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Sette milioni e mezzo chiusi in un cassetto

da: Giuseppe Fornaro, Candidato sindaco Valori di Sinistra, elezioni amministrative 25 maggio 2014

Nell’anno del terremoto, era il 2012, nei cassetti dell’Asl di Ferrara rimangono ben
sette milioni e mezzo di euro non spesi del fondo regionale per le non autosufficienze.
Proprio nell’anno in cui maggiori erano i bisogni in particolare delle popolazioni colpite
dal sisma, e soprattutto della parte più debole, ci si permette di tenere chiusi i forzieri.
L’unica parola per definire tutto ciò è vergogna! Quei fondi saranno poi trascinati nel
bilancio 2013, come da delibera n. 150 del 4 luglio dello stesso anno. Solo per il
distretto centro-nord dell’Asl, che comprende i comuni di Ferrara e Copparo nel 2012
rimangono non spesi ben tre milioni e 675mila euro.
Ora, poiché Tagliani si lamenta del fatto che i suoi avversari non parlano di welfare
spieghi ai cittadini dov’era lui quando nel momento del massimo bisogno quei fondi
non venivano utilizzati per venire incontro alla parte più debole della popolazione.
Sarebbe interessante capire quanta parte della quota del Comune sullo stesso fondo è
stata spesa e se sono rimasti residui, perché ciò non si evince dal suo bilancio di
mandato. Ma soprattutto, è interessante capire quale politica di indirizzo delle scelte
compiute dalle aziende sanitarie il Comune di Ferrara è stato in grado di mettere in
campo. Stando ai numeri pare proprio ben poca cosa, a fronte di un bisogno crescente
derivante da una crisi che sta strangolando le famiglie e mette in ginocchio quelle più
bisognose.
Questa è la dimostrazione ulteriore di come la politica si sia spogliata del proprio ruolo
di indirizzo in tema socio sanitario delegando la gestione, ma anche le scelte
strategiche, a direttori generali di stretta fede politica. Se così è vuol dire che quei
direttori generali incarnano scelte di indirizzo che rispondono ad una logica precisa che
è condivisa dalla politica: il contenimento della spesa anche sulla pelle dei più deboli.
A questa macelleria sociale noi non ci stiamo.

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