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Sateriale: “Per Ferrara modello ‘smart city’ e ‘piano del lavoro’. Al papa tessera onoraria Cgil”

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Tempo di lettura: 7 minuti

2.CONTINUA – Riprendiamo la conversazione con Gaetano Sateriale affrontando dapprima temi legati alla realtà locale e poi una riflessione sulle generali prospettive di sviluppo.
Sulla tua esperienza da sindaco hai scritto un libro (“Mente locale”), bellissimo perché autentico e sincero. Alcuni contenuti sono esplosivi, però la città nel suo complesso ha finto come sempre di non cogliere…
In fondo capisco i miei concittadini e anche i miei “non lettori”: le realtà scomode è meglio rimuoverle che affrontarle. Conoscere è faticoso… Ma io non potevo fingere di niente. Quel libro vuole essere uno spaccato della situazione del Paese, perché la malattia che si è diffusa nella politica, nelle istituzioni e nel loro intreccio con i poteri forti non sta solo a Roma. Non so se hai notato ma nel libro non ho mai citato la parola “Ferrara”…

Il tuo successore, Tagliani, si avvia al traguardo di legislatura. Come è cambiata Ferrara (dove posso testimoniare hai sempre vissuto e continui ad abitare!) in questi cinque anni?
La città è e resta bellissima. L’altro giorno ironizzavo su Facebook dicendo che Ferrara è come una bottiglia di buon vino rosso: per apprezzarla si deve degustare poco a poco, senza esagerare, perché altrimenti la “ferraresitudine” obnubila. Al netto della crisi economica non la trovo molto cambiata: in alcuni momenti è una capitale europea della cultura, in altri è un paesone emiliano con il mercato in piazza: i banchi delle mutande e delle mortadelle accanto al muretto del castello… Vedo con piacere che si fanno molti lavori pubblici importanti in centro e in periferia, malgrado le ristrettezze. Se la città non vola non se ne può dare la responsabilità a un’Amministrazione che ha subito un terremoto e i tagli di bilancio che sappiamo…

E di chi è la colpa?
Anche nostra. Di noi ferraresi, intendo. In fondo siamo innamorati di Ferrara com’era quando eravamo ragazzi e nel nostro intimo preferiremmo mantenerla sempre uguale a se stessa, come tanti Principi di Salina del Nord: “La deserta bellezza di Ferrara”… Non dimenticare che i ferraresi non mettono fiori alle finestre… A Bolzano fanno a gara a infiorare i balconi, da noi la gara è al contrario, a tenerli chiusi. Mi viene un esempio della nostra storica indolenza, “scherzoso ma non troppo”: perché tutto il mondo sa cos’è l’aceto balsamico di Modena e già a Santa Maria Maddalena nessuno conosce la salamina da sugo? È colpa dell’Amministrazione o della scarsa iniziativa privata? Se non fossimo così culturalmente nostalgici ci daremmo più da fare con idee e attività nuove. L’Amministrazione deve indirizzare e integrare l’iniziativa privata, non sostituirla. Da noi i privati se ne stanno da sempre per i fatti loro: tutto ciò che è collettivo in città è comunale. Questo non è più possibile…

Hai un suggerimento da dare al tuo successore?
Non mi permetterei mai: a ciascuno il proprio ruolo e Tagliani il suo lo conosce bene. Un suggerimento lo do alla Cgil, invece. Perché non provare a realizzare anche a Ferrara il “Piano del lavoro”, come fanno molte città italiane? Per dare opportunità di ricerca e occupazione ai giovani e visioni innovative alla città la ricetta è coniugare sviluppo sostenibile e innovazione. Possibile che sul tema delle smart city si misurino città grandi come Torino o Roma e non città medie dove tutto potrebbe essere più facile? Smart city vuol dire innovazione attraverso la rete, partecipazione, informazioni diffuse, progetti che rendono più facile e appetibile la città, startup, innovazione sociale, incubatori, imprese giovani.

Puoi farci qualche esempio?
Pensa al traffico: si possono chiedere informazioni via smartphone agli utenti (foto e sms in tempo reale) in modo da individuare i punti critici, segnalarli all’Amministrazione e favorire miglioramenti. Guarda ad esempio al fatto che fra la stazione ferroviaria e il Doro la viabilità non è ancora stata modificata dopo l’entrata in funzione del nuovo ponte sul Boicelli: lì ci sono rischi potenziali che vanno sistemati; questo per dirti di un luogo che frequento abitualmente (per fare la spesa e prendere il treno). Ognuno può inviare le sue segnalazioni. Oppure, come si sta già facendo, rilanciare la Ferrara artistica e culturale che potrebbe via Internet essere sempre in streaming. O i servizi di assistenza agli anziani in cui le nuove tecnologie potrebbero fare miracoli (poco costosi).
Sono solo alcuni spunti, ma si potrebbero aggiungere i trasporti pubblici, il tracciamento dei rifiuti, il risparmio energetico, la bioedilizia, la qualità dell’aria, la produzione di anidride carbonica, i parcheggi, le prenotazioni in ospedale… So che è facile sognare, ma si potrebbe studiarci sopra e trasformare gli spunti in progetti, magari assieme all’Università e alle imprese più innovative: sarebbe un buon modo di cominciare l’anno nuovo e coinvolgere i giovani nella “visione” della città futura. Ma in concreto, non a chiacchiere: misurando quanti giovani coinvolti e quanti posti di lavoro creati. Alla Cgil, per fortuna, non basta un convegno sul tema.

Il problema della visione è generale. Questo 2014 si apre come tutti gli ultimi anni con le rassicuranti previsioni di un imminente ripresa. Di certo si respira un’aria nuova, sembra di cogliere fra le persone la voglia di cercare di venirne fuori ‘a prescindere’, di rimboccarsi le maniche e tentare un balzo in avanti mettendo in campo la creatività e forse l’ottimismo della volontà. Avverti anche tu questo spirito?
Ne avverto soprattutto il bisogno. Ma non credo alla ripresa imminente annunciata e magari importata dall’estero. Ci vuole una politica attiva che favorisca la crescita: in Europa e in Italia. Penso a politiche decentrate nei territori, non a una pianificazione nazionale che nessuno è più in grado di fare. E sono sicuro che se ci fosse qualche soggetto forte che si mette in moto ci sarebbe grande disponibilità a contribuire: specie tra i giovani. La sfida della Cgil è che il sindacato possa essere uno di questi soggetti. In fondo, quello delle smart city è un tema che coniuga tecnologia con partecipazione dei cittadini: un tema cruciale per la democrazia, più facilmente affrontabile in una comunità di medie dimensioni. Noi ferraresi dobbiamo solo decidere se vogliamo essere un paesone o diventare una moderna città europea. Chi vuoi che ce la dia la visione se non le giovani generazioni?

Accanto alla desolante inerzia delle classi dirigenti (politici e imprenditori) si colgono invece i potenti e coinvolgenti segnali di papa Francesco, il cui messaggio appare rivoluzionario. Qual è in proposito il tuo pensiero?
Fosse per me gli avrei portato la tessera onoraria della Cgil. Perché una personalità così alta che dice semplicemente “il lavoro è dignità e senza lavoro le persone perdono anche la loro dignità” se la merita proprio. L’elezione di papa Francesco mi fa essere ottimista: la sua vicenda vuol dire che l’innovazione è sempre possibile anche nelle organizzazioni più complesse e immobili. E la via è una sola: riavvicinare i vertici alla base, la politica alla realtà e ai bisogni della gente in carne e ossa.

Leggi la prima parte della conversazione

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