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Sara Noli, la ragazza del cubo che ama il jazz e la sociologia

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Tempo di lettura: 7 minuti

Quando balla sul cubo è Susy Vix, poca stoffa e molta adrenalina addosso. Trasgressiva e sicura di sé appare nelle foto della sua pagina Facebook. Ma Sara Noli, maturità classica e studi universitari per ora interrotti, non corrisponde allo stereotipo. “Le belle sono stupide? Se fosse così le brutte dovrebbero essere tutte intelligenti. E non mi risulta”, dice con arguzia. A 24 anni mostra grande consapevolezza. “Io non sono il mio lavoro”, afferma con serenità. “Indosso una maschera, come fanno tutti quanti, anche quando non se ne rendono conto”. E’ cosciente che il ruolo che ha scelto per sé può generare equivoci. E sfugge alle ambiguità. E all’etichetta di ‘ragazza facile’ stampata da qualche moralista. “Facile perché? Perché mi mostro in slip e reggiseno? Al mare c’è chi fa ben di peggio. E anche in sala, qualche volta, benché i posti dove lavoro siano tutti di ottimo livello”. Ma se capita il caso, affronta il rischio. “Nei locali ogni tanto succede che qualcuno ci provi e capita allora che voli qualche schiaffo o qualche pugno. So difendermi, ho imparato fin da ragazzina. I miei genitori erano separati, in casa ero tranquilla ma fuori sfogavo la rabbia repressa, pure fisicamente.

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Sara Noli durante l’intervista

