Home > OPINIONI > Renziani o non renziani, lavorare tutti insieme per cambiare passo

Renziani o non renziani, lavorare tutti insieme per cambiare passo

renziani-non-renziani-lavorare-tutti-insieme-cambiare-passo
Tempo di lettura: 4 minuti

La sola lettura dello scritto sulla svolta renziana di Ernesto Galli della Loggia, pubblicato giorni fa sul Corriere della Sera, aiuta a capire non solo le scontate resistenze e i mille sgambetti che il Presidente del consiglio incontrerà, ma che occorre andare oltre quelle riflessioni, perché il nostro Paese ha bisogno del sostegno di molti, anzi di moltissimi, per tirarne su le sorti.
Dentro alla nuova politica non ci sono solo annunci, non si tratta solo di proposte: è un grande pacchetto di atti di governo, parlamento compreso ed europa inclusa, che alimentati da grande speranza e tanto entusiasmo affrontano concretamente i veri problemi e le difficoltà dell’Italia.
Alcuni diranno che gli effetti saranno devastanti, che Renzi è senza esperienza e che questo governo è una delle sue ultime avventure, che non sta né a destra né a sinistra, che pensa ad un risorgimento fiorentino; ne inventeranno tante e si riempiranno le pagine dei giornali, i telegiornali, i talk show, e di queste opinioni ne risentiranno tutte le borse da Londra a New York, da Francoforte a Tokio.
La narrativa del Corriere, poi, entra più nel dettaglio e dice dell’Italia antirenziana: “spiccano settori di establishment anche se guardano al centrosinistra, pezzi di Confindustria, l’alta burocrazia, manager, commentatori e giornalisti Rai, un pezzetto della sinistra antica ed ideologica, quasi tutta la nomenclatura e gli apparati del Pd da Roma in giù, settori della Cgil (direi di no il Landini della Fiom), le municipalizzate e dintorni, i no dell’irpef e quelli che hanno i soldi in svizzera”, ma l’elenco è ancora lungo.
Da ferraraitalia online, in più circostanze, i collaboratori del quotidiano si sono soffermati sulle tante devianze e distorsioni che attanagliano il nostro Paese, un paese che non cresce da troppi anni, ma anche un territorio ferrarese che annaspa, ansima, arriva sempre dopo e non porta ad una visione.
Non si tratta, quindi, di sposare una tesi e di stare con Renzi, si tratta, soprattutto, di contribuire alla svolta, di cambiare passo, anche volto, avere la visione, guardare al futuro, dare speranza e quel tutto che è largamente condiviso, oltre gli schieramenti.
Ormai anche i bambini delle nostre scuole materne (che sanno un po’ di inglese) sanno cos’è la spending review e dove deve incidere l’azione di risanamento, togliendo il di più, gli sprechi e la corruzione.
Le famiglie, analizzando le bollette di gas, acqua, nettezza urbana, oneri e fiscalità locali, cominciano a fare l’analisi delle loro voci e, comparandole, vedono troppe diversità, importi innaturali, alcune assurdità e giustamente non ci stanno, si ribellano.
Se pensiamo anche alle multe, sembra più una persecuzione che un educare, se ti serve un certificato, un’autorizzazione, un permesso ti metti, spesso, con le mani nei capelli per tempi e costi esosi; se, infine, devi fare una visita medica, un prelievo, prenotare un’urgenza, spesso è meglio andare da un privato a pagamento, così almeno è fatta!
Questi sono i troppi vizi dell’Italia, sono una quotidianità di comportamenti pubblici e abusi privati, in un bisticcio insopportabile che ci trasciniamo da troppi anni e di cui non se ne può più, veramente più,
Il 25 maggio, purtroppo solo la domenica, andremo a porre una croce per l’Europa (una nuova e diversa Europa però), per il nostro Comune (e sono molti nel ferrarese, città compresa) e sceglieremo il Sindaco e la coalizione per un governo municipale.
Mi è capitato di sbirciare nei programmi elettorali, su come realizzarli, se le risposte sono concrete e sostenibili: in alcuni mi è parso di trovare interesse, su altri ho visto quasi il vuoto e comunque l’assenza di un raccordo di sistema e di reti, e uno sguardo corto rivolto all’ingiù.
La revisione della spesa del Comune e delle aziende municipalizzate è lasciata alla lanterna di Diogene, i fondi strutturali cofinanziabili agli occhi lacrimanti del topino che non trova il ‘formaggio grana’.
Peccato, pare che ancora una volta si tratti di un’opportunità mancata ma, essendoci ancora un po’ di tempo, speriamo in bene e che si pensi finalmente a servire quel benedetto bene comune.

Commenta

Ti potrebbe interessare:
Complessità
DAL VECCHIO AL NUOVO
La crisi della democrazia nell’era della complessità
SCHEI
Non è un paese per vecchi
RAZZA PADRONA:
quando il bicchiere è sempre più pieno
PANDEMIA: CHI CI GUADAGNA
Riparte l’economia, salgono i profitti e cresce la diseguaglianza

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi