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I tempi che sta vivendo l’informazione non sono certo facili. Tra fake news e difficoltà nel verificare l’attendibilità delle notizie, i lettori sono sempre più diffidenti e i giornali faticano a conservare la loro buona reputazione. Ma cosa succede se, nel nome di una sempre più abusata libertà di opinione, si trascende nell’insulto?

È il caso della prima pagina di ‘Libero’ di ieri (11 gennaio), il quale, senza mezzi termini, afferma che il governo è nelle mani dei “terroni”.

Non è nuovo questo quotidiano (direttore editoriale Vittorio Feltri) a titoli provocatori, che gli hanno causato anche qualche denuncia. Ma tralasciando gli aspetti giudiziari, quello che interessa è il messaggio veicolato e la sua forma espressiva. Un quotidiano non satirico può permettersi titoli del genere? E a che pro? Per diventare virale? Per far parlare di sé? È espressione di una reale convinzione o semplicemente il disperato tentativo di attrarre l’attenzione? Leggendo l’articolo sembra ci sia ben poco di ironico. La piaga sarebbe costituita dagli incarichi di governo affidati a meridionali che starebbero sabotando l’operato di Salvini, costringendo perciò il Ministro degli Interni a “calare le brache”. Il messaggio è chiaro: nord e sud sono entità diverse e inconciliabili. E se costrette a lavorare insieme ciascuna tenterà di prevaricare l’altra. Questione vecchia quanto l’Italia. E al diavolo i sogni di una nazione unita e quant’altro. L’Italia era e resta quella espressa nella caricaturale dicotomia che oppone terroni e polentoni.

Ma che ne è della serietà (quindi della credibilità) dell’informazione quando i giornali assecondano gli istinti più bassi e si rivolgono alla pancia dei loro lettori, spesso con un linguaggio zeppo di invettive, giusto per attrarre l’attenzione? È un problema non da poco, perché sulle valutazioni deontologiche prevalgono le logiche del commercio: si dà al pubblico quello che il pubblico cerca. E, in fin dei conti, l’obiettivo sembra essere stato raggiunto: Di Maio si è indignato, molto altri quotidiani hanno commentato la prima pagina di Libero, le persone hanno condiviso la notizia, c’è chi si è scandalizzato e chi invece ha apprezzato. E il circo mediatico ha fatto il suo giro di giostra. Le reazioni sono differenti, ma un paio di cose sono certe: primo, l’Italia non è mai stato un Paese unito e forse mai lo sarà; secondo, in Italia, pur di vendere, si farebbe di tutto: “pecunia non olet”. E al diavolo “i moralisti”.

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