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Quella notte del ’43

di Cristiano Mazzoni

Il muro del castello, fronte farmacia,
bagnato dalla nebbia, nata da questa città,
umidità e sangue, punti rossi sparsi
tra le pietre.
La fumana, sale dal fossato,
si arrampica sullo splendore, della quattro torri.
I corpi a terra, inerti, spogliati della vita,
come monito, come simbolo di morte,
la firma dell’aberrazione.
Sono abbracciati, contorti e immobili,
hanno freddo, il porfido luccica,
riflette l’orrore, assorbe l’odore,
Ferrara sprofonda, senza fiato.
Una passante li guarda, con timore e pietà,
i fascisti, nere anime senza coraggio,
né umanità, uccidono persone inermi,
e c’è chi ora, oggi rimpiange il male.
Guardateli quei corpi a terra,
voi che non leggete la storia,
inginocchiatevi di fianco a loro,
accarezzate i loro capelli fradici,
e chiedetegli perdono.

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