4 Febbraio 2022

Gasss… Sembra blu ma è marrone.
Chi decide in Europa?

Claudio Pisapia

Tempo di lettura: 6 minuti

 

Sembrano fatti di cronaca, semplici notizie provenienti da zone calde ma in realtà possono aiutarci a comprendere come si muovono gli Stati e quanto sia reale l’impotenza dell’Europa di fronte all’unica potenza egemone rimasta dopo la caduta del muro di Berlino.

L’Europa finisce di essere indipendente dopo la seconda guerra mondiale per ovvi e noti motivi, ma mentre per un certo periodo l’ordine delle cose e le gerarchie erano più chiare, adesso sembra quasi che stiamo imparando a nascondercelo, sempre di più facciamo persino finta di essere “indipendenti” e che scelte evidentemente oscure facciano parte di piani a sostegno di interessi casalinghi.
Resta apparentemente fuori dallo schema la Gran Bretagna da cui gli Usa hanno raccolto il testimone e con cui si sono scambiati i ruoli, e la Francia che si è creata uno spazio piccolo dentro uno spazio più grande e lavora per avere una dignità all’interno dell’impero americano. Un po’ per vocazione imperiale e un po’ spropositato orgoglio nazionale.

In questo periodo abbiamo fame (anzi freddo) di gas. Le nostre bollette si impennano, famiglie in difficoltà e aziende costrette a chiudere per il raddoppio dei costi energetici. Nessuno lo vorrebbe, nessuno ne avrebbe bisogno, e se da una parte c’è un’Europa che ha paura della Russia, a torto o ragione e per lo più per ragioni storiche di posizionamento geografico, un’altra non avrebbe nessuna necessità di mostrare i muscoli.

La Russia è la principale fornitrice di gas dell’Europa e, soprattutto, ha costruito nel tempo una serie di infrastrutture che lo trasportano o potrebbero trasportarlo in maniera costante e abbondante. Ci sono però paesi dell’ex blocco sovietico poco stabili da cui passano i gasdotti che a tratti ne minacciano la sicurezza e il passaggio.

Poiché il gas a noi serve comprarlo e ai russi serve venderlo hanno costruito un gasdotto, il Nord Stream 2, che bypassa questi paesi e arriva direttamente in Germania, paese sicuro e stabile, per poter poi essere smistato in Italia, Francia e altrove. Questo gasdotto passa sotto il Mar Baltico che è un mare interno dell’Oceano Atlantico, e che tocca i seguenti paesi: Danimarca, Svezia, Finlandia, Russia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Germania.

Di questi paesi, la Finlandia ha storicamente sempre evitato di innervosire il suo potente vicino e confinante riuscendo però a tenere ottimi rapporti con gli Stati Uniti e Nato tenendosene però saggiamente fuori come ha fatto del resto la Svezia. La Danimarca è invece un membro della Nato e un fidato alleato degli Stati Uniti e non ha problemi di approvvigionamento di gas in quanto già da tempo ha raggiunto l’autosufficienza.
Ci sono poi i paesi ex sovietici cioè le Repubbliche Baltiche e la Polonia che invece hanno motivi di tensione con la Russia e per questo appoggerebbero qualsiasi operazione contro di essa, ospitano ben volentieri basi, mezzi e uomini americani o Nato, cosa che ovviamente viene accolta e promossa da Washington, interessata a stabilire avamposti sempre più vicini ai confini russi.

È un po’ un gioco agli scacchi, o forse al massacro. Per una corretta comprensione delle dinamiche e oltre alla geografia, bisogna anche tener presente che la Nato esiste per tutelare gli interessi americani, unici a promuovere guerre che a volte è logico far combattere agli altri, e che l’Europa serve da campo di battaglia per un’eventuale guerra futura. Lo era stato maggiormente durante l’era pre-muro ma anche oggi, al tempo dei missili galattici, non è un argomento scomparso del tutto.

