla base di progetti triennali: non ve ne è traccia, così come delle relazioni al bilancio e delle deliberazioni. Ricordo che in Comune tali atti sono pubblici. L’obbligo ‘alla massima trasparenza’ pare ancora non assolto. Propongo di dedicare nei cataloghi delle mostre una paginetta alla illustrazione del progetto e dei costi.
Ho considerato le mostre degli ultimi 20 mesi. ‘Boldini Previati De Pisis’ 13/10/2012-13/1/2013 visit. 38.265; ‘Lo sguardo di Michelangelo Antonioni’ 10/3-9/6/2013- visit. 15.779; Zurbaran 14/9/2013-6/1/2014 visit. 65.274; Matisse 25/2-15/6/2014 visit. 126.644. Mi chiedo quale sia il filo che le unisce ? Mi chiedo, non solo sul piano turistico, che senso ha, su 20 mesi e su complessive 245mila presenze, concentrarne il 61% in tre mesi e mezzo ? Non è più opportuno costruire le condizioni per una presenza continuativa nei dodici mesi ? Non vale la pena discuterne utilizzando dati concreti e modi civili

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