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Rapporto sugli “sbilanci” delle famiglie

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Secondo un’indagine condotta dalla Banca d’Italia sui redditi e la ricchezza delle famiglie italiane nel 2012, le condizioni economiche dichiarate dalle famiglie intervistate sono peggiorate. Nel Rapporto sui bilanci delle famiglie si legge che tra il 2010 e il 2012 il reddito familiare medio è calato in termini nominali del 7,3%, quello equivalente del 6%, mentre la ricchezza media è diminuita del 6,9%. Il reddito equivalente, una misura pro capite che tiene conto della dimensione e della struttura demografica della famiglia, è stato in media pari a circa 17.800 euro annui (1.500 euro al mese). L’indicatore è superiore per i laureati, i dirigenti e gli imprenditori (che percepiscono tra i 2.350 e i 2.700 euro al mese), mentre gli operai, i residenti nel Mezzogiorno e gli immigrati presentano valori medi inferiori (intorno ai 1.000 euro al mese). In una posizione intermedia si collocano gli impiegati, gli altri lavoratori autonomi e i pensionati (1.700-1.900 euro).

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Variazione storica delle tipologie delle famiglie italiane

Il deterioramento delle condizioni economiche in termini di reddito equivalente, si legge nel rapporto, “è stato più accentuato per i lavoratori indipendenti rispetto ai dipendenti e alle persone in condizione non professionale”. Il reddito equivalente “si è ridotto per tutte le classi di età, tranne che per gli over 64 anni, per i quali è rimasto invariato. Per le classi di età più giovani, invece, il reddito equivalente diminuisce significativamente rispetto alla media generale”.
Sono i giovani infatti i più penalizzati: negli ultimi vent’anni il reddito equivalente è calato di 15 punti percentuali nella fascia 19-35 anni e di circa 12 punti in quella 35-44. Sul versante della disoccupazione, secondo gli ultimi dati Istat del novembre 2013, a fronte di una disoccupazione generale del 12,7%, si registra un tasso record di disoccupazione giovanile del 41,6%, il massimo dall’inizio delle serie storiche, ovvero dal 1977.
In Italia non cresce solo la disoccupazione, ma anche la povertà. Nel nostro paese la quota di povertà è salita dal 14% del 2010 al 16% del 2012, e un povero su tre è immigrato. Bankitalia individua la soglia di povertà con un reddito di 7.678 euro netti l’anno, 15.300 euro per una famiglia di tre persone. Una famiglia su tre, continua l’indagine, non riesce ad arrivare a fine mese, ed “è diminuita la percentuale delle famiglie che segnalano che le proprie entrate sono del tutto sufficienti a coprire le spese” dal 39% del 2010 al 32,3% del 2012”.
Più del 12% degli occupati non riesce a vivere con lo stipendio che percepisce. In Europa, solo Romania e Grecia fanno peggio, con oltre il 14%. Ma l’Italia si presenta come il posto peggiore per chi ha perso il lavoro e ne cerca un altro. Le possibilità di trovare un’occupazione entro un anno si aggirano attorno al 14-15%, le più basse tra tutti i membri dell’UE.
Aumenta la povertà e aumentano anche le disuguaglianze. Sempre nel rapporto della Banca d’Italia si legge che il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% delle ricchezza netta familiare totale (45,7% nel 2010). A ciò si aggiunga che il 10% delle famiglie con il reddito più basso percepisce il 2,4% del totale dei redditi prodotti, mentre il 10% di quelle con redditi più elevati percepisce una quota del reddito pari al 26,3%. Il dossier spiega che “l’aumento osservato nella disuguaglianza della ricchezza è in parte attribuibile al calo del valore delle abitazioni, che è risultato di maggiore intensità per le famiglie meno agiate.”
Le differenze sono anche regionali, e riflettono una spaccatura osservabile anche in altri settori: mentre il Centro e il Nord sono le due aree geografiche con la ricchezza mediana più alta, rispettivamente circa 216.000 e 150.000 euro, il Sud e le Isole si aggirano attorno ai 100.000 euro.
Anche l’Istat ha rilevato come il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2012 sia diminuito rispetto al 2011. Le regioni con le riduzioni più marcate sono la Valle d’Aosta e la Liguria (-2,8% in entrambe), seguite da Toscana (-2,3%), Lazio ed Emilia-Romagna (-2%). Se consideriamo invece il reddito disponibile per abitante, la nostra regione presenta un valore tra i più elevati a livello nazionale (21.039 euro contro una media italiana di 17.948 euro), ma passa dal secondo posto del 2009 al terzo del 2012, dopo la provincia autonoma di Bolzano e la Valle d’Aosta.

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