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Il lento ticchettio
del tempo che scorre
in distorte parabole
di obliqui riflessi
spettanti all’occhio
che vede e non vede,
in un teatro religioso,
misto di sudore e follia,
che nutre le viscere
e smuove le membra
con strani suoni
di antiche genti.
Lapideo, bianco, gelido il viso,
rosso, duro, arido il corpo.
Suono ridondante
ipnotizzante
esaltante,
fulminante,
eccitante,
che disorienta e non si arresta,
vibrazione di echi atoni
risvegliati da secolari umani.

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