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Da: Valter Zago già Presidente del Parco del Delta del Po dell’Emilia-Romagna

Quando la realtà supera la fantasia. Mi aspettavo prima o poi una risposta del Sindaco-Assessore all’urbanistica-Presidente del Parco, l’uno e trino Marco Fabbri. E vi ho anche un po’ fantasticato sopra nella lunga attesa di una sua replica. Ma mai avrei immaginato di venire incolpato gratuitamente di disinteresse, addirittura pluridecennale, verso il destino dell’ex zuccherificio da colui che torna a qualificarmi come un ‘dinosauro’ della politica.

Da parte mia, eviterò di chiamarlo un’altra volta ‘novello troglodita’, non solo perché il passar del tempo è stato particolarmente inclemente con lui, ma per dettagliare piuttosto quanto ho già lamentato, e avanzare costruttivamente una proposta alternativa.

Una premessa, a questo punto, è essenziale. Innazitutto il Comune di Comacchio e, poi, la Sipro sono state le prime vere vittime sacrificali del fallimento clamoroso della realizzazione della ‘Idrovia padano-veneta di quinta classe’. Certificato emblematicamente proprio dalla stessa ‘Agenzia per lo sviluppo’ con la proposizione del progetto in questione, che con l’idrovia, pur affacciandovisi, non c’entra nulla.

Il Comune di Comacchio aveva in passato scommesso molto su tale ‘grande opera’. E, tempestivamente, subito dopo la sottoscrizione dell’intesa tra Stato e Regioni padane, nel 1999, per la riqualificazione della suddetta via d’acqua, andò a prevedere nel suo nuovo Piano regolatore la trasformazione delle vasche dell’ ex zuccherificio in darsena commerciale, al servizio delle imbarcazioni fluvio-marittime, con annesso collegamento ferroviario.

Pochi anni dopo emersero i primi dubbi su questo tipo di crescita del sistema portuale di Comacchio. Come è ben testimoniato proprio da un video ufficiale di Sipro del 2006, che consiglio di vedere in ‘rete’, perché meglio di tanti discorsi dà conto di quella incertezza. Nel video sono proposti due scenari: uno appunto portuale e l’altro terziario, curvato sul turismo, con tanto di campo da golf, come meglio specificato in un’altra documentazione targata Sipro di dieci anni dopo, anch’essa ben reperibile in ‘rete’.

Le norme di attuazione del Piano di Stazione ‘Centro-Storico di Comacchio’ del Parco del Delta sono una precisa manifestazione di volontà istituzionale derivante anche da quel clima d’incertezza e da quei ripensamenti. In particolare lo sono i suoi articoli 25, 26 e 27.

Proprio il primo di questi rende esplicito l’orizzonte d’attesa sia del Parco che del Comune su tutto l’areale dell’ex zuccherificio. Al suo comma 7 si afferma che qui è consentito “l’insediamento di servizi alla navigazione interna compresa la piccola cantieristica limitatamente alle imbarcazioni ad uso turistico e diportirstico, servizi al trasporto delle persone, servizi ricettivi turistici, piccole attività commerciali, strutture di servizio fieristico-congressuale e strutture per l’accessibilità da ovest al centro-storico”. E’ quindi inconfutabile, sulla base di questo testo, l’annullamento della previsione del Piano Regolatore di una darsena commerciale.

Il secondo articolo vieta espressamente al comma 3 “l’alterazione del profilo del terreno, salvo che per le attività previste dal successivo comma 4”, tra cui non c’è – nemmeno a cercarlo con il lanternino – il caso di un deposito di terreni, come quello promosso ora da Sipro.

Quello successivo, che tratta al comma 11 espressamente delle vasche dell’ex zuccherificio, precisa che “sono da favorirsi gli interventi di rinaturalizzazione e di ampliamento delle superfici ad acqua”, tra cui possono ben annoverarsi – credo io – le due precedenti pensate di Sipro sopra ricordate e non certamente l’accumulo in dieci anni – la ‘rinaturalizzazione’ di un terreno di soli 22 ettari più lenta della storia dell’umanità – di ben 250.000 metri cubi di terreni già inquinati e poi bonificati provenienti in teoria da qualsiasi luogo del Pianeta; e movimentati da circa 7.000 automezzi.

Dice Sipro che, ‘bellezza’, questa è l’economia circolare. Di cui vuole diventare maestra nella promozione dell’arte del riciclo. Ben venga anche questa sua nuova specializzazione. Ma c’è luogo e luogo dove esercitare tale innovativa modalità di business.

La ‘nuova idea di Delta’, che informa esplicitamente la ‘Relazione PO’ proprio del Piano di Stazione ‘Centro-Storico di Comacchio’, va in ben altra direzione, volendosi e dovendosi misurare pure con le tante sfigurazioni prodotte in passato dalle bonifiche e non solo da queste. Per sanarle pazientemente e sapientemente laddove è ancora possibile e ragionevole farlo, come nell’areale dell’ex Cercom. E come, ben più autorevolmente di me, ha recentemente ricordato l’Assessore regionale Donini, rispondendo ad una interrogazione consiliare proprio a tale rigrado.

In poche parole, il Delta e Comacchio – anche in passato, sempre in nome del progresso – hanno già più che doviziosamente e scriteriatamente dato. Stop quindi a nuove avventure tipo la ‘fabbrica delle polveri’ e promozione, invece, di una ‘nuova idea di Delta’. Questo dovrebbe essere innanzitutto il mestiere del Parco del Delta del Po. Il condizionale, fino a prova contraria, è d’obbligo.

