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Salone del Restauro a Ferrara fra conservazione e valorizzazione del paesaggio e della cultura

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di Maria Paola Forlani

Ѐ tornato nella storica sede di Ferrara Restauro-Musei – Salone dell’Economia, della Conservazione, della Tecnologia e della Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali – XXIV edizione, che quest’anno è stato accreditato come fiera internazionale e si svolge fino a oggi 24 marzo 2017.
Anche questa edizione conferma la veste cucita insieme al Mibact – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, partner storico della manifestazione, il quale ha individuato nel Salone la giusta cornice per rappresentare il Sistema Museale italiano in tutta la sua interezza e complessità e ha collaborato all’introduzione – a partire dalla scorsa edizione – del nuovo evento dedicato alle realtà museali e ai faticosi percorsi di restauro, dopo gli ultimi eventi sismici.

“L’Italia è un paese notoriamente soggetto a continui eventi sismici – afferma l’architetto Franco Purini, professore emerito del Politecnico di Milano –  Tanto per non andare oltre gli ultimi cinquant’anni i terremoti del Belice, del Friuli, dell’Irpinia, di Napoli e della Basilicata, dell’Umbria, dell’Aquila, dell’Emilia e l’attuale sisma che ha coinvolto parte del Lazio, del Molise e dell’Abruzzo hanno causato non solo molte vittime ma anche notevoli distruzioni del patrimonio edilizio, comprese importanti testimonianze storiche ed artistiche.
“Alla sismicità di gran parte della penisola – aggiunge – si somma una condizione geologica instabile e una carente manutenzione del territorio a causa delle quali succedono ogni anno frane, inondazioni, incendi. Aggravato anche da una edificazione non solo sempre più estesa ma anche, in molti casi, impropria, questo quadro mette in evidenza una situazione critica che negli ultimi anni è notevolmente peggiorata.
“Sarebbe necessaria una ricostruzione del suolo italiano come impegno del paese, con una flessibilità di qualche decennio, al fine di assicurare alle prossime generazioni un abitare sicuro, armonizzato con la scena ambientale, quantitativamente equilibrato. Un abitare che non abbia bisogno di molte nuove costruzioni ma di un recupero del costruito esistente reso capace, tramite opportuni interventi, di affrontare eventuali nuovi episodi sismici o altre calamità.
“In sintesi la ricostruzione dopo il terremoto come quello ancora in corso ad Amatrice con scosse quotidiane che producono preoccupazioni e disagi crescenti nella popolazione, aumentando il suo disagio, dovrebbe essere effettuata secondo alcuni principi.
“Il primo principio è quello della partecipazione – spiega ancora Purini -. Nessuna decisione, a qualunque livello, dovrebbe essere presa al di fuori di un lavoro comune svolto dalle popolazioni interessate, dai loro rappresentati, dalle autorità statali e dai tecnici. Solo una pratica partecipativa può infatti impedire che le scelte interrompano consuetudini insediative consolidate creando non solo disorientamento e disordine, ma rompendo soprattutto quel vincolo fisico e ideale delle popolazioni con il loro territorio, la loro città e la loro comunità.
“Il secondo principio è quello di ricostruire dov’era e, se possibile, com’era. Ciò significa che l’impianto urbano dei centri distrutti o danneggiati dovrebbe essere confermato, anche modificando la legislazione esistente, per restituire alle comunità colpite dal sisma il tracciato delle loro città e, quindi, della loro vita”. E conclude: “Il terzo principio è quello di realizzare all’interno di un sistema a rete, che colleghi una congrua serie di centri, alcuni presidi attrezzati con strumenti e risorse per fronteggiare localmente le crisi derivate da improvvisi fenomeni naturali o da qualsiasi altro avvenimento catastrofico”.

