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Ricostruzione post-sisma: dubbi sulla scelta degli edifici da finanziare

Da: Gilberto Toselli (Casumaro di Cento)

Nell’incontro pubblico del 23 agosto 2016 a Bondeno, il Commissario presidente Bonaccini ha detto che l’opera del Commissario ricostruzione è tesa a favorire il rientro nelle abitazioni delle famiglie allontanate a seguito del sisma nonché il riavvio delle attività produttive. Giuste parole, ma poi i fatti sono anche diversi. Riporto in foto solo tre esempi di una numerosa casistica di case fatiscenti, disabitate da molto tempo prima del sisma ed ininfluenti alle attivita’ produttive, finanziate per centinaia di migliaia o milioni di euro di soldi pubblici, cioè anche dei poveretti, per la loro ricostruzione.

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Per contro, esistono ancora persone terremotate senza casa, esistono danni considerevoli a pertinenze non finanziabili, esistono danni da liquefazione non finanziati, così come non hanno ricevuto significativi indennizzi i congiunti dei morti sul lavoro. A mio parere, gli immobili finanziati inutilmente creano danni alla collettività e hanno come caratteristica comune quella di essere posseduti da proprietari terrieri, a volte nemmeno coltivatori diretti perché residenti altrove o in capoluoghi di province più o meno limitrofe. Dunque mi sembra che il Commissario si comporti anche alla Robin Hood al contrario, il che giustifica il banner applicato alla mia abitazione. Sicuramente l’Agenzia Regionale per la Ricostruzione controllerà, prima di finanziare un’opera, che la documentazione ricevuta sia coerente con le delibere, e quindi si comporta solo da “ufficio delle carte a posto”, cioè superfluo per il bene comune, in quanto la realtà può essere diversa da quanto scritto nei documenti (e testimoniati dalle immagini, ndr) che sono una minima parte delle molte decine di casi, citati da alcuni cittadini durante quell’incontro pubblico, a cui hanno fatto seguito esposti alla Procura di Ferrara.

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