Si prenda ad esempio la giusta volontà del Parco, a proposito delle vasche dell’ex zuccherificio, di favorire “gli interventi di rinaturalizzazione e di ampliamento delle superfici ad acqua”, una volta tramontata l’idea di una portualità commerciale di Comacchio.

Nelle campacce vallive di Cona e Verdone, lungo il Canale Ungola, che collega i casoni Foce, Coccalino, Pegoraro e Serilla, nella seconda metà degli anni ottanta, è stata realizzata una fine e ben riuscita sperimentazione di ingegneria ambientale sotto la guida della Lipu e della consorella inglese RSPB (Royal Society Protection Birds) ed in particolare del suo responsabile, il leggendario ed indimenticato Bob Scott, con la progettazione e costruzione di dossi di nuova e scientifica concezione, il controllo dei livelli idrici, la realizzazione di punti di osservazione attrezzati.

Il Parco, poi, negli anni 2004-2006, ha svolto un fondamentale monitoraggio degli uccelli acquatici nidificanti in tutto il suo areale; e lo ha tutto pubblicato, riportando pure i nominativi dei tanti e qualificati esperti che vi hanno preso parte.

Sono sicuro che, se il Parco, oggi, li convocasse per interpellarli sulla migliore applicazione delle norme del Piano di Stazione relative alle vasche dell’ex zuccherificio, sarebbe invitato da questi esperti a replicare l’esperienza delle campacce di Cona e Verdone. Con il vantaggio di poter contare – a differenza delle zone umide di Comacchio, che sono tutte sovrasalate – sull’utilizzo di acqua dolce e su di un più efficace controllo dei livelli idrici.

E di potere realizzare tale replica subito e non tra dieci anni, per la gioia dei birdwatchers. Subito dopo, comunque, la necessaria e non facoltativa, verifica delle potenzialità archeologiche su tutto l’areale dell’ex zuccherificio, ad incominciare proprio dalle vasche.

Il tutto con il giusto interesse, in primo luogo di Sipro, che vedrebbe così meglio e al più presto valorizzata la restante parte dei suoi terreni, per promuovervi la realizzazione di quanto previsto dal Piano di Stazione al servizio della più alta qualificazione dell’industria turistica di Comacchio e del Delta.

Concludendo, mi preme contestare la sicumera, propria degli stolti, con cui Fabbri liquida, come false, le mie considerazioni sulla illegittimità dei nulla osta rilasciati dal Parco per il progetto Sipro sulle vasche saccarifere. E che mi portano a sollecitare da parte della Regione il loro annullamento.

Sotto il naso di Fabbri passa ben di peggio. Come la proposta della Direttrice del Parco indirizzata al Dirigente di Territorio, Sviluppo economico, Demanio del Comune di Comacchio di variare proprio il Piano di Stazione Centro-Storico di Comacchio in relazione al progetto della ‘fabbrica delle polveri’, quando invece il potere di farlo spetta ad altri e non a lei. Richiesta, questa, poi reiterata a distanza di poco tempo, senza che il Comune ne contestasse la forma, che in questo caso è pure sostanza. Ad incominciare dal Sindaco-Assessore all’Urbanistica-Presidente del Parco del Delta tuttofare.

Che la Direttrice, mossa da ecceso di zelo, abbia voluto forse evitare che il Presidente del Parco si venisse a trovare nell’imbarazzo di scrivere a se stesso in qualità di Sindaco? Comunque sia, anche il Presidente, in questo caso teorico, non avrebbe potuto procedere in solitudine nella promozione di una variante al piano territoriale del Parco stesso.

Insomma, questo cunnubio di ruoli è via via sempre più insopportabile. E soprattutto dannoso per entrambe le istituzioni rappresentate dalla stessa persona, perché così, tra l’altro, non possono legittimamente a volte porsi in tensione dialettica tra loro, arricchendosi così facendo reciprocamente, come è normale che avvenga in uno dei Parchi naturali, che fa della complessità la sua vera cifra, in quanto è allo stesso tempo un Parco terrestre, fluviale e costiero. Per non parlare pure della sua ricchissima biodiversità qualitativa e quantitativa.

Fortunatamente, vien da dire, il Consiglio Direttivo del Parco fissò dei paletti in occasione dell’elezione di Marco Fabbri a Presidente del Parco medesimo, definendola ‘a tempo’ e di ‘scopo’. Intendendo per ‘scopo’ la promozione ‘dal basso’ del Parco ‘unico’ del Delta del Po; e per ‘a tempo’ la durata dell’impegno per il raggiungimento di tale fine.

Le cose poi sono andate ben diversamente. Il Parco del Delta del Po, inteso come unificazione dei due omonimi parchi regionali esistenti, già un anno fa è stato qualificato di fatto nazionale dal Parlamento, come recentemente la nostra Assessore regionale Gazzolo ha confermato. E così la sua istituzione si allontana ogni giorno di più, per l’ostilità della Regione Veneto ad addivenire alla necessaria e relativa intesa preventiva con il Ministero dell’Ambiente e la nostra Regione.

La consapevolezza di ciò è stata già più volte pubblicamente manifestata da Marco Fabbri. La sua mancata traduzione ancora nelle conseguenti e coerenti dimissioni da Presidente del Parco, non può non ingenerare il sospetto della presenza di sottostanti disegni elettorali. E la non appartenenza formale di Fabbri a questo o a quel partito non può pienamente fugarlo, in quanto le candidature in qualità di indipendente sono oggi, ben più di ieri, molto ricercate.

Caro Fabbri, niente di personale: per il bene di Comacchio e del Delta, a cui lei afferma di mirare sempre, e soprattutto per il suo onere di pubblico amministratore, si dimetta da Presidente del Parco del Delta del Po dell’Emilia-Romagna al più presto, senza porvi ulteriori indugi.

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