Ho fatto danza classica e danza jazz, ma ho sempre praticato anche molto sport e ora per tenermi in forma faccio crossfit, l’allenamento dei marines. Una volta ho dato uno sberlone a uno che era il triplo di me. E’ stato istintivo. Lì ho avuto un attimo di panico, ho pensato ‘questo mi disfa’, ma poi c’ha pensato il buttafuori”. Però sono casi rari, i locali frequentati da Sara non sono saloon del far-west. “Noi facciamo uno spettacolo. La regola è guardare e non toccare. Se vuoi toccare ci sono i night club”. Noi. Perché con Sara si esibisce una altra ragazza, Sara pure lei “Siamo completamente diverse e forse proprio per questo siamo diventate grandissime amiche. Ci siamo trovate ad incastro. Siamo complementari e ci completiamo a vicenda: reagiamo ai problemi e alle questioni della vita in maniera opposta, lei istintiva, io riflessiva. Così riusciamo a vedere le cose da punti di vista differenti e spesso a individuare le soluzioni più giuste”. Isolane entrambe: siciliana Sara Zecchini, sarda di Cagliari la nostra Sara Noli, vive in città con la gatta Maya: “E’ stato un amore a prima vista”. Col fidanzato, bolognese, si vede la sera “più o meno dalle otto alle dieci e mezza”. E poi tutti al lavoro. Anche lui, che fa il dj (“ciò che vorrei fare io fra qualche anno, quando non sarò più in età per ballare”). “Il fatto che lavoriamo nello stesso ambiente aiuto il rapporto. Con il precedente c’era qualche problema, per gli orari e anche per ragioni di gelosia, del tutto infondate, ma chi è estraneo a questo mondo fa fatica ad accettare certe situazioni”. Ama la musica, il jazz in particolare e la house. Fra gli artisti cita Jaco Pastorius. Le piace leggere (“Leo Buscaglia il preferito, ma sono cresciuta a fumetti: manga e Charlie Brown”) e le piace scrivere. Su ‘Ferrara by night’ per un po’ di tempo ha tenuto una rubrica su moda e tendenze. Ha un taccuino nel quale raccoglie le sue riflessioni: “Un giorno forse scriverò un libro per esprimere la mia visione del mondo, raccontare quello che ho visto, filtrando i comportamenti che osservo secondo una prospettiva psicologica e sociologica”. Ma per ora resta salda sul cubo.
sara-noliIl lavoro rende bene. “All’inizio per un po’ di mesi alternavo l’attività in discoteca a quella di barista e cameriera al Duca d’Este. A un certo punto ho dovuto scegliere e ho scelto ciò che mi piaceva e mi faceva sentire soddisfatta. Sara si esibisce in varie discoteche – principalmente a Ferrara, Bologna e Firenze – fra le quali Numa, Barracuda e Crisko (“locale gay, lo adoro: musica fenomenale e nessuno che rompe le scatole”). Ma anche in Svizzera: “ambienti fantastici, musica retrò”. Guadagna in media fra i 100 e i 200 euro a serata, altrettanto la sua compagna. “Iniziamo all’una e mezza e facciamo tre turni di mezz’ora, con intervallo. Alle 4 generalmente finiamo e torniamo a casa”. In auto, sempre. “Adoro guidare, se fossi stata un uomo avrei tentato l’avventura al Moto Gp o in Formula 1. Una passione che mi ha trasmesso papà”. Non si appoggia ad alcuna agenzia. “Non mi piace l’idea di avere un capo, voglio essere autonoma. Con Sara ci promuoviamo attraverso il sito e una fitta rete di relazioni personali. Sono i locali che ci cercano, non noi che ci proponiamo. E quando uno ti cerca è disposto a pagare bene”.
“Il nostro è un mondo da prendere con le pinze, c’è gente seria, ma anche anche tanti cialtroni”. L’inizio? “Nei peggiori bar di Caracas! – afferma con grande autoironia – nella sperduta campagna, sfruttate a 60 euro per tre ore”. E spiega: “Giovanissima ho cominciato a frequentare dei locali di Padova con una carissima amica che aveva un fidanzato parecchio più grande di lei e ci accompagnava. Ammiravo le ragazze e i loro vestiti maestosi e mi è partito l’embolo! E’ lì che ho cominciato a pensare: anch’io voglio fare la cubista. Ho cominciato davvero che ero ancora in quinta liceo, ma senza farmi troppa pubblicità. Non tutti gli insegnanti hanno l’apertura mentale per capire queste cose. Ricordo però con grande affetto Lucia Marchetti, la mia fantastica prof di sociologia”. La passione per la musica e la danza l’ha sempre coltivata, eredità di famiglia: la mamma canta jazz, il papà suona il basso elettrico, i nonni che adora ballano rock acrobatico.Quelle per la sociologia e la psicologia sono venute dopo. “Le ho amate. All’Ariosto avevo scelto l’indirizzo di scienze umane. Ancora oggi le coltivo. Sono grata alla scuola per ciò che mi ha insegnato”.
Il rischio di concorrere alla riproposizione di un modello di donna-oggetto? “Nel 2015 la donna non può essere considerata oggetto a prescindere. Sul cubo ci sono donne ma anche uomini. E il nostro non è solo un mostrarsi, proponiamo uno show, c’è una componente artistica”.
Di sé dice: “Di indole sono un po’ provocatoria. E di carattere non sono comoda: ho sangue sardo nelle vene! Ma reagisco solo se mi si stuzzica”. Uno dei suoi motti preferiti è “vivi e lascia vivere”. E’ di Schopenhauer. “Mi rappresenta, è il mio mantra di vita: rispetto tutti e pretendo rispetto, la tua libertà finisce dove comincia la mia”. Aggiunge: “Le persone non si giudicano dalla razza o dalle tessere di partito, ma dai comportamenti: in giro vedo molto opportunismo”.
Sulla sua pagina Facebook ha scritto anche: “Sono Biancaneve nel Paese delle meraviglie”, un’originale ibridazione: “Ho il vissuto di Alice, ma le amiche dicono che somigli alla Biancaneve di Walt Disney; forse di più quando i miei capelli neri erano lunghi”. Al personaggio è evidentemente legata, al punto da esserselo tatuato sul braccio. Infine, con ironia, nel sito cita Jessica Rabbit: “Io non sono cattiva, mi disegnano così”. Quelle parole, nel suo caso, hanno un senso. Sara, decisamente, non è la figurina che qualcuno immagina.

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