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Pubblico in scena e Shakespeare si recita a soggetto

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Tempo di lettura: 3 minuti

STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
Romeo and Juliet, Delirio organizzato. Teatro Comunale di Ferrara, 22 e 23 febbraio 2000

Alcuni anni fa Paolo Rossi raccontò durante un suo spettacolo che un giorno, fermato da una pattuglia della polizia stradale per un semplice controllo, l’agente incaricato gli chiese le generalità e lui rispose: «Sono Paolo Rossi». E l’agente a sua volta replicò tendendogli la mano: «Piacere, Marco Tardelli». Ecco, forse il problema dell’artista comico Paolo Rossi è stato per un certo tempo quello di riuscire a farsi prendere sul serio. Ci ha provato anche con la satira politica, però ha continuato “solo” a divertire. Poi, dopo una malattia che lo ha tenuto lontano dalle scene e costretto alla degenza in ospedale per settimane, si è detto: «Ho cominciato col non riconoscermi in quello che facevo e a non vederne l’importanza. E di questo ho sofferto abbastanza. Perché è un lavoro che mi piace: sono un privilegiato, quindi devo sentirmi responsabile. E rischiare».

E così è nato “Romeo and Juliet”. Un progetto teatrale coraggioso e atipico, uno spettacolo dove pirandellianamente si recita a soggetto, con la differenza però che gli “attori” arruolati ogni sera fra il pubblico non solo non conoscono i ruoli che in qualche modo devono interpretare ma sanno di diventare personaggi solo nel momento stesso in cui vengono coinvolti. Sicché la dissacrazione della più famosa fra le tragedie di Shakespeare si trasforma in pretesto per un teatro di “rianimazione”, nel doppio senso di animazione spettacolare e di ri-animazione dallo stato catalettico in cui versa certa arte del palcoscenico. Dunque alla base di tutto c’è la tanto osannata e al contempo denigrata tradizione della commedia dell’arte o, com’è stata definita in Italia dal Cinquecento fino a Goldoni, commedia “all’improvviso”: senza un copione ma con un semplice canovaccio o soggetto sul quale improvvisare. Di suo, Paolo Rossi aggiunge la fantasia sardonica dell’istrione che chiama il pubblico a contribuire alla realizzazione dell’evento.
In una scena teatrale predisposta al “delirio organizzato” annunciato nel sottotitolo, con due televisori accesi sul palcoscenico ad uso di «quelli che si annoiano», per circa due ore succede di tutto: dalla riscoperta di certi intrinseci significati del testo alla generale demifisticazione, dai momenti di rispettosa recitazione del copione al caos del “dietro alle quinte” nelle le prove più impegnative. L’insieme condito con la parodia, mutatis mutandis, di una sorta di pirandelliano teatro nel teatro. L’ostilità fra i Montecchi e i Capuleti viene espressa da un generale scambio di insulti di una metà degli spettatori contro l’altra metà, la casa di Giulietta è trasformata in una discoteca e il suicidio di Romeo in uno spot di pasticche alla menta.

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