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di Alcide Mosso, Consigliere comunale Lega per Salvini premier

Il portavoce dei tagliagole somali, Ali Dhere, in una clamorosa intervista concessa a un giornalista di Repubblica ha dichiarato che i soldi pagati per il riscatto di Aisha (al secolo Silvia Romano) serviranno “in parte ad acquistare armi, di cui abbiamo sempre più bisogno per portare avanti la Jihad, la nostra guerra santa. Il resto servirà a gestire il Paese: a pagare le scuole, a comprare il cibo e le medicine che distribuiamo al nostro popolo, a formare i poliziotti che mantengono l’ordine e fanno rispettare le leggi del Corano”.

Dunque i quattro milioni di dollari (questa la cifra verosimile riportata da autorevoli media) prontamente pagati dallo Stato italiano per il riscatto di Aisha Romano (mentre una platea infinita di Italiani ancora attende di ricevere i soldi promessi dal governo per l’emergenza Coronavirus) aiuteranno Al-Shabaab a finanziare le proprie attività terroristiche!

Solo un cieco o una persona in malafede potrebbe negare tale evidenza.

Dato che quei soldi sono stati sborsati dallo Stato italiano e quindi sono anche soldi dei contribuenti, mi trovo ad avere finanziato indirettamente le attività del terrorismo islamico, incentivando per di più i tagliagole a compiere ulteriori rapimenti, visto che rendono bene dal punto di vista economico.

E penose sono state le smentite di Gigi Di Maio e del suo collega Speranza i quali hanno dichiarato che non è stato pagato alcun riscatto.

Ritengo indecente e moralmente inaccettabile che l’Italia, di cui sono cittadino, abbia scelto di sostenere oggettivamente quel terrorismo che dovrebbe combattere. Aggiungo che Aisha (ex Silvia) ha dichiarato, da incosciente (per dire il meno) di voler tornare al più presto in Africa e da ultimo mi chiedo : se sarà ancora rapita dovremo pagare un nuovo riscatto?

Fra l’altro Flavio Briatore, che ben conosce il Kenya, ha dichiarato a Mirta Merlino che la ragazza era stata fortemente sconsigliata di raggiungere la pericolosa località in cui poi è stata rapita. E Di Maio ha precisato che l’ONG per cui la Romano operava non figura tra quelle riconosciute dal Ministero degli Esteri!

Nulla le impedisce di tornare in Africa, ma a quel punto, se dovesse avere ulteriori guai, vorrei che si applicasse alla ragazza un vecchio detto popolare : “Chi sbaglia di sua testa paga di sua borsa”.

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