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in una ‘tranquillissima’ località di montagna

Scene di vita quotidiana
in una ‘tranquillissima’ località di montagna

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Non sono le scene metropolitane alle quali siamo abituati, per averle esperite personalmente o seguite abbondantemente, troppo, sui social. Scene di “assalti al forno delle grucce”, come direbbe il Manzoni, o di sospetto estremo, aggressività intollerabile, sconforto visibile e tangibile, anche disorientamento e disperazione. Sono, invece, piccoli spaccati mattinieri di una località di montagna, dove non mancherà qualche sospetto o un’aggressività non ancora, e speriamo mai, manifesta, e dove i ritmi del quotidiano, pur non essendo frenetici prima, ora hanno rallentato drasticamente.
La gente ha capito, non si muove di casa se non per necessità, ma permangono i segnali della voglia di vivere ed affermare la propria presenza in questo mondo provato, attraverso piccole azioni di sempre, sottoscrivendo un compromesso con quello che la società del momento chiede. E chi dalla finestra e dal poggiolo si guarda attorno ne resta confortato. I camini fumano, perché le temperature si sono abbassate negli ultimi due giorni; un trattore passa rumoroso, fiero di rappresentare una delle attività ancora permesse a sostegno della filiera alimentare e dell’allevamento; passa un uomo con il sacchetto del pane fresco, un passo quasi furtivo e spaesato perché si sente fuori posto, l’impresa edile ha chiuso, non è a casa sua e al suo Paese non ci potrà neanche tornare perché dall’Italia non si esce.
Passano i proprietari di cani con le loro creature al guinzaglio o nei ‘trasportini’, sfizio che nemmeno il coronavirus ha indotto ad abbandonare, in una passeggiata simbiotica e ristoratrice per ambedue le categorie a cui è concessa l’uscita nelle immediate vicinanze di casa. La consegna delle immondizie differenziate nell’area ecologica diventa un rito con una propria solennità, perché rappresenta l’occasione sporadica autorizzata di uscita. Passa anche il mezzo dei Vigili del fuoco con un amplificatore sulla capote, dal quale esce il mantra che tutti conosciamo a memoria, che invita a rimanere in casa.  Se prima questo passaggio appariva quasi lugubre, spettrale, ora sta assumendo un tono quasi familiare, rassicurante e lo si aspetta quelle due-tre volte al giorno come si potrebbe attendere un amico.
Qualcuno fischietta forte Io che amo solo te di Sergio Endrigo, indaffarato in qualche legnaia o in qualche cantina, preso dall’attività e dall’estro canoro. E la primavera appena iniziata fa la sua parte con le primule che prendono il posto dei bucaneve, come dev’essere. Basta gettare lo sguardo aldilà dei vetri per accorgersi che la vita continua prepotentemente, anche se sta chiedendo un tributo tremendo, un prezzo che mai avremmo immaginato. Si è trasformata totalmente avvolgendosi su se stessa, interiorizzandosi e non è detto che questo sia la catastrofe.
E’ arrivato il  momento, per chi lo vuole vedere e afferrare, di guardarci dentro, ristabilire priorità e scoprire o riscoprire i valori veri, mentre stiamo assistendo alla crisi del sistema economico, sanitario e sociale che ci presenterà il conto pesante quando l’emergenza sarà passata. Saranno molti gli interrogativi che chiederanno risposte e sconforto e paura attuali lasceranno il posto ad un’energica voglia di riscatto, al bisogno di girare la pagina della storia.
Sarà allora che dovremo guardare il mondo con occhi nuovi, idee chiare e molto realismo. Per ora, possiamo solo esercitarci ad ascoltare quei suoni e rumori che avevamo scordato, vedere colori e particolari che non notavamo più, stringere ancora di più i nostri legami affettivi che avevamo allentato nell’abitudine, riconsiderare su parametri diversi e migliorativi la società in cui siamo vissuti finora, assaporare con gratitudine, pazientemente chiusi nelle nostre case, il profumo della vita.

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