A Ferrara i segni del terremoto sono ancora visibili tra chiese, ancora, chiuse edifici importanti da restaurare e percorsi di viabilità.
Il Castello è in attesa di un serio maquillage, con superfici che si sfaldano a vista d’occhio, attende il grande e determinato intervento. Palazzo Massari ha iniziato la lunga impresa di ricostruzione, su palazzo dei Diamanti, molte sono le perplessità degli esperti. Il degrado terrificante dei chiostri dell’antico monastero di San Benedetto in cui l’affresco del 1573, nell’antirefettorio dell’ex monastero dei benedettini, attribuito a Ludovico Settevecchie o al Dielai, seguace di Dosso Dossi, pone Ludovico Ariosto fra san Sebastiano e santa Caterina nella gloria del paradiso.
L’affresco, tutt’ora, non se la passa molto bene, fu incerottato dalla Ferrara Decus nel 2004, già in forte degrado; in dodici anni nulla è cambiato se non in peggio, tanto che in luglio un’ispezione ha accertato nuove fessurazioni e distacchi di pezzi, che solo la velinatura trattiene. La sala in cui si trova è inaccessibile ma agire sarebbe urgente.

La Fiera del Restauro propone il percorso di alcune Delizie ed edifici di pregevole eleganza e storia del territorio ferrarese. Come non sottolineare lo sfregio fatto alla bella ‘Casa Cini’ abitazione natale di Vittorio Cini, che il nobile mecenate volle donare “alla cultura e alla gioventù ferrarese” (come dice la lapide da lui posta) e che ora risulta smembrata architettonicamente a causa di molteplici e non ‘chiare affittanze’, perdendo così la sua freschezza di edificio unitario, di grande accoglienza e solidarietà. Resta la bella casa di Ludovico Ariosto, che ospitò il celebre poeta nell’ultima parte della sua vita, situata oggi nell’addizione Erculea a Ferrara, in via Ariosto 67.
Si tratta di un semplice edificio in mattoni a vista, realizzato probabilmente su disegno di Girolamo da Carpi. Qui l’Ariosto trascorse gli ultimi anni, dedicandosi alla terza e definitiva redazione dell’Orlando Furioso, del 1532.
All’interno, nel piano nobile è sistemato un piccolo museo dedicato al grande poeta: vi si trovano un calco del suo calamaio, la sua sedia e varie medaglie che lo raffigurano. Oltre al museo nell’edificio si svolgono eventi, presentazioni di libri, mostre d’arte contemporanea e incontri con i giovani che occupano con le loro opere quelle sale e il giardino creato all’epoca dal poeta. Fra poco questo incanto sarà snaturato con ingombranti mobili provenienti dalla casa di Giorgio Bassani e dell’incanto dell’Ariosto e della magia di quella abitazione non resterà più nulla.

I cittadini disorientati e increduli si pongono domande, vorrebbero essere consultati e non sempre vittime di capricciose speculazioni di potere. Eppure il Museo del Meis possiede sale completamente vuote e, credo accoglierebbe gli arredi dello scrittore del ‘Giardino dei Finzi e Contini’, inoltre tutti sappiamo che già esiste una biblioteca Bassani e molto ancora a Casa Minerbi con ancora molti spazi disponibili.
Alla Fiera del Restauro, sono presenti gli operatori e le ditte che hanno risanato e stanno contribuendo a risanare le ferite del terremoto.
Un terremoto non distrugge solo le cose fisiche, le persone, le case, i mobili, gli abiti, le fotografie, i luoghi di lavoro, i mezzi di trasporto e qualsiasi altro manufatto utile alla vita, ma anche la memoria delle comunità colpite. Quando quest’universo scompare, in tutto o in parte, le memorie personali e quelle collettive rischiano di scomparire definitivamente. Da qui il problema di ricostruire, assieme ai centri colpiti, il senso di un’identità comune, il valore singolare e irripetibile di ciascuna vita, il disegno superiore di una comunità che, generazione dopo generazione, viene inciso nel mondo fisico e in quello ideale.
Così le violenze ‘umane’ sul territorio che nessuno può arginare chiedono giustizia, o sugli edifici, proprio come casa Cini e Casa dell’Ariosto a Ferrara che nella loro ‘silenziosa’ bellezza aspirano solo continuare a dialogare con la propria comunità e la propria storia

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