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Da: Ibs+Libraccio

Sabato 23 febbraio alle ore 18,presso la storica sala dell’Oratorio San Crispino della libreria Ibs+Libraccio di Ferrara verrà presentato il libro “La lunga eclissi Passato e presente del dramma della sinistra” dall’autore Achille Occhetto.

Dialogherà con l’autore Massimo Maisto

Un’analisi lucida delle ragioni attuali della crisi, ovvero fatti e circostanze, personaggi e segreti della scena europea e mondiale dal dopoguerra ad oggi.

Achille Occhetto è stato l’ultimo segretario del Pci e il primo del Pds, il Partito Democratico della Sinistra che gli è succeduto nel 1989, alla caduta del comunismo sovietico, e autore della cosiddetta «Svolta della Bolognina», dal nome della sezione bolognese dove lui stesso proclamò la rottura degli ancoraggi ideologici e organizzativi alla tradizione leninista e sovietica. È quindi un testimone d’eccezione sia dei giorni sia delle ragioni del «declino della sinistra», o «delle sinistre» per meglio dire. Un declino che è cominciato allora e che oggi sembra giunto a un punto drammatico, per alcuni conclusivo, e che Occhetto preferisce chiamare «eclissi» per sottolineare che, se «il sol dell’avvenir» appare oggi oscurato, non è il tramonto definitivo. E infatti, nella parte finale di questo suo libro, nella pars, per così dire, construens, l’autore avanza molte proposte che possono andare sotto lo slogan della «contaminazione culturale della sinistra». Ma questa conclusione propositiva viene alla fine della stringente analisi delle cause e delle circostanze della crisi, che occupa in effetti la quantità prevalente del libro, il quale è soprattutto una analisi critica. Secondo l’anziano e autorevole leader la crisi viene da lontano. Dal modo di affermarsi della rivoluzione bolscevica. L’esito della rivoluzione, se da un lato fu premessa di un periodo di successi (successi favoriti dal trionfo dei fascismi e dalla seconda guerra mondiale), d’altro lato preludeva alla crisi radicale dei nostri giorni. Infatti, in primo luogo il bolscevismo trascinava con sé una concezione che divideva il mondo in due campi, il socialista e il capitalista, legando la sinistra a fare proprie, non tanto le ragioni progressiste universali, quanto quelle del «campo socialista», cioè dell’URSS (per di più stalinista). In secondo luogo, quella rivoluzione e l’autoritarismo che ne era seguito distruggevano la qualità intrinseca del pensiero e della pratica di sinistra, ossia il pluralismo culturale a favore di un dogmatismo intransigente. Un’analisi lucida delle ragioni attuali della crisi, ovvero fatti e circostanze, personaggi e segreti della scena europea e mondiale dal dopoguerra ad oggi, che non si limita all’esame teorico freddo, ma analizza e racconta insieme, faccia a faccia, la propria esperienza appassionata delle grandezze e delle cadute, dei bagliori e delle tenebre che furono l’immensa storia della sinistra.

Achille Occhetto (Torino, 1936) è stato l’ultimo segretario del Partito Comunista Italiano e il primo del Partito Democratico di Sinistra. Tra i suoi libri: Il sentimento e la ragione (1994); Governare il mondo. La nuova era della politica internazionale (1998); Secondo me. Brani di una sinistra difficile (2000); Potere e antipotere (2006); La gioiosa macchina da guerra. Veleni, sogni e speranze della sinistra (2013); L’Utopia del possibile (2016). Con Sellerio ha pubblicato Pensieri di un ottuagenario. Alla ricerca della libertà nell’uomo (2016) e La lunga eclissi. Passato e presente della sinistra (2018).

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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