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Naomo (l’originale) e la Nemesi
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In origine, Naomo non aveva nulla a che fare con l’attuale vicesindaco di Ferrara, usurpatore di nomignoli oltre che di case popolari. Naomo era la caricatura pressochè calligrafica di Flavio Briatore, creata dal comico Giorgio Panariello. Un capellone attempato che girava in pareo, ostentando la sua ricchezza e sfottendo la povertà degli altri (chiamato Naomo perchè, al tempo, Briatore se la intendeva con Naomi Campbell).

A parte Berlusconi, non esiste in Italia un personaggio che incarni l’arroganza della ricchezza meglio di Flavio Briatore. Infatti i due sono grandi amici, e condividono le medesime frequentazioni eccellenti, tra cui quella con il professor Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano. Zangrillo è il medico che affermava già un mese fa che il Covid era “clinicamente morto”, supportando l’affermazione coi dati della unità da lui diretta, come se non avere in quel momento contagiati da Covid in rianimazione al San Raffaele fosse più importante, dal punto di vista epidemiologico, delle evidenze mondiali sulla diffusione della malattia; come se la malattia dovesse essere derubricata a raffreddore dal momento che più nessuno finiva intubato da lui. Infatti Briatore qualche giorno fa in tv diceva di avere avuto la febbre, ma che Zangrillo gli aveva detto che era un raffreddore. E giù a prendere per il culo e nello stesso tempo indignarsi per la dittatura del Covid, che legittimava il sindaco di Arzachena a prendere l’illiberale e tirannico provvedimento di chiusura delle discoteche, tra cui il suo Billionaire.

Deve essere stata l’autorevolezza di Zangrillo, imparagonabile alla spilorcia ottusità del sindaco Ragnedda, a convincere Briatore non solo a tenere aperto il Billionaire, ma ad ospitarvi decine di Very Important Persons, da Bonolis a Mihaijlovic, da Della Valle ai calciatori Laqualunque arricchiti da ingaggi faraonici e insensati, e via di calcetto, aperitivi al Sottovento (altro locale per parrucchieri catodici, troniste e ospiti di Barbara D’Urso) e foto di gruppo in rigorosa assenza di mascherina e distanziamento.

In inglese e in altre lingue non esiste la traduzione della nostra espressione “bella figura”. Fare bella figura è una intraducibile esclusiva italiana, il sintomo lessicale della nostra attitudine al magheggio, alla rappresentazione fasulla e brillante di una sostanza misera o truffaldina. Per converso, il microdrama  gallurese può essere inquadrato nella categoria mitologica della nemesi, oppure in quella più prosaica delle figure di merda. Una sessantina di positivi (in aumento) nello staff del Billionaire, Mihaijlovic (reduce dalle terapie per la leucemia e da un trapianto di midollo) positivo, il gestore del Sottovento e Briatore non solo positivi, ma ricoverati in ospedale – il primo a Sassari, il secondo al San Raffaele dall’amico  luminare nonchè vate Zangrillo – in condizioni serie. Un bel cazzo di raffreddore, già denominato infatti “Focolaio Billionaire”. Mi vengono in mente le ironiche e profetiche parole del sindaco di Arzachena, il pezzente Ragnedda, quando disse una settimana fa che la sua ordinanza sulla chiusura dei locali serviva anzitutto a tutelare “gli anziani come Briatore”. (NdA: adesso Naomo l’originale sostiene di avere solo un’infiammazione alla prostata, anche perchè il Covid lo ha già fatto mesi fa, glielo ha detto sempre Zangrillo. Dal Covid al Prostamol.)

Una volta Andy Warhol disse che nessuna somma di denaro, per quanto grande, poteva consentire al ricco di bere una Coca Cola più buona di quella che beveva lo squattrinato all’angolo di strada. Nessuna somma di denaro può consentire al ricco di beccarsi un Coronavirus migliore del povero, ma Briatore anche nella malattia sceglie gli schei. Infatti non lo stanno curando in un reparto Covid, ma in un cosiddetto reparto “solventi”, che non è un reparto di intossicati dalle colle, ma di persone dall’Isee preverificato, come in banca, che consentirà loro di pagare di tasca propria un trattamento Vip (intuberanno con sonde in acciaio cromato?). C’è maggiore giustizia sociale in una bottiglietta di Coca Cola che in un ospedale pubblico.

Avete presente quei serial televisivi ambientati in megalopoli americane, in cui i personaggi si ritrovano puntualmente tutti a bere nello stesso locale, come se invece di essere a Los Angeles fossero a Cocomaro di Focomorto? Ecco. La cafonaggine imperante ha trasfigurato l’immagine della Sardegna, riducendola e identificandola con la sineddoche buzzurra e infetta della posticcia Porto Cervo, due chilometri quadrati brulicanti di calciatori, nani e ballerine che postano stronzate su instagram, più intruppati di un pullman di giapponesi in vacanza aziendale. Uno sciame di vespe contagiose.

La fortuna degli umani, questa strana razza capace di vette e abissi speculari, è che i medici e gli infermieri (molti dei quali senza un contratto dignitoso da 14 anni) cureranno tutti allo stesso modo. Che siano mafiosi, premi Nobel, critici d’arte, operai, casalinghe, serial killer, stupratori o coglioni arricchiti. I quali, fidatevi, appena avranno tirato un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, riprenderanno a berciare con la consueta boria contro la privazione della libertà di fare schei. E intanto i suoi dipendenti in Costa Smeralda si stanno contagiando, molti lo sono già. Un Ispettorato del Lavoro e una Asl indipendenti e degne potrebbero approfittare della situazione per verificare le condizioni di lavoro di queste maestranze. Mentre Naomo (l’originale) fa convalescenza, sarebbe bello fare un bel giro di verifiche sul rispetto delle regole, sanitarie e di lavoro, nei suoi possedimenti.

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