Home > ALTRI SGUARDI > Quando la passione per l’arte bruciava più della politica: la figura di Alfonso I d’Este nel nuovo volume di Vincenzo Farinella

Quando la passione per l’arte bruciava più della politica: la figura di Alfonso I d’Este nel nuovo volume di Vincenzo Farinella

farinella-alfonso-este
Tempo di lettura: 6 minuti

Venerdì 20 marzo alle ore 15, presso la sala dei Comuni del Castello estense, l’Associazione amici dei musei e dei monumenti ferraresi presenterà in prima nazionale l’importante volume di Vincenzo Farinella* dal titolo “Alfonso I d’Este, le immagini e il potere: da Ercole de’ Roberti a Michelangelo”, esperto di arte italiana del Rinascimento e professore associato di Storia dell’arte moderna all’Università di Pisa.

Alfonso I d’Este (1476-1534) rappresenta un caso esemplare, nell’Italia rinascimentale, del rapporto strettissimo esistente tra mecenatismo artistico e attività politica: il duca di Ferrara fu infatti uno dei mecenati più acuti ed esigenti della sua epoca, mosso da una sincera passione per le arti. Paolo Giovio, il grande storico comasco che di Alfonso I scrisse una fondamentale biografia, ricorda che il signore estense stupiva e in fondo anche scandalizzava i suoi contemporanei per un eccentrico interesse rivolto alle arti meccaniche, praticate in prima persona, senza timore di sporcarsi le mani: non solo partecipava alla fusione dei cannoni che posero Ferrara all’avanguardia della tecnica bellica cinquecentesca, ma si dilettava a lavorare nei laboratori di corte, producendo vasellame in ceramica, oggetti di legno intagliato e forse anche esercitandosi nell’attività pittorica. Questo profondo interesse per le arti, insieme alle inclinazioni famigliari testimoniate da due grandi committenti, i genitori Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona, e la sorella, Isabella d’Este Gonzaga e rinsaldato dal rapporto di amicizia che lo legò negli anni della giovinezza ad un grande maestro come Ercole de’ Roberti, lo spinsero, una volta diventato duca nel 1505, non solo a servirsi di “artisti di corte” modernissimi, come lo scultore veneziano Antonio Lombardo e il pittore padano Dosso Dossi, ma a richiedere opere anche ai massimi del suo tempo, da Fra’ Bartolomeo a Tiziano, da Raffaello a Michelangelo, con la lucida volontà di trasformare Ferrara in una capitale dell’arte italiana.

Per ricostruire la figura di Alfonso I d’Este è risultato necessario ripartire dalla sua biografia: un’esistenza avventurosa, sempre vissuta da principale protagonista di quel drammatico trentennio iniziale del Cinquecento che vide l’Italia diventare territorio di conquista da parte delle grandi potenze europee. Alfonso si allea prima con la Francia e poi con l’Impero e scontrandosi con la Chiesa romana (tanto da essere scomunicato da ben tre pontefici, Giulio II, Leone X e Clemente VII ), ma riuscendo comunque a salvaguardare la libertà di Ferrara e dello stato estense. Non esistendo una ricostruzione moderna affidabile della vita di Alfonso I, Marialucia Menegatti, con la sua profonda conoscenza degli archivi di Modena, Ferrara e Mantova, si è impegnata in una vastissima ricognizione volta a realizzare una vera e propria cronistoria biografica dove appuntare, anno per anno, gli eventi che videro il duca protagonista: un’appendice che occupa oltre 200 pagine del volume, destinata a diventare una più vasta opera autonoma, con l’obiettivo di fornire finalmente agli studiosi quella base di dati storico-archivistici necessaria per riconsiderare il ruolo storico giocato da Alfonso I nelle “guerre d’Italia”.

Il riesame delle principali commissioni artistiche del signore di Ferrara, a cui Vincenzo Farinella si è dedicato ormai da quasi un quindicennio, seguendo passo passo la vita di Alfonso I d’Este, ha così potuto approdare a una chiara prospettiva del nesso arte/politica evidentissimo nella maggior parte delle opere patrocinate da questo mecenate, così appassionato e al tempo stesso così lucidamente conscio del significato ideologico delle arti visive. Così lo studiolo del duca nel suo appartamento privato in Castello, decorato dallo splendido apparato di marmi cesellati da Antonio Lombardo, viene letto come una risposta alla congiura ordita dai fratelli del duca e come un tentativo di realizzare uno “specchio del principe”, dove delineare le virtù morali e i modelli politici necessari ad un’attività di buon governo. Le scintillanti miniature di Matteo da Milano per il Libro d’Ore di Alfonso risultano una testimonianza della vera e propria guerra per immagini ingaggiata con Giulio II, mentre anche un capolavoro come il Cristo della moneta di Tiziano può essere interpretato come un’arma ideologica nel duello senza esclusione di colpi che ha contrapposto il duca estense a Leone X. Del camerino delle pitture, l’impresa più ambiziosa e prestigiosa del mecenatismo di Alfonso I, viene analizzata la complessa iconografia dei dipinti di Giovanni Bellini, Dosso Dossi e Tiziano, incentrata sulle figure esemplari di Bacco, Venere ed Enea, avanzando anche una nuova ipotesi ricostruttiva dell’ambiente dove si erano concentrati alcuni dei massimi capolavori del primo Cinquecento, come ad esempio il tizianesco Bacco e Arianna ora alla National Gallery di Londra. Infine si dà conto di altre importanti commissioni ducali, tra cui la perduta Leda richiesta a Michelangelo, un’estrema allegoria politica affidata a Tiziano oppure il mirabolante Giove pittore di farfalle di Dosso per la “delizia” del Belvedere. La rievocazione di questo luogo di ozio e di piacere, posto su un’isoletta in mezzo al Po, ad un passo dalle mura della città, completamente distrutto quando Ferrara a fine Cinquecento cadde nelle mani rapaci delle “arpie romane”, è affidata, oltre che all’esame delle opere d’arte realizzate per decorarlo, alla ristampa, in coda al volume, e alla traduzione curata da Giorgio Bacci, del poemetto Pulcher visus di Scipione Balbo, dove, al pari delle celebri ottave dell’Orlando furioso dedicate a questo “paradiso del principe”, viene evocata l’ambizione di creare un’immagine di quella mitica età dell’oro che il principe prometteva ai suoi sudditi.

* Vincenzo Farinella è professore associato di Storia dell’arte moderna all’Università di Pisa. Ha studiato l’arte italiana del Rinascimento nei suoi rapporti con l’antichità classica, pubblicando numerosi libri e contributi. Si occupa inoltre di pittura dell’Ottocento e del primo Novecento. Tra le sue ultime pubblicazioni, “Raffaello” (Milano 2004) e “Dipingere farfalle. Giove, Mercurio e la Virtù di Dosso Dossi” (Firenze 2007).

Vincenzo Farinella, “Alfonso I d’Este, le immagini e il potere: da Ercole de’ Roberti a Michelangelo”, con la “Cronistoria biografica di Alfonso I d’Este di Marialucia Menegatti” e il “Pulcher visus” di Scipione Balbo, a cura di Giorgio Bacci, Milano, Officina Libraria, 2014, pp. 1042 con 319 figg. in bianco e nero e a colori.

Commenta

Ti potrebbe interessare:
LA VIGNETTA
Arte e politica
PER CERTI VERSI
Via Arianuova
Il misoneismo e le mistificazioni macroeconomiche
DIARIO IN PUBBLICO
Il règime del Generale Figliuolo

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi