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Project financing? No, grazie!

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Tempo di lettura: 3 minuti

da: I Candidati Consiglieri Regione Emilia Romagna del Movimento 5 Stelle, Circoscrizione di Ferrara

Fa riflettere il comunicato stampa in materia di sanità diffuso dal CENSIS lunedì scorso, dove emerge che “Negativo è anche il giudizio sulla chiusura dei piccoli ospedali: il 67% si dichiara contrario, perché costituiscono un presidio importante (44%)”. Vogliamo porre in proposito una domanda ai cittadini del ferrarese: volevate un ospedale costato più di 300 milioni di euro nel bel mezzo del nulla? Volevate un ospedale che per completarlo con le opere infrastrutturali e di viabilità è costato più di 500 milioni di euro? Cosa avreste pensato se vi avessero detto che ci sarebbero stati da pagare, dal momento dell’apertura, ulteriori 23 milioni di euro all’anno per 30 anni, oggi raddoppiati a più di 40 milioni di euro annui per 30 anni sotto il nome della famigerata finanza di progetto (project financing)? Il project financing è un meccanismo introdotto nel 1998 con la legge Merloni-ter e consiste nell’affidamento della progettazione, della realizzazione e della gestione di un’opera pubblica ad un investitore privato, il cui capitale sarà remunerato da entrate derivanti, in linea di principio, dalla gestione dell’opera per un periodo di tempo stabilito contrattualmente (mediamente 25 anni).
Si tratta di costruire Grandi Opere in parte con soldi pubblici, in parte con soldi privati, i cui costi totali finiscono regolarmente per gravare a carico dello Stato, e quindi su tutti i cittadini attraverso le tasse.
Il project financing consente all’impresa costruttrice privata di ottenere remunerazione per tutta la durata del contratto attraverso:
l’incasso del “canone di disponibilità” (vale a dire: “l’affitto dell’opera costruita”);
fornitura di tutti i servizi connessi (nel caso di costruzione di un ospedale si tratta ad esempio di manutenzioni edifici, servizi di pulizia, ristorazione per malati e dipendenti, ecc…).
Ciò significa che l’ente pubblico non ha alcuna possibilità di effettuare gare di appalto per ottenere condizioni economiche più vantaggiose.
Si tratta quindi di un vero e proprio mutuo contratto dagli enti pubblici che viene ripagato con tassi di interesse molto più alti di quelli di qualunque altro ottenibile dalla Cassa Depositi e Prestiti o da un Istituto di credito.
Il punto fondamentale è che il privato, a differenza del pubblico ha uno scopo imprenditoriale a tutti noto, ovvero quello di massimizzare il profitto.
Nella provincia di Ferrara la Grande Opera più importante (per capitale investito) è l’Ospedale di Cona. Ma altre sono in progetto (es: Cispadana).
Le imprese che si sono succedute nella costruzione sono la CoopCostruttori prima e la Progeste poi. Una struttura ospedaliera di tale grandezza è innegabile che debba avere “grandi numeri” affinché vi sia un abbattimento dei costi ed una conseguente remunerazione elevata per coloro che vi hanno investito del capitale.
La domanda sorge spontanea: l’investimento di Cona a chi ha fornito un guadagno? Come si può ancora avere fiducia nelle Amministrazioni comunali della Provincia di Ferrara ed in quella regionale dell’Emilia-Romagna dopo un tale scempio inflitto alla sanità ferrarese.
Come M5S riteniamo che a livello regionale questa forma di finanziamento non può e non deve più essere considerata proficua per la costruzione di opere pubbliche.

I Candidati Consiglieri Regione Emilia Romagna del Movimento 5 Stelle – Circoscrizione di Ferrara

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