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Riflessioni sull’emergenza

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Da: Paola Poggipollini.

In queste giornate di forzato isolamento rifletto spesso sull’eccezionalità dell’emergenza che stiamo vivendo e mi rendo conto come la nostre società, che credevamo immuni da catastrofi così disastrose e planetarie grazie al progresso e alle innovazioni tecnologiche, si siano dimostrate nei fatti incredibilmente fragili.

È bastato un nemico invisibile, ma potentissimo per stravolgere la vita delle persone e delle famiglie, seminare lutti ovunque, minare i sistemi sanitari e mettere in crisi l’economia globale.

In tutta questa drammatica emergenza ci sono degli “spiragli di luce” di cui dobbiamo fare tesoro.

Basti pensare alla straordinaria abnegazione di medici, infermieri, lavoratori, volontari, che combattono in prima linea, spesso senza mezzi idonei e protezioni adeguate, cui va la mia, la nostra immensa gratitudine per l’impegno che quotidianamente dimostrano, nonostante l’enorme sacrificio e fatica loro richiesti; al fatto che il sistema sanitario pubblico, messo a durissima prova da questa pandemia, sia riuscito sino ad ora, pur nelle enormi difficoltà a reggere il peso di un’emergenza senza precedenti, nonostante l’operazione di parziale ridimensionamento di ospedali e personale condotta negli ultimi anni.

Siamo, poi, stati tutti favorevolmente sorpresi dal senso di civiltà e di rispetto di regole e divieti dimostrata dalla stragrande maggioranza degli italiani, che stanno manifestando un’insolita resilienza, nonostante il carattere tendenzialmente insofferente alle restrizioni che ci contraddistingue.

Non so se sia prevalsa la paura, il buon senso, la responsabilità o la rassegnazione, sta di fatto che abbiamo accolto l’imperativo di “stare tutti a casa”.

Nella nostra provincia, poi, gli effetti del virus sino ad oggi sono stati particolarmente contenuti tanto da essere inserita insieme a Rovigo tra i territori con minori contagiati in Italia ed essere diventata oggetto di studio.

Vi è, infine, un dato positivo che riguarda l’ambiente. Dall’inizio delle restrizioni e dai blocchi alla circolazione imposte dal Governo per combattere il Covid-19 è stato rilevato un notevole abbattimento delle polveri sottili e degli agenti inquinanti, prodotte dall’attività umana nel paese, ma soprattutto nella Pianura padana, che è una delle zone più inquinate al mondo. Ne sono testimonianza i dati raccolti e le fotografie satellitari scattate e diffuse dalla missione Copernicus Sentinel-5P dell’Agenzia spaziale europea (Fatta eccezione per alcuni picchi anomali di polveri sottili registrati a marzo portati dai venti provenienti dall’Est).

Questa circostanza conferma la convinzione di quanti hanno a cuore la tutela della salute e dell’ambiente che una sistematica politica di controllo delle fonti inquinanti, di conversione energetica e di corretta gestione della mobilità urbana, con il contenimento della circolazione di veicoli nella città, possa, in un periodo non troppo lungo, rendere le nostre città vivibili in termini d’inquinamento dell’aria ed acustico, con conseguenze positive per la salute di tutti con particolare riferimento agli anziani, ma soprattutto ai bambini che sono i più esposti e agli agenti inquinanti (Si veda l’intervista rilasciata dal prof. Alfredo Potena al Resto del Carlino il 13 di gennaio).

Il numero dei morti da coronavirus ci fa rabbrividire e restiamo attoniti davanti al corteo di camion che portano via i feretri dai cimiteri di Bergamo, Brescia, Piacenza, però non siamo altrettanto scossi di fronte ai 34.000 morti all’anno per inquinamento ambientale (100 al giorno;Fonte Ispra) anche perché queste morti silenziose non ci costringono in quarantena e non influiscono così pesantemente sull’economia del paese. Eppure sono persone che ci hanno lasciato prematuramente Nel mondo le morti per inquinamento sono circa 3 milioni (Fonte: OMS).

Rilanciare la ricerca in campo ambientale e sanitario, finanziare politiche ambientali, di rilancio economico, sociali di contenimento della povertà, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030, da avviare non da soli, ma con il sostegno dell’UE, che, in questo grave frangente deve entrare in campo con ingenti risorse, pena la sua sopravvivenza, sono condizioni imprescindibili per salvaguardarci da altre disastrose emergenze peraltro già preannunciate dagli studiosi ed esperti ambientali ed economici di tutto il mondo.

C’è da augurarsi che all’indomani della riconquistata libertà questi “spiragli di luce” non vengano dimenticati, ma diventino patrimonio di tutti e aiutino il paese in una difficile operazione di ricostruzione economica, sociale ed ambientale che non potrà avere più i connotati del passato.

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