Fatta la cornice, costruita la mappa fisica e concettuale, torniamo all’Ansa. Annalena Baerbock, la ministra degli Esteri tedesca, ha dichiarato: “Mosca si espone a conseguenze gravi in caso di aggressione all’Ucraina”. Parlando al Bundestag ha sottolineato che le sanzioni coinvolgerebbero anche il gasdotto Nord Stream 2 “Prepareremo un pacchetto di sanzioni forti”, ha spiegato che includono per diversi aspetti “anche Nord Stream 2”.

La Germania ha quindi parlato di sanzioni alla Russia come giustamente deve fare un Paese che fa parte della Nato e che nonostante sia una potenza economica è strettamente controllata, come l’Italia, da un’infinità di basi e soldati americani dislocati da decenni sul proprio suolo. Ma per quanto possibile si è tenuta sul vago, del resto ha tantissimi interessi sia nell’Est europeo sia proprio con la Russia. Interessi commerciali, si intende, quelli che fanno girare l’economia, danno lavoro, benessere e a volte riscaldano.

Il Nord Stream 2 porterebbe benefici a Paesi, ad esempio, come l’Italia, la Francia e la Spagna oltre che alla stessa Germania, che non hanno nessun interesse nell’aumentare le tensioni in confini che andrebbero studiati bene ma siamo costretti, nostro malgrado, a partecipare a questo piano.
Certo, la Russia non sarà simpatica, potrebbe legittimamente non piacerci ma, come ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov parlando davanti alla Duma “I nostri colleghi occidentali sono letteralmente in uno stato di frenesia militarista» e fanno «dichiarazioni isteriche”. “Siamo pronti a tutto – ha detto ancora – noi non abbiamo mai attaccato nessuno, siamo sempre stati noi ad essere attaccati, e quelli che l’hanno fatto non se la sono cavata».

E la Russia sembra, in effetti, sotto assedio da quando sono state partite le rivoluzioni colorate, di cui abbiamo visto solo frutti avvelenati. All’obiezione eventuali sulle questioni georgiane, della Crimea, del Donbass e magari sulle questioni della Bielorussia risponderei che bisognerebbe provare prima ad escludere insufficienti conoscenze storiche, rivendicazioni territoriali, problemi di confini, ingerenze. Insomma …“dati (prima) cause e pretesti”…

Dunque, adeguate dichiarazioni dalla Germania, russi che difendono le loro posizioni in maniera diplomatica, mentre gli Usa, senza troppi giri di parole e per bocca del portavoce del dipartimento di Stato Usa, Ned Price (parlando all’emittente radiofonica pubblica Npr, e come riportato dal Guardian), dice: “Voglio essere molto chiaro: se la Russia invade l’Ucraina in un modo o in un altro, il gasdotto Nord Stream 2 non andrà avanti“. “Non entrerò nei dettagli”, ha detto, ma poi ha aggiunto: “Lavoreremo con la Germania per garantire che non vada avanti”.

Gli Usa terranno in considerazione gli interessi tedeschi e europei? Dubbi in proposito. Sembra più una minaccia, sembra voler far capire a russi ed europei che al di là di qualsiasi interesse in campo, ce n’è uno che vale di più, il loro.

Un attento osservatore potrebbe notare che gli Usa hanno diritti sul Mar Baltico più o meno come ne avevano in Italia ai tempi della tragedia del Cermis. Saranno loro a decidere, da Paese occupante, e a noi resterà il freddo dell’inverno, guardando al ticchettio del contatore del gas e alle perdite economiche dell’interscambio commerciale.

Illustrazione di copertina a cura di Carlo Tassi



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L’autore

Claudio Pisapia

Dipendente del Ministero Difesa e appassionato di macroeconomia e geopolitica, ha scritto due libri: “Pensieri Sparsi. L’economia dell’essere umano” e “L’altra faccia della moneta. Il debito che non fa paura”. Storico collaboratore del Gruppo Economia di Ferrara (www.gecofe.it) con il quale ha contribuito ad organizzare numerosi incontri con i cittadini sotto forma di conversazioni civili, spettacoli e mostre, si impegna nello studio e nella divulgazione di un’informazione libera dai vincoli del pregiudizio. Cura il blog personale www.claudiopisapia.info
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