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In sicurezza o insicurezza? Non raccontiamoci le favole

SCUOLA A SETTEMBRE
In sicurezza o insicurezza? Non raccontiamoci le favole

Tempo di lettura: 3 minuti

di Davide Nani

In sicurezza o insicurezza? Non raccontiamoci le favole

Da insegnante tutti i giorni seguo i media e leggo ipotetiche soluzioni per il rientro a scuola in sicurezza.
Ho rubato all’amico e collega Mauro Presini uno dei suoi giochi di parole nel titolo per definire meglio quello che penso di questa problematica situazione legata alla coda, non si sa quanto viva, del virus che ci affligge da febbraio. In particolar modo, mi riferisco alla possibilità o meno di rientrare a scuola potendo condurre le attività didattiche in presenza. A mio uso e per chi avrà la cortesia di leggermi, ho tentato di fare un’analisi scomponendo, come si dice in matematica, la questione in fattori semplici:

a)
Il virus esiste e prolifera nel resto di quel mondo dal quale nessuno può rimanere isolato a meno che non ci si trasferisca sull’Isola di Pasqua. E non so se basti.

b) Non esiste al momento una cura riconosciuta come universalmente efficace. Tante cure = nessuna cura.

c) Come tutti i virus il Covid si diffonde in comunità e la scuola è una comunità, la prima comunità.

d) Ampliare gli ambienti, diminuire il numero degli alunni, sicuramente è utile per la didattica, ma non preserva nessuno da contagi. Basta essere stati a scuola un anno (e io ci sono da 35) per constatare che ai virus anche più banali non c’è argine in un’aula in cui i bambini stazionano anche otto ore. (eviterei i banchi a rotelle che per carità di Patria non commento)

e) Lo Stato con le sue diramazioni decentrate non può compiere in un mese il miracolo di trasformare aule spesso polverose in piccole sale operatorie e gli alunni in esperti in protezione  N. B. C. ( Nucleare, Batteriologica e Chimica)

Questa mi pare essere la realtà, allo stato attuale che è quello che ci interessa, visto che settembre è domani. Giusto migliorare le scuole, ma non è possibile avere risultati significativi a breve.
Quindi? Mi chiederete…
Quindi torniamo a scuola, ma non raccontiamo favole alla gente e a noi stessi. Ci assumiamo una certa dose di rischio e non è difficile prevedere che l’attività sarà ancora pesantemente condizionata, dal momento che anche un banale raffreddore costringerà insegnanti e bambini a stare a casa e che non sono escluse chiusure a singhiozzo.
La soluzione al momento non c’è, abituiamoci a pensare che a volte l’insicurezza non è colpa di nessuno e che le bacchette magiche non sono mai esistite.

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