6 Giugno 2014

Salute pubblica e salute privata

Gian Pietro Testa

Tempo di lettura: 3 minuti

sanita_privata

La giovane amica che incontro uscendo di casa si lamenta, d’accordo il lamento è diventato un collante sociale, ma lei ha tutte le ragioni, è stata male, ha avuto febbri, dolori vari, i valori degli esami del sangue sono tutti sballati: altri esami, le hanno detto, corro in farmacia – racconta – per prenotare, risposta: tra 13 mesi. L’amica mi guarda afflitta: che faccio?, domanda più a se stessa che a me. A pagamento, rispondo sicuro e lei: già fatto, appuntamento fra tre giorni. E’ la nuova idea, socialmente avanzata, di salute pubblica, vedi, le dico, avevamo raggiunto, dopo anni di lotte, di scioperi, di scontri, di dibattiti, un sistema sanitario all’avanguardia, secondo soltanto a quelli esistenti nei paesi del nord Europe: troppo avanti devono esseri detti, a destra e a sinistra, I nostri governanti, troppo avanti, cari italiani qui bisogna fare qualche passo indietro. Detto fatto, eccoci, la riforma è stata completata in poco tempo, finalmente la sanità è stata quasi completamente privatizzata: questa sì che è una grande conquista, le visite si pagano, gli esami (se vuoi farli prima di morire senza sapere perché) si pagano, le medicine si pagano alle grandi multinazionali della farmaceutica, tutto si paga, una grande riforma davvero e non c’è un solo politico che si azzardi a dire qualcosa, a dire che qualche anno fa l’Italia era un Paese avanzato e che, forse, sarebbe necessario guardare alle nostre spalle per capire che cosa abbiamo lasciato.

Nessuno parla, il chiacchierone Renzi combatte duramente per rifare il Senato come vuole lui, quella è una riforma! Bisogna restringere, ogni giorno di più, l’area decisionale, il presidente del Consiglio dev’essere il padrone fino a nuove elezioni e, intanto, il Paese decade, di decisione in decisione la società si guasta , la pera marcisce ancora appesa all’albero. Noi cittadini siamo la pera: “sciur padrùn da li beli braghi bianchi foera li palanchi e anduma a cà”, ma sì, andiamo a casa, noi non contiamo nulla, quando accendiamo la televisione, all’apparire dei nostri padroni, dobbiamo farci il segno della croce. Come saluto, ma anche come scarmanzia. I vecchi milanesi, prima di diventare berlusconiani e leghisti dicevano “me piass minga el sciur padrùn”, ora ci deve piacere, è la riforma delle riforme: Oddìo, ci aveva pensato già nel 1922 il maestro Mussolini, poi ci ha ripensato el sciur Berlusca, difficile, amici, in questo paese uscire dalla scatola fascistoide in cui siamo rinchiusi da troppo tempo, una scatola ben legata con nastrino bianco da una Chiesa che ha sempre volutamente confuso Dio con il Potere. Ma questo che c’entra con l’organizzazione sanitaria della nostra società? C’entra, c’entra, perchè siamo condannati a ubbidire, se non lo facciamo ancora oggi si va all’inferno. Hai capito amica mia? Adesso vai farti gli esami. A pagamento, naturalmente.


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Gian Pietro Testa

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