16 Novembre 2014

SETTIMO GIORNO
Il ‘Patto’, l’Aurora e il tramonto della cometa

Gian Pietro Testa

Tempo di lettura: 3 minuti

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LA COMETA – E’ caduto l’ultimo frammento di quella dolcissima poesia che mi raccontavano da bambino davanti alle casette di sughero, alle statuine (la fanciulla che portava i panni a lavare, il calzolaio, il maniscalco…) di un presepio che mia madre realizzava con un amore struggente, ricordo le montagne fatte con i cuscini ricoperti di carta mimetica, le stradine, il pozzo, un piccolo specchio a rappresentare il laghetto in riva al quale si contemplavano oche, galline e pecore, e, poi, la capanna, dove il Bambino, adagiato in mezzo alla paglia, apriva le sua braccine rosee ad accogliere i nuovi fedeli accorsi ad ammirare il grande miracolo di Dio, il cui Figlio ora avrebbe salvato il mondo crudele. Là, sulla capanna, mia madre metteva la stella cometa, richiamo solenne per i Magi. Io immaginavo che quella stella luccicante di strass fosse il vessillo profumato di Dio. Profumo di violetta e di rosa. Ora abbiamo appreso che l’ultima, straordinaria creazione umana , una navicella spaziale, si è dolcemente depositata su una cometa, rimandando a terra immagini e perfino odori. Si è così appreso che la cometa puzza di uovo marcio. Amen.
L’ AURORA – I russi hanno portato via dalla Nieva, da dove minacciava coi suoi cannoni il Palazzo d’Inverno, l’incrociatore Aurora, sulla tolda del quale, preso da una commozione che mi stringeva alla gola, scrissi una poesia (“Non naviga più l’Aurora….”) per glorificare le grandi speranze che la rivoluzione d’ottobre aveva regalato agli uomini. Hanno portato il battello che navigava sulle illusioni di milioni di oppressi in un bacino di carenaggio, dove verrà rimodernato. Speriamo che non cancellino definitivamente il sentore di giustizia che la piccola nave portava ancora con sé.
IL PATTO – E così Renzi e Berlusconi sono riusciti a firmare “Il Patto”, Manzoni direbbe “patto scellerato”, ma abbiamo dimenticato anche il povero Lisander e non abbiamo elementi per giudicare quello che i due hanno democraticamente deciso. Qualcuno afferma che il documento finale cominci così: “Lasciateci lavorare”. Quello che è certo è che stanno per arrivarci addosso altre tasse, la cosiddetta nuova patrimoniale mascherata. Non fatevi ingannare dai titoli “si cambia e si ammoderna il Catasto”. Nella realtà, il nuovo Catasto innalzerà il valore delle case, per cui sarà impossibile, con questa crisi, vendere e comprare, il mercato morirà: aumenteranno gli affitti e i senzatetto, chi ha una casa vecchia ma classificata di lusso dovrà accendere altri mutui per pagare le continue opere di ristrutturazione. Ma nessuno protesta, tutti zitti, il Parlamento è muto davanti allo scempio che si sta facendo del nostro povero paese in via di definitiva demolizione. Giove s’è arrabbiato, sta distruggendo tutto ciò che abbiamo imprudentemente costruito sotto le montagne, sulle rive dei fiumi e dei ruscelli, forse sulle bocche dei vulcani. Ma stiamo tranquilli: “Il Patto” ci salverà.



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L’autore

Gian Pietro Testa

Gian Pietro Testa

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