Home > INTERVENTI > Psicologia in condominio

Psicologia in condominio

da: Claudio Riccadonna

Ogni anno, quasi due milioni di italiani fanno causa a qualche vicino per “questioni condominiali”, vedendosi, tuttavia, frequentemente respingere il ricorso di fronte al giudice di pace. Rappresentano, insomma,un numero altissimo di contenziosi, che corrispondono al 50% degli arretrati della nostra inefficace giustizia civile.
Risulta, e lo sappiamo tutti, non sempre facile gestire la coatta convivenza tra tante “teste” diverse, spesso ancorate alla convinzione di essere vittime incolpevoli, ma mai responsabili di un disagio altrui. Un’indisponibilità diffusa al venirsi incontro legata, forse, a vecchi rancori, l’assenza di una minima capacità di tolleranza, la mancanza della consapevolezza che il condominio non sia una realtà autoreferenziale, di proprietà esclusiva, ma un complesso di tanti, forse 40-50 appartamenti.
L’ANAMMI ( acronimo per associazione amministratori di immobili) ha individuato una classifica delle motivazioni più frequenti che portano al litigio: le “immissioni” di rumori ed odori, di vario genere( chi non ha mai avuto l’esperienza di condividere il fastidioso ticchettio dei tacchi di qualche “gentile” signora! O lo spostamento di mobili ad orari “proibiti”!); la collocazione non corretta in un’area condominiale di oggetti e mezzi di un singolo condomino, che utilizza quello spazio riservato a tutti quasi fosse una proprietà privata, a lui solo pertinente (l’automobile del recidivo “rompiscatole” parcheggiata in un luogo non autorizzato); i rumori in cortile, magari durante l’orario del silenzio (le “rimbombanti” pallonate sul muro calciate dal simpatico, si fa per dire, ragazzino ipervivace); l’innaffiatura del vicino sottostante a causa di piante gocciolanti o di bucato, probabilmente, non centrifugato, nonchè lo sbattimento di tappeti e di tovaglie che fanno piovere di tutto; la mancanza di “educazione civica” del solito fumatore “distratto” che con assoluta nonchalance getta i mozziconi dalla finestra. Ed altro ancora…
Certo che oggi, a fronte di queste numerose e complesse dinamiche di “sofferenza condominiale”, si richiedono inevitabilmente amministratori sempre più preparati e competenti che siano anche buoni “psicologi”, in grado di gestire in modo propositivo una riunione, che sappiano comunicare in forma assertiva, che siano in grado di appianare le tensioni tra vicini di casa, ricorrendo, nella necessità, a specifiche strategie di negoziazione.
Del resto, amministrare un condominio oggi è molto più impegnativo di un tempo. Non per niente con la riforma condominiale, si impongono agli amministratori una formazione sempre più adeguata ed un costante aggiornamento (la legge 220 del dicembre 2012 richiede che i nuovi amministratori abbiano frequentato un corso di formazione iniziale e lo svolgimento di attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale).

Claudio Riccadonna Ala

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi