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SCAMPOLI DI LOCKDOWN (4)
Tana libera vecchio

FOGLI ERRANTI
SCAMPOLI DI LOCKDOWN (4)
Tana libera vecchio

Tempo di lettura: 3 minuti

di Giovanna De Simone

All’inizio lo feci per mio padre.
Poi sì, mi rinchiuse in casa Conte e me lo impose la polizia.
Ma furono le madri, i nonni, le vicine di casa ottantenni che ci fecero rispettare le misure.
Per salvarli.
Mi affaccio alla finestra di casa in questo soleggiato pomeriggio primaverile. Da oggi, per colmo, grazie all’ora legale abbiamo anche un’ora di luce in più.
Comunque sia, mi piazzo con la sedia sul balcone del mio piano attico e guardo il mondo deserto che mi si stende sotto.
Per salvarli.
Ma… cosa ci fanno quelle due anziane alla fermata del bus con il carrellino? Una avrà almeno cento anni. Ecco che adesso ne passa un altro, dagli abiti si direbbe novantenne, che arranca su una bicicletta arrugginita tirata fuori da chissà quale soffitta.
Stamattina, mentre sono andata a buttare la spazzatura, ho persino visto il mio vicino di casa centenario che si faceva un giro sulla carrozzina.
Ora che ci penso, la vecchia zitella del secondo piano, che normalmente vive murata in casa, la vedo a qualsiasi ora del giorno a portare fuori il suo decrepito cane. Passettino dopo passettino, è capace di passarsi la mattina fuori.
Ma cosa succede? Li hanno sdoganati tutti adesso gli anziani?
Chissà, penso mentre continuo ad osservare il lento via vai dei vecchi di questa città. Forse ci sono sempre stati e noi, presi dalle nostre frette, dal lavoro e dalle scadenze, non li abbiamo mai notati, perché correvano ad un ritmo diverso dal nostro, fatto di lente camminate e lunghe pause.
Eccone che passa un altro, appoggiato al bastone, con il giornale sotto braccio.
Ma cos’è? Si sono ringalluzziti solo ora? Dopo vite passate davanti a Barbara D’Urso, hanno scoperto solo ora che esiste un mondo là fuori?!?
Già, forse è proprio così. Probabilmente prima di questa pandemia, con tutto quel casino di moto, auto, scooter, monopattini, a loro gli faceva paura uscire. Ti potevano investire se non attraversavi in fretta sulle strisce pedonali, farti cadere in mezzo alla folla solo urtandoti con un gomito. Cose così.
Eh no, si sentivano troppo fragili nel mondo là fuori.
Solo ora che noi, pavidi di fronte alla morte, ci siamo rinchiusi in casa, loro hanno preso nuovamente possesso della città, delle strade, dei supermercati.
Mio padre, uno dei motivi della mia quarantena, tutte le mattine va a passeggiare lungo gli argini del Po. Poi va a comprare un panino al panificio sotto casa e al pomeriggio va al campo sportivo, di cui è il custode, a fare piccoli lavoretti. Quando ha finito, prende una busta con alcune derrate alimentari dentro, e fa finta di andare al supermercato.
Adesso io non so, forse è il delirio che causa l’isolamento, ma a me a tratti sembra che questa pandemia l’abbiano architettata a tavolino i vecchi, per liberarsi di noi almeno per un po’.

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